Dal Trota a Di Maio: i politici italiani e la sindrome del “me l'ha mangiato il gatto”

Come rimediare ad errori o uscite infelici? I nostri politici sono campioni nel trovare scuse assurde o persino ridicole ad avvenimenti molto seri

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7 Settembre Set 2016 1511 07 settembre 2016 7 Settembre 2016 - 15:11

La notizia è che la giunta della Capitale, una delle più importanti anche in chiave nazionale, rischia di saltare per una mail capita male. O almeno così fa sapere Luigi Di Maio, reo confesso di non avere interpretato nel modo giusto i segnali che arrivavano da Roma riguardo all'indagine su Paola Muraro. Un po' deboluccia, come motivazione, se si pensa che il buon Luigi è anche vice-presidente della Camera e che dunque le basi della comprensione del testo crediamo gli appartengano. Ma il mantra sembra proprio questo, da anni: i politici sbagliano, corrompono, insultano, ma anziché ammettere l'errore e magari (magari!) chiedere scusa preferiscono una sana arrampicata sugli specchi. E allora munitevi di tappi per le orecchie, nel caso il rumore delle unghie sul vetro vi infastidisca, e godetevi la carrellata.

10 – LET IT SNOW Era il febbraio 2012 e Roma era completamente paralizzata: mezzi fermi, strade bloccate, disagi di ogni tipo. Non era uno sciopero Atac, ma una forte nevicata che colse impreparata l'Urbe. Di quei giorni rimane Gianni Alemanno, allora sindaco, spalare la neve in strada immortalato dai fotografi come solo il MinCulPop avrebbe saputo fare. Per giustificare i disastri e l'impreparazione della città, il sindaco accusò la Protezione civile: “avevano previsto soltanto 35 millimetri di pioggia”. Certo, ma con temperature vicino allo zero si deve tener conto che i millimetri di pioggia vanno convertiti in centimetri di neve. Ma a difesa di Alemanno diciamo che non è facile: la mano lunga dei poteri forti, a Roma, arriva anche al meteo.

9 – NOI CON SALVINI Il limite principale della Lega Nord è sempre stato quello di non riuscire a penetrare al sud, per ovvi motivi. Ovvi motivi che Salvini sta disperatamente cercando di occultare da anni, riciclando i vecchi slogan, ma sostituendo i terroni con gli stranieri. Il problema è che sul web rimane tutto. Anche un video girato alla Festa della Lega di Pontida nel 2009, in cui Salvini, birrozzo alla mano, si lancia in un coro contro i napoletani, definendoli colerosi, puzzolenti, terremotati, sporchi. Si difenderà anni dopo, ogni volta che qualcuno gli ricorderà di quel coro: “Non ce l'avevo con i napoletani, era un coro da stadio in una festa tra amici”. Ah, pensavamo fosse il raduno della Lega. Allora no problem.

8 – SMORZARE I TONI Laura Boldrini è uno dei bersagli preferiti di sfottò, insulti e derisioni, non si sa bene per quale motivo se non per una moda che si alimenta di sé stessa sui social e sui siti di bufale. Un paio d'anni fa Claudio Messora, Movimento 5 Stelle, fece la sua parte twittando “Cara Laura, se anche tutti noi del blog di Grillo fossimo potenziali stupratori, non correresti alcun pericolo”. Una battuta a metà tra il fuori luogo e lo squallido. Dopo l'ovvio polverone, Messora ci tenne a difendersi: “Voleva essere una battuta, dobbiamo tutti abbassare i toni”. Ecco, questa sì che è una battuta efficace.

La mail capita male da Di Maio è solo l'ultima di una serie di scuse traballanti date dai politici per giustificare i loro errori o indagini in cui sono coinvolti

7 – IL GENERALE URBAN Un classico del programma tv Le Iene erano le interviste ai parlamentari su temi di cultura generale. Nel corso del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia Sabrina Nobile chiede all'Onorevole Daniele Marantelli perchè proprio il 17 marzo sia segnata come la festa dell'unità, ma il nostro prode ha un colpo di genio. Si ferma, guarda un punto imprecisato alle spalle della Nobile e poi ripete: “Scusi?! Scusi un momento. Un momento solo”. Pochi secondi dopo si divincola con nonchalance olimpica da telecamera e microfono, proponendo uno scattino atletico verso il suddetto imprecisato punto nel vuoto. Il giorno dopo, già diventato un idolo del web, Marantelli si difende così: “Mi hanno teso una trappola, ho risposto a tutte le domande per diversi minuti, citando la battaglia di Biumo e il Generale Urban”. Il filmato senza tagli, mandato in onda la settimana successiva, smaschera l'Onorevole, ma la sua eroica corsa verso l'ignoto rimane un baluardo della facoltà di non rispondere.

