Tra Usa ed Europa volano gli stracci (e per noi è un’ottima notizia)

La sentenza del Wto contro gli aiuti di Stato europei contro Airbus è solo l’ultimo episodio della guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, dopo Volkswagen, Apple, Deutsche Bank. Le multinazionali si leccano le ferite. Noi, finalmente, sappiamo come stanno le cose

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Pascal Le Segretain/Getty Images

23 Settembre Set 2016 0929 23 settembre 2016 23 Settembre 2016 - 09:29

Trade war, la chiamano. Guerra commerciale. È quella che Stati Uniti d’America e Unione Europea si dice stiano combattendo da qualche mese, con sempre più ferocia. Questo dice, ovviamente, chi unisce i puntini tra il Dieselgate che ha coinvolto Volkswagen negli Usa, i 14 miliardi di tasse che la Commissione Europa vuole che Apple paghi all’Irlanda e l’analoga multa comminata dagli americani a Deutsche Bank per il suo ruolo nella crisi dei subprime del 2007. Buona ultima è notizia di ieri, la maxi sanzione di 22 miliardi per aiuti di Stato - tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli - che il Wto ha inflitto ad Airbus, campione europeo dell’industria aerospaziale. «È una nostra vittoria», ha affermato il ministro per il commercio americano Michael Froman. Peccato che l’Unione Europea abbia denunciato Boeing, il diretto concorrente di Airbus, con le medesime accuse.

Staremo a vedere. Quel che è certo è che le due sponde dello stagno se le stanno suonando di santa ragione, come mai prima d’ora. Nel cercare di motivare questo reciproco e perdurante scambio di cortesie si scomodano soprattutto il fastidio americano per il surplus commerciale tedesco e le tensioni relative al quasi fallimento delle negoziazioni per l’accordo di libero scambio transatlantico - un fallimento i cui killer vanno cercati tra Parigi e Berlino.

Questa guerra commerciale ha il significativo pregio di svelare gli altarini delle multinazionali di cui nessuno, fino a qualche mese fa, era a conoscenza e che i governi si curavano bene dal mettere in piazza

C’è chi va ancora più in là e motiva le tensioni anche in riferimento alla possibile nascita di un esercito europeo in chiave anti Nato, o ancora nella volontà di big della Silicon Valley come Google e Apple di entrare a piedi uniti nel mercato automobilistico per cambiarlo radicalmente, prospettiva che Francia e Germania non auspicano di certo.

Sia quel che sia, questa guerra commerciale - un po’ come nelle liti tra moglie e marito - ha il significativo pregio di svelare gli altarini delle multinazionali di cui nessuno, fino a qualche mese fa, era a conoscenza e che i governi si curavano bene dal mettere in piazza. Quel che sospettavamo - le emissioni truccate, le banche spregiudicate, le multinazionali che non pagano le tasse e quelle che competono a colpi di aiuti di stato - oggi lo sappiamo. E chi ha sbagliato è stato punito, duramente. Certo, nel lungo periodo una guerra transatlantica - sia essa combattuta a colpi di inchieste e di leak - non è certamente auspicabile. Ma per qualche mese ancora, che nessuno si azzardi a fare da paciere.

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