È ufficiale: gli americani vogliono far perdere il referendum a Renzi

La Brexit non è bastata: adesso gli americani si sono messi in testa di dare il loro esplicito sostegno alla causa del Sì. Non esattamente un favore al Premier, visti i precedenti

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14 Settembre Set 2016 1030 14 settembre 2016 14 Settembre 2016 - 10:30

Viene il dubbio che lo facciano apposta, gli americani. Che in cuor loro sperassero che vincessero i brexiters al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. E che, con ancora più ardore, sperino di sbarazzarsi di Renzi facendo trionfare i No al referendum sulla riforma costituzionale.

Scherziamo ma fino a un certo punto. Perché davvero non si spiega altrimenti la loro impellenza di distribuire baci della morte travestiti da endorsement alle ragioni del Sì. Peraltro, con motivazioni che in un referendum che decide gli assetti della rappresentanza politica e, in ultima istanza, dell’esercizio della sovranità popolare in Italia, suonano un po’ sinistri. Difficile non sappiano che dire che il No sarebbe «un passo indietro per gli investimenti in Italia» come ha fatto l’ambasciatore americano a Roma John Philips - peraltro in un evento al Centro Studi Americani di cui è presidente onorario Giuliano Amato, uno dei giudici costituzionali che si dovranno esprimere sulla costituzionalità dell’Italicum - rischia di essere interpretato come un ricatto nemmeno troppo sottile. Né che ignorino che, nel 2016, questi ricatti, soprattutto se provengono da élite, potentati e potenze, tendono a essere rispediti al mittente con una sonora pernacchia.

Eppure gli americani - che in teoria tutto sanno, tranne quanto sono impopolari al di fuori dei loro confini - continuano imperterriti. E il 18 ottobre, nell’imminenza del voto, organizzeranno una cena, l’ultima cena di questa presidenza, tra Obama e Renzi. In cui immaginiamo verrà servita un’altra polpetta avvelenata, sotto forma di esplicito sostegno alle ragioni del Sì

Eppure gli americani - che in teoria tutto sanno, tranne quanto sono impopolari al di fuori dei loro confini - continuano imperterriti. E il 18 ottobre, nell’imminenza del voto, organizzeranno una cena, l’ultima cena di questa presidenza, tra Obama e Renzi. In cui immaginiamo verrà servita un’altra polpetta avvelenata, sotto forma di esplicito sostegno alle ragioni del Sì. E già ce li vediamo, i social network, e le piazze, e i bar ribollire di indignazione e complottismo, di dietrologie sulla riforma “dettata da Jp Morgan” e imposta dai padroni della globalizzazione per comprimere la sovranità dei popoli.

Se Renzi voleva impiegare i prossimi due mesi a spiegare perché questa riforma semplifica e rende più efficienti i processi decisionali, perché governabilità e rappresentatività non sono in contraddizione, perché la velocità nel prendere le decisioni è importante, nel contesto geopolitico attuale, senza che il dibattito fosse spostato altrove, senza che il No guadagnasse argomenti in grado di far presa su buona parte dell’elettorato, forse doveva chiedere ai suoi amici americani di farsi i fatti loro. Ammesso che siano suoi amici, a questo punto. Il dubbio viene.

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