Il cambiamento è solo sulla carta: mancano all'appello 621 decreti attuativi

Le leggi vengono approvate, ma poi galleggiano per mesi in attesa di diventare effettive. Il Governo ha lasciato in sospeso oltre 400 decreti attuativi, a cui si sommano quelli dei precedenti esecutivi

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23 Settembre Set 2016 1113 23 settembre 2016 23 Settembre 2016 - 11:13
Messe Frankfurt

Ricordate i 500 euro di bonus cultura che Matteo Renzi aveva promesso ai giovani in risposta al terrorismo? Il provvedimento, inserito nella legge di stabilità 2016, è stato approvato a gennaio. Ma ci sono voluti otto mesi prima che diventasse operativo: colpa di qualche “piccolo” ritardo nell’approvazione del decreto attuativo. Che dire, ancora, delle unioni civili: quando la legge è stata approvata, a marzo, il premier parlava di «giorno di festa» perché «in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto». Peccato poi che lo stesso «giorno di festa» sia stato rinviato dato che solo a inizio agosto la legge è diventata realmente operativa con l’approvazione del decreto attuativo da parte di Palazzo Chigi. Ma c’è anche di peggio: del decreto attuativo (previsto nella legge sulla “green economy”, gennaio 2016) per dare piena attuazione alla misura per bonificare le imprese dall'amianto, tramite un credito d'imposta del 50%, non c’è nemmeno l’ombra. Nonostante la legge prevedesse 90 giorni di tempo, abbondantemente scaduti. Sono, questi, solo pochissimi esempi della mole di decreti attuativi non approvati o approvati con gravissimo ritardo dal governo, e che fanno il punto, di fatto, sull’efficienza – aldilà di annunci e di leggi approvate solo su carta – dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Il numero è disarmante: a oggi mancano all’appello la bellezza di 621 decreti attuativi, che fanno riferimento, come abbiamo visto, alle leggi più disparate e che rendono gran parte dei provvedimenti approvati negli ultimi anni, aleatori, validi solo su carta e non nella realtà.

DECRETI FANTASMA - A dirlo non è alcun “gufo”, alcun oppositore alla linea “del fare” di Matteo Renzi. Sono, invece, i dati raccolti direttamente da Palazzo Chigi. Dal 22 febbraio 2014 – giorno del passaggio della campanella tra Enrico Letta e Renzi – a oggi, sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale 258 provvedimenti legislativi. Di questi, il 56,6% (146) sono “auto-applicativi” e, dunque, sono validi sin da subito. Ma i restanti 112 provvedimenti, affinché diventino realtà, necessitano di un decreto attuativo varato direttamente dal governo. Ma attenzione: i 112 provvedimenti, per quanto denunciato direttamente dall’Ufficio per il programma di Governo, rinviano a un totale di 888 decreti attuativi. Un salasso incredibile. A questo punto la domanda: a quanto ammontano i provvedimenti approvati? Impossibile saperlo. Se prima i report, infatti, distinguevano quanti decreti dovessero essere ancora approvati e quanti erano stati già approvati, ora questa parte è stata stralciata. Chissà perché. Nessun problema: Linkiesta ha calcolato i numeri per Palazzo Chigi, contando tutti i decreti attuati fino ad ora da febbraio 2014: sono 436 (83 nel 2014, 151 nel 2015, 202 nel 2016). Ergo: mancano all’appello ben 452 decreti.

I governi Monti e Letta avevano lasciato la bellezza di 889 decreti da attuare: in parte sono stati smaltiti, ma molti altri, relativi al governo Renzi, sono in sospeso

L’EREDITÀ DI MONTI E LETTA – Eppure, appena insediato, Matteo Renzi sulla questione del forte arretrato dei decreti attuativi, aveva pesantemente attaccato i suoi predecessori, Mario Monti ed Enrico Letta. Peccato che l’arretrato dei due ex premier ancora sia da smaltire. Se infatti il 22 febbraio 2014 Monti e Letta avevano “lasciato” a Renzi la bellezza di 889 decreti da attuare, a oggi ne restano da varare ancora 169, 65 risalenti al governo Monti e 104 al governo Letta. E arriviamo al fatidico numero iniziale: l’attuale esecutivo deve adottare ancora la bellezza di 621 decreti (169 + 452). Non male per chi denunciava l’inefficienza dei suoi predecessori e prometteva tanti fatti e poche parole.

LENTO PEDE – Ed ecco allora che all’appello mancano diversi provvedimenti che rendono le leggi, seppur approvate, di fatto inapplicate. Soltanto prima delle vacanze estive si è evitato il peggio con l’approvazione del decreto per rendere esecutivi i risarcimenti per i risparmiatori vittime di Banca Etruria e degli altri tre istituti di credito che avevano rifilato ai propri correntisti obbligazioni ad alto rischio. Fa niente se gli stessi risparmiatori, dopo essere stati beffati, hanno dovuto attendere otto mesi dall’approvazione della legge. Ma, d’altronde, non c’è da stupirsi. Prendiamo la legge di stabilità 2016: qui le varie norme rinviano a un totale di 137 decreti attuativi. Quanti ne sono stati approvati? Soltanto 43, a distanza di nove mesi. Altro caso clamoroso è quello della legge sul nuovo codice degli appalti (aprile 2016): nonostante fosse stato dato tempo fino a luglio, soltanto il 10 agosto è stato approvato dal governo il decreto attuativo per definire la composizione della Cabina di Regia che avrà, ora, il compito di verificare l’andamento dei lavori pubblici. Poco male, dato che dei 19 provvedimenti (previsti sempre entro la fine del mese di luglio), che avrebbero dovuto rendere operativo il nuovo codice, ne sono stati pubblicati soltanto due. Ma ci sono casi ancora più eclatanti, come ad esempio la direttiva europea, recepita dall’Italia, per fissare requisiti di onorabilità più severi per i banchieri. La norma demanda al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan un decreto attuativo da emanare «sentita la Banca d’Italia». A distanza di oltre un anno, nessuno ha sentito nessuno. Però, certo, alcuni passi in avanti sono stati fatti. Il 10 agosto, per dire, il consiglio dei ministri ha varato importanti decreti, come quello che fissa i parametri per la determinazione del compenso del professionista in ambito sanitario, nel caso di liquidazione. La norma era contenuta nel “Cresci Italia” di Mario Monti. Era il 24 marzo 2012 quando è stata pubblicata in Gazzetta.

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