Attenzione: la morale delle tue scelte cambia a seconda della lingua che parli

Secondo uno studio scientifico il sentimento morale non è legato alla personalità ma, in modo più banale, alla lingua con cui viene affrontato il dilemma morale. E se si usa la madrelingua si sarà più sensibili

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21 Settembre Set 2016 1250 21 settembre 2016 21 Settembre 2016 - 12:50

Siete disposti a sacrificare la vita di una persona per salvarne dieci? Dipende dalla lingua in cui ve lo chiedono. Secondo una ricerca pubblicata sul Scientific American, la questione morale è anche una questione linguistica. La risposta di un individuo di fronte ai dilemmi etici può variare se è costretto a pensare nella madrelingua o in una lingua imparata a scuola, o comunque acquisita.

Il grande classico è quello del treno, tipico dilemma morale. Che si fa? Si lascia che il vagone vada a schiantarsi contro cinque malcapitati sul binario oppure si interviene azionando la leva e dirigendo il vagone sull’altro binario, dove ce ne è solo uno? Difficile scegliere. Alcuni intervengono, altri si astengono (per non essere colpevoli della morte di una persona). Sembra una questione di sensibilità, ma in realtà è una questione di lingua.

Gli studi hanno dimostrato che solo il 20% delle persone, se interrogato sulla questione nella sua lingua madre, è disposto a intervenire e sacrificare una persona per salvarne cinque. Se invece la domanda viene posta in una lingua straniera, la percentuale sale al 50%. Caso? Coincidenza? Pas du tout.

Al contrario, secondo gli scienziati, è possibile ravvisare una relazione più forte tra lingua madre e sentimenti, tra lingua e viscerale. È il cosiddetto gut-level feeling (lo si scrive in inglese così farà meno impressione). Se la lingua è acquisita, la moralità invece passa più per il giudizio. E il cervello, come si sa, è (nella maggior parte dei casi) freddo e razionale.

Il tutto ha le sue radici nel meccanismo, ancora piuttosto complesso, con cui viene appresa una lingua. Come è noto, per parlare occorre fare riferimento alla propria memoria. E la memoria forma i ricordi, a quanto sembra, servendosi anche di appigli emotivi. Più è forte il sentimento, più è facile che il ricordo venga fissato. Quando si impara la propria lingua lo strato di emozioni è enorme, e legato a un mondo più viscerale e indistinto.

Secondo la psicologa americana Catherine Harris, le cose funzionano proprio così. Del resto, mettendo sotto osservazione un gruppo di turcofoni, i ricercatori hanno notato che le parolacce espresse nella lingua madre provocavano nel cervello, monitorato con dei sensori, reazioni più forti rispetto alle parolacce espresse in altre lingue di loro conoscenza. Insomma, esiste un legame tra lingua e sentimenti. E forse è questo alla base di altri fenomeni, come ad esempio le emozioni della poesia, o il sentirsi rapiti di fronte a un bravo oratore.

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