Le conseguenze del fracking: la nascita di un nuovo batterio

Gli scienziati hanno individuato il Frackibacter, una nuova forma in grado di adattarsi agli ambienti, molto difficili e inospitali, dei pozzi di fracking. Prima non esisteva e sembra proprio che la sua nascita sia dovuta alla nuova – e molto discussa – tecnica estrattiva

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da Flickr

13 Settembre Set 2016 0850 13 settembre 2016 13 Settembre 2016 - 08:50
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Tra le conseguenze del fracking, oltre ai terremoti (e non quelli documentati dai complottisti, ma quelli documentati dall’American Scientist), ci sono anche dei nuovi batteri. Sono i Frackibacter, almeno secondo la simpatica definizione degli scienziati. Nuove forme di vita che, in modo piuttosto originale, trovano molto confortevoli, come ecosistemi, le aree in cui viene praticato il fracking.

Lo scrivono in uno studio pubblicato su Nature Microbiology: il nuovo batterio è stato individuato in due pozzi separati e a centinaia di chilometri di distanza, in zone di formazione del scisto diverse. È, insomma, una conseguenza specifica del fracking e, stando alle conclusioni raggiunte finora, non di altro. È un fenomeno particolare perché, a ben guardare, la sua stessa esistenza è un mistero.

Come è noto, la tecnica del fracking consiste nello sparare acqua viscosa (la cui composizione chimica è un segreto delle aziende che lo praticano) nella formazione rocciosa interessata (perlopiù composta da argillite, cioè shale, in cui si annidano, nelle fessure, elementi di idrocarburi). La pressione idraulica permette di frantumare le rocce e recuperare il gas e petrolio contenuto. A parte il costo ambientale (minimizzato dalle aziende estrattrici, come è ovvio), si viene a creare un ecosistema al limite: rovente, salmastro e inospitale. La maggior parte delle forme di vita batteriche scompare, tranne una, il Frackibacter, che dimostra capacità di adattamento ammirevoli.

La scoperta è avvenuta attraverso l’analisi comparata del codice genetico batterico del materiale rinvenuto nei due pozzi. In entrambi i casi, hanno nostato gli studiosi, qualcosa non tornava: in particolare, emergeva sempre un elemento sconosciuto su cui non si riusciva a fare chiarezza e il cui genoma era diverso da qualsiasi altro registrato prima. Era proprio il nuovo batterio, ed è una conseguenza – l’ennesima – di una tecnica molto discussa e, in realtà, molto discutibile.

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