Due di picche a Malagò, il playboy del potere romano

A Virginia Raggi è bastato un no per mettere fuorigioco due Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo. Ma la questione è ancora aperta e lo scontro è appena cominciato

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23 Settembre Set 2016 1021 23 settembre 2016 23 Settembre 2016 - 10:21

Alla fine l’ha risolta da gentiluomo. Il giorno prima lei gli aveva bocciato la candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2024, e lui si era stizzito. Non ha sopportato la mezz’ora di attesa a vuoto, ha abbandonato l’ufficio e lo ha dichiarato, d’impulso, alla stampa. Poi, per fortuna, è tutto rientrato. Il giorno dopo, all’incontro per Uefa Euro Roma 2020, Giovanni Malagò, da tre anni presidente del Coni, ha potuto accogliere la sindaca pentastellata di Roma, Virginia Raggi, esibendosi in un maestoso baciamano. Lo stile, in fondo, è l’uomo.

Non lo fa perché Giovanni Malagò, in realtà, ci spera ancora – o almeno così dice: la cancellazione della candidatura diventerà formale solo dopo votazioni, giri burocratici, lungaggini su cui il numero uno del Coni punta ancora. È più perché nel gesto, galante e cavalleresco, Malagò ritrova se stesso: nessuno deve dimenticare che lui è l’uomo di mondo del circolo dell’Aniene, il seduttore senza ostacoli, l’amico di Francesco Totti, di Walter Veltroni, della Roma più bella. Lui non accetta mai il no come risposta – per il semplice motivo che lui, il no, non lo ha mai ricevuto. Figurarsi da una donna.

Stavolta invece è arrivato. Non è un fallimento ma senza dubbio una battuta d’arresto. Al Reale Circolo Canottieri Aniene, dove di fatto Malagò ha la sua seconda casa, lo dimenticheranno? Difficile. Lui, che ne è ancora il presidente, negli anni lo ha trasformato in un centro di potere (meglio: ne ha accresciuto il potere), lo ha fatto diventare il punto di incontro dei politici e degli affaristi, ambiente di riferimento per gli uomini di spettacolo e degli imprenditori. Ha dato un tetto in più ai giovani rampanti e alle vecchie leve – importando anche campioni e campionesse. È una lobby, sì, ma, come ama dire lui «è una lobby dei rapporti umani: qui il peso specifico di ciascuno viene lasciato fuori dalla porta. Qui tutti si danno del tu per statuto».

Come disse a Claudio Cerasa l’ex assessore alla cultura di Roma Umberto Croppi, «i circoli hanno obiettivamente l’ambizione di essere un potere di supplenza delle politiche romane». Ma «cominciano a contare davvero nel momento in cui le altre strutture di comando esercitano in modo non ottimale le proprie funzioni amministrative». Sono ambienti da considerare, sempre. Ma senza esagerare: «l’errore commesso fino a oggi è stato quello di considerare i circoli come uno dei volti senza cui sarebbe sostanzialmente impossibile controllare gli equilibri della città. È proprio un atteggiamento di questo tipo ad averli trasformati in ambienti dove ognuno crede quasi di essere il padreterno». E il padreterno, si sa, non aspetta un sindaco donna per oltre mezz’ora.

Lo schiaffo di Virginia Raggi, insomma, è un messaggio. Va a colpire il Coni e, subito dopo, i circoli romani, con in mezzo Malagò, che ne è la quintessenza. E poi dà il benservito anche a Luca Cordero di Montezemolo, forse il vero errore strategico nella campagna per il sì a Roma 2024. Nonostante la Ferrari, i treni e – da poco – anche Alitalia, per i romani (dicono i romani) Montezemolo è solo e soltato Italia ’90: le strutture fatiscenti, il buco nel bilancio, il figlio del nord che non capisce niente della città. Lui aveva annusato la malaparata e aveva già avviato un’operazione di sfilamento, annunciando la sua presenza solo nel comitato promotore, e non nel comitato organizzativo. A quanto pare, non è bastato.

E così, dopo le implosioni con il mini-direttorio, le dimissioni a raffica e i litigi, Virginia Raggi ha cominciato a mettere qualche punto (e puntello) alla sua azione di sindaca. A farne le spese (per il momento), sono stati i circoli e parte del cosiddetto generone – anche perché vincere l’assegnazione delle Olimpiadi avrebbe significato per la Giunta avere, alle spalle, un comitato del Coni con cui prendere decisioni sulla città, cioè una sorta di commissariamento – Ma è solo l’inizio. Malagò è lì e resta sempre Malagò: non l’uomo stizzito dai ritardi di una donna, ma il gentiluomo che sa ogni volta come comportarsi. Prende la mano della sindaca e la bacia. «Lo faccio sempre con le persone che non conosco», ha detto. Poi si è seduto sul lato opposto della platea.

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