La ricostruzione dopo il terremoto? Basta che non sia come quella del Molise

Nel 2002 un forte terremoto scosse il Molise, ma da allora nessuno si è più occupato di rendere conto della ricostruzione e oggi molti paesi sono ancora in piena crisi, mentre in altri la ricostruzione p stata l'occasione per fare affari d'oro

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9 Settembre Set 2016 0830 09 settembre 2016 9 Settembre 2016 - 08:30

Due chilometri. Tanto distano San Giuliano di Puglia, il paese devastato dal tragico terremoto del 2002 in cui persero la vita 27 bambini e la loro maestra, e Bonefro, altra località in provincia di Campobasso, caduta sua malgrado nel dimenticatoio e abbandonata prima di subito dalle luci dei riflettori, dopo quel tragico 31 ottobre. Ecco, il totale fallimento, senza attenuanti, della ricostruzione in Molise è proprio in questi due chilometri. Una distanza talmente relativa che attraversare i due paesi è surreale: perché tanto basta a vedere scenari diametralmente opposti.

SFARZO, SPRECO ED ESCREMENTI - Quando arriviamo a San Giuliano, un silenzio quasi liturgico avvolge il paese. I segni della tragedia paiono essere solo un lontano ricordo. Niente più impalcature, niente case in costruzione. Tutto è assolutamente perfetto. Forse troppo. Già, perché le opere faraoniche pensate e realizzate nel paesino di circa mille abitanti ora sono segni tangibili di uno spreco infinito. Prima di entrare nel cuore vivo del paese, andiamo dove sorge la nuova mega scuola. Troppo “mega” per un complesso che accoglie, ci dicono, un centinaio di bambini. E non è un caso che lo spreco inizia proprio da qui: vista l’enormità dell’edificio, sin da subito l’allora commissario per la ricostruzione e presidente della Regione, Michele Iorio, pensò di realizzare in un’ala una succursale dell’Università del Molise. Niente: mai partita. Tanto che nel corso del tempo si è pensato bene di lasciare quelle mega stanze a un call center, prima che chiudesse anche questo per lasciare spazio al nulla cosmico. Certo, un’ala è tutta per i bambini che frequentano asilo, elementari e medie. Ma anche qui lo spettacolo non è entusiasmante. Dinanzi all’entrata della scuola, dove campeggia una targa in ricordo del terremoto, ci accoglie un piccione morto e una distesa incredibile di escrementi dei volatili. E tutto attorno alla statua che dovrebbe ricordare i 27 angeli morti a causa del sisma, è un trionfo di piume di uccelli e desolazione. Il peggior modo possibile per ricordare la tragedia.

Ma non è finita qui. Perché accanto alla mega scuola, in un silenzio tombale, a regnare è solo l’inutile sfarzo che cade nel kitsch assoluto. Fontane monumentali, una piscina olimpionica (sarebbe curioso sapere quanti siano coloro che la frequentano, ma è impossibile: il fine settimana la struttura è chiusa), un Palazzo dello Sport, una strada di 700 metri attorno alla città costata 5 milioni di euro. E poi strisce pedonali non dipinte come si usa dappertutto, ma in marmo. E a ridosso della piazza commemorativa, una strada in porfido perché l’asfalto era poca cosa. Ma il surrealismo del paesino diventato metropoli non finisce qui. Accanto all’enorme museo commemorativo (anche questo, chiuso), sorge un’altra struttura megagalattica. Sarebbe dovuto diventare un laboratorio, di modo che la stessa università potesse beneficiarne. Ci avviciniamo. La porta è aperta, chiunque potrebbe entrare. All’interno è il vuoto totale: i mobili ancora sono imballati, le stanze deserte, niente è mai nato e probabilmente nulla nascerà all’interno. L’unica presenza è un’altra imbarazzante distesa di escrementi, questa volta di topi.

Stessi danni, ma ricostruzioni diverse: a San Giuliano di Puglia sprechi e sfarzo hanno caratterizzato il dopo-sisma, mentre a Bonefro, distante solo due chilometri, ci sono ancora persone che vivono nel villaggio provvisorio, quattordicianni dopo il terremoto

UN PAESE IN COSTRUZIONE - Eppure Michele Iorio, poco dopo l’ultimo terribile sisma che ha devastato il centro Italia, si è subito lanciato in una sperticata difesa, precisando che, tornando indietro, rifarebbe esattamente tutto. Chissà cosa ne pensano nel resto dei paesi molisani colpiti. Perché, checché ne dicano i protagonisti di quella triste stagione, a distanza di ben 14 anni in molti centri la ricostruzione è ancora ferma al 50%. E non è cosa da poco se uno di questi paesi, Bonefro, è raggiungibile anche a piedi da San Giuliano. Arriviamo nel paesino che conta 1.400 anime e lo spettacolo che ci si presenta è vergognosamente monotono: impalcature, gru, divieti, lavori in corso. Dal 2002 al 2015 la situazione non è cambiata di una virgola. Deo gratias dall’anno scorso con la nuova giunta comunale, guidata da Nicola Montagano, si è riusciti ad avanzare un bel po’ nei lavori, fino ad allora fermi addirittura al 30%. Ma non basta. Perché, come dice lo stesso primo cittadino, «oggi siamo ancora in piena emergenza. Alcuni ancora non possono tornare nelle proprie case e sono ancora nelle casette del villaggio provvisorio». Dopo 14 anni.

