La passione della politica italiana di fare paragoni con il Sudamerica

Dove c’è dittatura, c’è materiale per fare paragoni contro gli avversari politici italiani. In tanti si scandalizzano per l’attacco strampalato di Di Maio a Renzi, ma il passato, anche recente, ha visto e tollerato molto di peggio

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14 Settembre Set 2016 1231 14 settembre 2016 14 Settembre 2016 - 12:31

Una volta c’era la reductio ad Hitlerum, un sotterfugio retorico minimo ma efficace: per screditare il proprio avversario bastava paragonarlo, per un verso o per l’altro, a Hitler (o al nazismo). Quasi tutti ci sono passati, in una discussione al bar o in un confronto politico. Lo dice anche la legge di Godwin: “più si prolunga una discussione su Internet, più la probabilità di trovare un confronto con Hitler e con i nazismi diventa pari a 1”.

Ora, però il mazzo dei dittatori da cui pescare è molto più ampio. Non c’è solo Hitler: c’è anche Mussolini (nel nome del made in Italy) e il duo di dittatori sudamericani Pinochet-Videla (come sa – anzi, non sa – Luigi Di Maio). Del resto, chi si scandalizza per le frasi del grillino dimentica che paragoni del genere sono stati all’ordine del giorno nella politica italiana.

"Signor Presidente del Consiglio, anzi signor Presidente Videla, lei è proprio un capo di Governo modello Argentina. Lei ha umiliato e umilia ogni giorno il Parlamento con colpi di mano che violano ogni regola di democrazia parlamentare”. Antonio Di Pietro a Silvio Berlusconi. È il 2009.

“Berlusconi è tutto tranne che un democratico. Gelli fece il progetto Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Berlusconi è molto peggio di Pinochet“. Umberto Bossi, 1994

«Lui è un Peron della mutua, e noi gli abbiamo smontato il balcone da cui intendeva affacciarsi» Umberto Bossi su Silvio Berlusconi, 24 dicembre 1994

Ma non sono mancati i riferimenti classici:

«Goebbels in confronto a Berlusconi era un bambino» Romano Prodi, 31/03/1996

Oppure:

“Quando l’ho sentito fare quelle affermazioni mi sono detto: questo è Berija”, Enrico La Loggia su Luciano Violante, 30 luglio 2001

Per il resto, anche Silvione ha saputo difendersi:

“Non sono così cieco da non saper distinguere Stalin da Fassino... Fassino è magro e non ha i baffi” Silvio Berlusconi, 2005

E addirittura ha perfino giocato con i paragoni:

«Non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello di paragonarlo a Mussolini... Mussolini è stato un protagonista della storia, Prodi invece è una comparsa della cronaca» Berlusconi su Prodi 15/11/1996

Ma la tradizione non è mai venuta meno. Finiti gli attacchi da parte di Berlusconi alla sinistra, sono cominciati quelli di Max D’Alema

“Nei regimi stalinisti c’erano degli specialisti che cancellavano dalle fotografie i volti dei dissidenti. Nel Pd abbiamo dimenticato tanti valori della sinistra ma questa tradizione è rimasta” Massimo D’Alema, 7 febbraio 2015

Insomma, gli insulti e i paragoni della politica, più che una arma retorica, sono un’occasione per ripassare la storia. Poi, finite le dichiarazioni alla stampa, si torna alla realtà. E si scopre che le inimicizie e gli odii sbandierati sui giornali sono solo una gran commedia. Come, ad esempio, l’ostilità tra Berlusconi e Montanelli:

«Il mio “odio” verso Berlusconi è tale che ogni tanto ci telefoniamo e andiamo a cena, io e lui soli, a ricordare i vecchi tempi: lui sa benissimo che, malgrado le critiche che muovo alla sua politica, il giorno in cui lui avesse bisogno di me, io sarei al suo fianco come lui lo fu vent’anni fa al fianco mio: altra cosa forse per lei incomprensibile. E chiudo questa mia lettera come lei ha chiuso la sua: assicurandole che per me la disistima di una persona come lei vale piu’ di una laurea “ad honorem”» Indro Montanelli, 18/2/1997.

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