Come guadagnare la fiducia del capo e imparare a gestirla, in cinque mosse

Gestire il proprio capo significa anzitutto considerarlo un’opportunità. Molte delle nostre possibilità di crescita professionale e soddisfazione nel nostro ruolo, in fondo, dipendono da lui

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(John Pratt/Keystone Features/Getty Images)

19 Settembre Set 2016 1505 19 settembre 2016 19 Settembre 2016 - 15:05
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Siamo abituati a pensare la leadership verso il basso. Il modello prevalente è quello in cui il capo gestisce i propri collaboratori. D’altra parte la gerarchia aziendale è studiata per identificare chi dirige e chi esegue, chi deve prendere decisioni e chi è chiamato a metterle in pratica. Un concetto nato oltre cento anni fa e sostanzialmente ancora valido. Possiamo ipotizzare che rimarrà valido anche in futuro, almeno fino a quando le aziende saranno dotate di un organigramma simile a quello attuale.

Il lavoro però è cambiato, il tempo si è compresso, la competizione si è estremizzata, gli scenari mutano con rapidità, i collaboratori sono più preparati ed esigenti. Si richiede maggiore flessibilità per avere una capacità di risposta agli eventi più rapida ed efficace. Per quanto il tradizionale meccanismo decisionale top-down rimanga ancora oggi valido, occorre prendere atto che non può funzionare da solo.

Secondo John Kotter, uno dei massimi esperti di management, uno dei problemi più diffusi nelle organizzazioni risiede nella tendenza dei collaboratori a sopravvalutare il raggio d’azione di pertinenza del proprio capo. Il focus tradizionale della relazione capo-collaboratore è centrato sul rapporto di dipendenza. Una nuova cultura manageriale sposta questo focus su un rapporto di interdipendenza, in cui fra capo e collaboratore si instaura una relazione di fiducia e influenza reciproca.

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