E non si può che restare increduli nel percorrere una viuzza che parte proprio dalla piazza centrale di Bonefro e che costeggia la chiesa del paese: impalcature su impalcature coprono totalmente anche la luce del sole, tanto che per attraversarla in pieno pomeriggio sono necessari i neon lasciati accesi sotto le strutture di ferro. E lì ci sono intere famiglie che ci vivono ancora: «Mah, saranno sei o sette anni che la situazione è questa qui», ci dice una signora che porta un passeggino e che incrociamo nella viuzza talmente stretta per la presenza delle impalcature che in due non ci si passa. Il punto è che, come ci dice ancora Montagano, «c’è stata una doppia velocità nella ricostruzione. San Giuliano ha avuto una via preferenziale vista l’immane tragedia. Però Bonefro ha avuto, di fatto, gli stessi danni, ma è stata letteralmente abbandonata». Così come tanti altri paesi del cratere. Da Provvidenti (poco più di 100 abitanti) a Rotello (1.100 abitanti) a gran parte del litorale molisano. E il risultato, oggi, è che «i tempi – continua Montagano – restano lunghi. L’emergenza qui non è mai finita».

FIORI, PATATE E ZAMPOGNE – Eppure di soldi ce n’erano. E non pochi. Peccato però che l’allora governatore Michele Iorio pensò di distribuire soldi a chiunque. Aldilà delle reali esigenze. È il marzo 2003 quando viene approvata da Iorio una delibera che conteneva al suo interno un articolo molto particolare, il numero 15: «La regione (…) predispone un programma pluriennale di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva nel territorio della regione Molise colpito dagli eccezionali eventi sismici del 31 ottobre 2002». Tutto ruota attorno alla precisazione che i beneficiari non sarebbero stati gli 84 comuni del cratere sismico, ma tutta la regione Molise. Anche, per dire, la provincia di Isernia. Ed ecco allora che con quei soldi è stato finanziato il museo della zampogna a Scapoli (Isernia), la coltivazione della “patata turchesca” a Pesche (sempre Isernia), un progetto di ricerca sulle piante officinali (ancora Isernia). E poi 250mila euro per il ripopolamento delle seppie, 90mila per le api di Trivento, 200mila per il museo del profumo a Sant’Elena Sannita, un paese che conta meno di 300 abitanti, 750mila per un «itinerario sentimentale», 425mila per un centro di equitazione. Senza dimenticare gli 800mila euro destinati al sentiero di ippovia e ippoterapia. Fondamentali in una ricostruzione post-sisma. Specie se poi quello stesso sentiero è stato abbandonato. Un’altra cattedrale nel deserto molisano.

LA SCUOLA AGIBILE DIVENTATA INAGIBILE – Ma c’è spazio anche per la ciliegina sulla torta. Il caso è di quelli da non crederci: la scuola aveva retto discretamente al terremoto ma, approfittando della ricostruzione, aveva ricevuto 473mila euro per adeguamento sismico. Bene, dopo i lavori la scuola è diventata inagibile. Esattamente questo è accaduto a Fossalto, in provincia di Campobasso. E il bello è che nessuno avrebbe detto nulla se non fosse stato per l’attuale sindaco (al secondo mandato), Nicola Manocchio, che appena arrivato si è accorto che non c’era alcuna perizia tecnica che assicurasse la stabilità dei lavori. Ed ecco allora i controlli del caso che rivelano, appunto, che «non sussistono le condizioni di sicurezza tali da poter modificare l’inagibilità dell’edificio». Un esito confermato anche dalla perizia terza del tribunale di Campobasso. Poco male: l’ex sindaco e i tecnici di quella stagione sono finiti a processo, terminato circa un mese fa con un’assoluzione piena in primo grado. Ma intanto per rimettere in regola l’edificio scolastico, ora ci vorrà un altro milione di euro. Mentre i bambini seguiranno le loro lezioni in strutture di fortuna. Dopo 14 anni da un terremoto dove a morire furono bambini. Per il crollo di una scuola inagibile. Corsi e, purtroppo, ricorsi.

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