Dopo Megawatt e Pontida

Tre destre, due (aspiranti) leader, un grande assente

Parisi lancia il suo progetto “liberal popolare”, Salvini gli risponde con la sua piattaforma “sovranista e identitaria”. La vecchia nomenclatura si guarda attorno per capire su che carro salire. E Berlusconi, l’unico che può rimettere insieme le due anime della coalizione, tace

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Giorgio Cosulich/Getty Images

18 Settembre Set 2016 0715 18 settembre 2016 18 Settembre 2016 - 07:15

Tanto tuonò che alla fine, di centrodestra, se ne materializzarono addirittura tre. Quello in giacca e cravatta di Stefano Parisi. Quello in sella alla ruspa di Matteo Salvini. E quello - attendista - della nomenklatura di Forza Italia che sta seduta in Parlamento e in
gerarchie di partito sempre meno rappresentative. Il grande silenzio di Silvio Berlusconi non lascia capire, in tutto questo, come le tre anime si ricomporranno. Nemmeno si sa se si ricomporranno, nonostante il momento apparentemente sfavorevole dei 5 Stelle e del Governo Renzi.

Parisi ha chiuso la sua due giorni di convention a Milano con un messaggio articolato e pragmatico. Ha evocato la rivoluzione liberale (mancata) con cui Berlusconi è sceso in campo nel 1994. Ha sostenuto che "bisogna studiare" e non usare slogan. Che non tutto può essere spiegato con un tweet, ma occorre immaginare l'Italia fra trent'anni. Ha sottolineato che servono "esperti" più che buoni comunicatori. L'ex candidato sindaco di Milano è stato piuttosto duro con Matteo Renzi, più che con Salvini. Il segretario della Lega, Parisi, non lo ha nemmeno nominato, anche se ha detto di ricercare una coalizione unita La sensazione è che Parisi possa rappresentare una carta costruttiva e rassicurante per il centrodestra. La sua posizione è di un "liberalismo popolare". Eppure non basta. Se è di competenza e low profile che si ha bisogno, è pur vero che alla fine contano soprattutto i voti, per andare a governare. La platea della convention di Milano ha mostrato ottime capacità di costruire relazioni, ma ha graffiato poco. Il “popolo” non c'era, ad ascoltare. In compenso c'erano gli ex berlusconiani al governo con Renzi e qualche forzista in avanscoperta, oltre a una serie di persone che già si occupano di politica dalla seconda fila in giù. Il risultato è che nelle ore conclusive dell'incontro, le telecamere si sono contese Claudio Scajola e Antonio Razzi, dopo aver corteggiato il giorno prima Roberto Formigoni e Gianfranco Miccicché..

@ilbrontolo

C'è chi dice che il Cav non sia più in grado di giocare la partita da protagonista. Chi dice che stia solo aspettando di vedere quale gallo avrà la meglio nel pollaio

Nelle stesse ore, Salvini ha dato un nome alla prospettiva che invece vede per il centrodestra a sua immagine e somiglianza. Anzi, ha precisato il leader della Lega, «non voglio più usare la parola centrodestra, mi fa venire l'orticaria». Per Salvini, alleato europeo
di Marine Le Pen, bisogna costruire un’ «alleanza sovranista, identitaria e orgogliosa». Mentre Parisi parlava a Milano, completo e
cravatta scura su camicia bianca, come gli uomini del fare tanto evocati in questi anni, i leghisti si sono ritrovati nella solita
Pontida. Magliette con ruspa, felpa e jeans da uomini del popolo. Salvini ha detto che da Parisi c'erano delle mummie e che nessuno è tenuto ad allearsi con la Lega. Dalla sua parte ha messo quello che sembra un “partito” dei governatori: i suoi Roberto Maroni e Luca Zaia, ma anche il berlusconiano Giovanni Toti. I tre si sono autodefiniti "populisti responsabili", sostenendo che loro rappresentano già la proposta per il futuro. Non, insomma, Parisi e quelli come Scajola o Formigoni. Alla fine però nessun tema nuovo: no immigrati, no euro, no al referendum costituzionale.

Il terzo centrodestra è quello che non decide. Forse perché non può decidere. Sono quelli che hanno incarnato il verbo di Berlusconi in
Forza Italia e nelle istituzioni. E che ora, con Berlusconi lontano dalla scena per l'età e i postumi dell'operazione al cuore, non sanno che ne sarà del loro destino. Non vogliono finire dietro a Parisi, l'ultimo arrivato. Ma nemmeno dietro Salvini, che oltre a essere un altro ultimo arrivato è anche leghista. Berlusconi, ancora Berlusconi, è l'unico che può provare a mettere insieme queste due idee di centrodestra (quella che ha i toni del governo ma ancora nessun voto e quella che ha i toni della protesta ma anche consensi) con le truppe che si sentono senza comando. C'è chi dice che il Cav non sia più in grado di giocare la partita da protagonista. Chi dice che stia solo aspettando di vedere quale gallo avrà la meglio nel pollaio. Per il momento il centrodestra è uno e trino. Liberale e popolare. Sovranista e identitario. Berlusconiano per necessità.

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