Caro Grillo, è la “merda cosmica” che ti ha reso ricco e famoso

Nel comizio-show in difesa di Virginia Raggi e Luigi Di Maio, il comico genovese se la prende con i poteri forti, la magistratura, i giornali. Rinnegando tutto ciò che ha usato per diventare quel che è. Se è un sogno, non svegliateci

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8 Settembre Set 2016 1001 08 settembre 2016 8 Settembre 2016 - 10:01

«Pensavo che mi trovassero cinque chili di cocaina in macchina o che scoprissero finalmente che Di Maio è omosessuale. E invece no, l’sms e noi in crisi. Che meraviglia». E ancora: «La reazione del sistema contro di noi è una cosa bellissima. Siamo entrati nella superfetazione della merda cosmica». Parole e musica di Beppe Grillo, in quello che è stato già ribattezzato come il difesa show di Nettuno. Difesa di Virginia Raggi, nella bufera dopo che si è scoperto che l’assessore Paola Muraro, che si occupa di rifiuti, è sotto indagine per una questione di illecito smaltimento dei rifiuti medesimi. Difesa di Luigi Di Maio e del direttorio che guida il Movimento, dopo che si è scoperto che il candidato premier in pectore - e forse non solo lui - sapeva che la Muraro era indagata e ha sempre assicurato alla sua base che non lo fosse.

Una vicenda ridicola? Uno scandalo montato ad arte per screditare Virginia Raggi e il Movimento di cui fa parte? Una stampa spregiudicata che la ingigantisce, che si inventa retroscena e trafuga sms altrui per far montare il caso? Poteri forti alle spalle, che spingono affinché ciò accada? Possibile. Anzi, più che probabile. Hai ragione, caro Beppe: merda cosmica di ottima qualità. Siamo in Italia, del resto. Patria della merda cosmica, Dop e Igp.

Il problema di Grillo, però oggi è un altro: che non è lui, a questo giro, ad avere il dito sull’interruttore che aziona il ventilatore. Che non potrà dire che la vicenda romana dimostra inequivocabilmente che i politici, di qualunque colore e sorta, siano tutti uguali, tutti casta, tutti ladri, tutti morti.

Il problema di Grillo, però oggi è un altro: che non è lui, a questo giro, ad avere il dito sull’interruttore che aziona il ventilatore. Che non potrà usare gli sms e le mail della Taverna come ha usato le intercettazioni di Federica Guidi. Che non potrà ridicolizzare le patetiche scuse di Di Maio così come ridicolizzò la “casa pagata a sua insaputa” di Scajola. Che non potrà usare come corpo contundente il passato e le relazioni di Virginia Raggi con gli avvocati Previti e Sammarco, come invece ha fatto col ministro Boschi e suo padre. Che non potrà ribaltare il diritto e presumere la colpevolezza di Paola Muraro, come invece pretendeva di fare per le dichiarazioni dei redditi del parlamentari. Che non potrà dire che la vicenda romana dimostra inequivocabilmente che i politici, di qualunque colore e sorta, siano tutti uguali, tutti casta, tutti ladri, tutti morti.

Che, in altre parole, non potrà usare la merda cosmica per riempire i teatri, far impennare i contatti del suo blog, delegittimare gli avversari, fare il pieno di consensi per il suo movimento. E siccome il piatto piange, oggi la merda cosmica diventa brutta e cattiva. Il sospetto non è più l’anticamera della verità. L’indagato, innocente fino a prova contraria. La stampa che ne lede la reputazione e i diritti, liberticida. La magistratura, politicizzata e asservita a chissà quale potere forte. Bene, bravo, bis. Ora però non cambiare idea, caro Beppe. Che tutto ci saremmo aspettati, tranne che saresti stato tu a fare dell’Italia un Paese garantista. E se è un sogno, non vogliamo svegliarci.

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