6 – NATIONAL GEOGRAPHIC Sale il livello di genialità e di sottilezza nel trovare ottime scuse. Il leghista Roberto Calderoli definì l'ex ministra Cecile Kyenge “un orango”. Nella bufera del giorno dopo il paffuto Roberto non si scompose: “non volevo offendere, era solo un giudizio estetico”. Cè anche le spiegazione tecnica: “Paragono sempre tutti quelli con cui ho a che fare a degli animali. Letta sarebbe un airone, Alfano una rana, la Cancellieri un San Bernardo”. Allora ci siamo, potevamo immaginarlo che fosse un trattato di comportamentismo, altro che razzismo...

5 – CHE VINCA IL MIGLIORE Festini? Sado maso? Party erotici? Macchè. Quando scoppiò il caso Ruby, si fecero illazioni pesanti su ciò che girava dalle parti di Arcore, eroticamente parlando. Ci pensò il diretto interessato, Silvio Berlusconi, a placare dubbi e ansietà: a casa sua si tenevano soltanto cene eleganti, mentre al piano di sotto, qualche volta, ci si poteva lasciare andare a gare di burlesque, nota forma di intrattenimento e spettacolo. Una vera e propria gara, per altro, con concorrenti e giuria, e magari pure classifiche, ricorsi, campionati, coppe, classifica cannonieri, fantacalcio. Ma allora ecco la rivelazione: quando Silvio diceva di essere il Presidente più vincente della storia, siamo sicuri parlasse solo di calcio?

Il colpo di coda di Berlusconi ne lcaso Ruby arrivò persino in Parlamento, luogo in cui sarebbe potuto finire anche Renzo Bossi, se un'indagine non avesse scoperto la laurea confezionata in Albania

4 – CAMERA CON VISTA Quanto costa una casa con vista Colosseo? Forse non lo sapeva neanche Claudio Scajola, ex ministro che in una di quelle case ci abitava, prima che il Tribunale di Roma gli contestasse di aver ricevuto quell'appartamento da Diego Anemone, un costruttore che avrebbe pagato per lui. La difesa di Scajola fu un manifesto di semplicità e candore: “Se qualcuno ha pagato la casa per me, lo ha fatto a mia insaputa”. A Scajola va dato atto di avere dato inizio ad una moda: adesso tutti ricorrono al “non sapevo”, ma prima mica era roba da tutti. Adesso è facile. Purtroppo, invece, farsi pagare case a propria insaputa pare non sia ancora molto diffuso.

3 – RAGIONIERE, FACCI LEI (CHE DOPO FACCIAMO I CONTI) Prima di Gianluca Vacchi c'era Roberto Formigoni. L'ex Presidente della Lombardia, infatti, per anni si è goduto la Sardegna assieme all'amico Pierangelo Daccò. Piccolo problema: le vacanze erano pagate proprio dal faccendiere Daccò, in quello che pareva un sospetto scambio di favori. Formigoni cercò di uscire dal fango con lo smoking bianco pulito: “Tra amici ci si chiede scontrini e fatture? Lui mi pagava le vacanze, io lo invitavo a cena”. Uno scambio equo: mettersi in pari coi centesimini, si sa, è da cafoni.

2 – AD (DIS)HONOREM Per anni abbiamo sfiorato la possibilità che Renzo Bossi, il Trota, figlio di Umberto, diventasse un politico di spicco a livello nazionale. Eventualità spazzata via quando un'indagine ha scoperchiato al Lega Nord rendendo pubblici rimborsi gonfiati e trame illecite, tra cui la finta laurea confezionata per Renzo in Albania. Qui, Scajola fece scuola: “Non sapevo di essere laureato”. Se ne uscì così Bossi jr, che evidentemente non si era mai chiesto cosa fosse il diploma appeso alla parete. D'altra parte se si è politici impegnati non è mica facile star dietro a tutti i titoli di studio che richiedono ardentemente di essere comprati.

1 – RELAZIONI INTERNAZIONALI Non poteva che vincere il caso di diplomazia politica più famoso dell'ultimo governo Berlusconi. Quando Ruby fu fermata e portata in Questura, a Milano, Silvio Berlusconi fece chiamare e dire che la ragazza era la nipote del premier egiziano Mubarak e che quindi, per ragion di stato, andava liberata. Persino in Parlamento votò a maggioranza che Berlusconi fosse convinto della storia di Mubarak e che dunque avesse telefonato solo per non minare i rapporti con un altro Paese. Machiavelli e Guicciardini: imparate. Formigoni e Trota: bravi, ma non basta.

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