La lezione del caso Leotta? Smettiamola con i "sexfie"

I casi di Tiziana Cantone e Diletta Leotta, seppur molto diversi tra loro, ci mostrano le dimensioni di un problema che, certo, c'entra con il sesso e con la violenza, ma anche con la consapevolezza di cosa sono gli strumenti che abbiamo in tasca: macchine nate per condividere

Diletta Leotta
21 Settembre Set 2016 1027 21 settembre 2016 21 Settembre 2016 - 10:27

Eccoci, ci risiamo. Non è nemmeno passata una settimana dalla drammatica fine di Tiziana Cantone e, non appena gira voce che foto e video intimi di Diletta Leotta sono state hackerate e messi in rete, c'è già la fila di giornali a rilanciare la notizia e la fila di utenti a cercare i link per scaricarle. Certo, il caso di Tiziana Cantone non è paragonabile a quello di Diletta Leotta. Ma il clima è lo stesso, il problema pure e indignarci non serve a nulla.

Non ci sono tanti modi per dirlo: se non vogliamo aver paura che le nostre foto e i nostri video intimi girino per il web o per gli smartphone di mezzo mondo, semplicemente dobbiamo smettere di farli. Oppure, se è proprio quello che ai nostri occhi rende il sesso un momento speciale, o se far foto o video è una pratica che ci ha consigliato il sessuologo per rimettere del pepe in una relazione in difficoltà, be' allora ricordiamoci dei bei tempi, di quando eravamo disconnessi: usiamo macchine fotografiche o videocamere, e smettiamo di farci sexfie con iphone o affini.

Attenzione, non è un modo di dire che se ci facciamo foto o video mentre facciamo l'amore con la persona che amiamo o che in quel momento desideriamo, ce la siamo andati a cercare. Per carità, non facciamo i baciapile, ognuno di noi fa quel che più lo rende felice o che più gli dà piacere. Però l'innegabile diritto al piacere personale e intimo, in qualunque modo lo si ricerchi, non comporta il diritto di farlo da idioti.

Siamo tutti uomini e donne adulti, non abbiamo più i diritto di appellarci all'ingenuità, soprattutto in un mondo dove se fai una cazzata in un secondo potrebbe aver fatto il giro del mondo. Non siamo dei bambini, siamo uomini e donne e abbiamo il dovere di sapere che gli smartphone che abbiamo in tasca sono a tutti gli effetti delle redazioni portatili. Non sono semplicemente in grado di scattare, filmare ed editare foto e filmati di ottima qualità in pochi minuti, ma sono stati progettati per condividere. Progettati. E pure molto bene.

Il mondo è cambiato molto con l'avvento dei mezzi di comunicazione digitale e noi tutti abbiamo il dovere di farci i conti, di essere consapevoli degli strumenti che usiamo. Se no siamo dei teneri agnelli che brucano in una giungla popolata da lupi. Siamo vittime, certo, non abbiamo colpe, vero, ma ci facciamo un sacco di male.

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