Quel che ha detto Draghi (e che non vogliamo sentirci dire)

Come ogni volta, anche stavolta Draghi ci ha detto che dobbiamo fare le riforme, tagliare la spesa corrente e aumentare gli investimenti. Come ogni volta, abbiamo fatto finta di non sentire. Come ogni volta, ci ricordiamo solo le sue critiche ai tedeschi

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EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images

9 Settembre Set 2016 1059 09 settembre 2016 9 Settembre 2016 - 10:59

Avete presente quegli studenti non troppo bravi più interessati alla pagella del proprio vicino di banco che alla propria? O, meglio ancora, ai richiami che il professore gli rivolge?. Ecco, più o meno noi siamo così. Perché è incredibile come in ogni maledetta conferenza stampa Mario Draghi non manchi di raccontarci quale sarebbe la ricetta per far tornare a crescere la nostra economia, sistemare i nostri conti pubblici, aiutarlo nell’impresa titanica (e al momento, va detto, infruttuosa) di far crescere i prezzi stampando moneta. E ogni volta, puntualmente, finiamo per ricordarci solamente i moniti, le indicazioni e le critiche che rivolge ad altri Paesi e più nello specifico alla Germania. Immaginando - anzi, forse sarebbe meglio dire sperando - che il governatore della Bce sia una specie di benevolo professore in grado di ristabilire - in quanto italiano: ditelo che l’avete pensato, almeno una volta - una sorta di equità di giudizio nei confronti del nostro compagno di banco, reo di essere troppo secchione e, in spregio a ogni solidarietà, di non farci copiare il compito in classe.

Non è così, spiacenti. Anche giovedì 8 settembre, durante la conferenza stampa a margine del board della Banca Centrale Europea, Draghi ha ribadito, a mo’ di disco rotto, quel che continua a dirci da quando ha appoggiato la borsa di pelle sulla cattedra - pardon, sulla scrivania - del suo ufficio a Francoforte. Ha detto che le misure che ha adottato - quel Quantitative Easing accolto in Italia dai fuochi d’artificio - sarebbero più efficaci se tutti i Paesi facessero riforme strutturali e avessero un mix di politica fiscale più favorevole alla crescita. Traduzione per la Germania: aumenta la spesa pubblica, che hai spazio per farlo.Traduzione per l’Italia: taglia la spesa corrente e ricavane spazio per fare investimenti infrastrutturali, ma ti prego non aumentare il debito.

Evidentemente, alla nostra opinione pubblica piace sentirsi un po’ tedesca, visto che è il monito a Berlino ad aver guadagnato gli onori della cronaca. Mentre la nostra idiosincrasia alla diminuzione del debito pubblico - che, a proposito, nei primi sei mesi dell’anno ha toccato la cifra record di 2241 miliardi di euro - sembra averci fatto dimenticare quel Draghi rimprovera a chi abita a sud delle Alpi.

Evidentemente, alla nostra opinione pubblica piace sentirsi un po’ tedesca, visto che è il monito a Berlino ad aver guadagnato gli onori della cronaca. Mentre la nostra idiosincrasia alla diminuzione del debito pubblico - che, a proposito, nei primi sei mesi dell’anno ha toccato la cifra record di 2241 miliardi di euro - sembra averci fatto dimenticare quel Draghi rimprovera a chi abita a sud delle Alpi.

Certo, sarebbe fantastico se tra quantitative easing e compassione dei tedeschi verso il triste destino della penisola in cui passano le vacanze ci permettesse di crescere senza dover scontentare nessuno. E il bello è che continuiamo a sperare che alla fine ci permetteranno di farlo. Nulla è impossibile per l’immaginazione di un Paese che sta riuscendo persino a convincersi che Angela Merkel, secondo uno schema degno di Machiavelli, potrebbe recuperare consensi contro un partito euroscettico e refrattario a concedere alcunché ai paesi mediterranei concedendo all’Italia più flessibilità nei conti pubblici, più trasferimenti da nord a sud, meno surplus commerciale della Germania.

Ah, a proposito: pare che Draghi si sia detto pure perplesso di fronte ai richiami affinché la Germania lo riduca, il suo surplus commerciale: «Non avviene premendo un bottone, non sono economie pianificate». Evidentemente eravamo già in corridoio, con la merenda in mano, anche se la campanella non era ancora suonata.

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