Calabria

Vibo Valentia, tubi e cemento sulle mura greche dell’antica città

Durante i lavori per la posa di una tubatura, sono emerse le mura dell’antica Hipponion, che si collegano a quelle del parco archeologico. Ma l’area non è stata vincolata e la cinta muraria ora rischia di finire sotto una coltre di tubature, asfalto e cemento

Mura Greche

Il cantiere sulla via Paolo Orsi, Vibo Valentia (Foto dal gruppo Facebook “Comitato Pro Mura Greche”)

24 Settembre Set 2016 0549 24 settembre 2016 24 Settembre 2016 - 05:49

L’antica Hipponion era una delle città della Magna Grecia del versante tirrenico calabrese. Nel suo perimetro affondano le radici di quella che poi i romani ribattezzarono come Vibo Valentia. Ora, quelle stesse mura greche rischiano di essere coperte da tubi di 70 centimetri di diametro e da una colata di asfalto e cemento. Sepolte sotto una strada che dal cimitero porta verso il traffico della città.

Lo scorso febbraio, l’amministrazione comunale di Vibo Valentia ha avviato i lavori su questa strada intitolata a Paolo Orsi, l’archeologo che qui ritrovò i resti di Hipponion nel 1921. La strada si trova al centro del Parco archeologico di Vibo, a cavallo tra due aree vincolate dalla Soprintendenza: da un lato l’area sacra greca scavata da Orsi; dall’altro quella del Trappeto Vecchio, che comprende un tratto di mura di fortificazione di circa 500 metri (che in alcuni casi raggiungono un’altezza di quattro metri).

I lavori di riqualificazione prevedevano la posa di una grossa condotta interrata per il deflusso delle acque bianche e la sistemazione dell’asfalto. Costo dei lavori: 600mila euro. L’autorizzazione preventiva data dalla Soprintendenza (con la presenza di un archeologo) risale al 2012. Tra ritardi e rinvii, si è arrivati allo scorso febbraio, quando i lavori sono partiti nell’area vicina alle mura scavate da Orsi, dove si trovano anche due tombe e una torre.

«Ad aprile, i cittadini – passando nei pressi del cantiere – si accorgono che dai lavori di posa del tubo erano venuti fuori i blocchi di arenaria delle mura», racconta l’archeologa Anna Rotella. La notizia finisce sui giornali locali e i lavori si fermano. Da Roma arriva il Soprintendente pro tempore della Calabria Gino Famiglietti. Che «non blocca i lavori come ci aspettavamo», dice Rotella, «ma impone la realizzazione di tre saggi archeologici per trovare un percorso alternativo e collegare tra loro i diversi tratti della condotta. Di fatto il Soprintendente non vincola l’area, dove passano circa 350 metri di mura greche, ma autorizza il completamento dei lavori con salti e strutture a U».

A luglio, poi, viene effettuato il primo dei tre saggi di scavo stabiliti dal Soprintendente. E da qui, come previsto, emergono i resti della cintura muraria greca. Quarantadue nuovi metri di mura, che si collegano a quelle del parco accanto. Il che non era una novità perché nel 1993, quando un privato in quell’area voleva farsi una casa, la Soprintendenza aveva già accertato che il percoso delle mura greche coincideva con la strada. A luglio, comunque, i lavori si fermano di nuovo. Ma la zona non viene vincolata, come tutti si aspettavano a questo punto.

Il cantiere sulla via Paolo Orsi, Vibo Valentia (Foto dal gruppo Facebook “Comitato Pro Mura Greche”)

La Soprintendenza decide solo di aspettare che il Comune studi una variante del progetto per posare comunque i tubi sulle mura e ripristinare la pavimentazione stradale. In sostanza si prospetta una deviazione delle tubazioni attorno alle mura, che poi verranno comunque interrate. «I nuovi 350 metri di cinta muraria greca presenti sotto la strada verranno risotterrati, negando quindi la possibilità di unirli agli altri 500 metri di cinta muraria già scoperti e oggi visitabili nel parco archelogico», spiega Rotella. «C'è da chiedersi come si possano tutelare le mura greche rimettendoci sopra tubi, cemento e asfalto».

Senza dimenticare che in corrispondenza dell’inizio del nuovo tratto di mura, qualche mese fa, nei lavori per il parco archeologico uno scempio è già stato fatto, con la costruzione di una rampa di cemento armato (un po’ come è accaduto già a Capo Colonna). Proprio in corrispondenza della torre numero otto, di cui sono emersi i tratti di arenaria.

«Bisogna fermarsi», ribadisce Rotella. «Non puoi continuare a fare varianti solo per finire i lavori. Lo sappiamo tutti che scavando lì sotto emergeranno i resti: sei in pieno parco archeologico, l’area va vincolata. Si potrebbe fare una strada pedonale o una ciclabile per rendere interamente fruibile il parco. Per arrivare al cimitero ci sono due strade alternative». Il sindaco ha fatto sapere che non ci sono soldi per tutelare le mura. Ma il Comitato di cittadini Pro mura greche che si è creato e che ha anche lanciato anche una petizione su Change.org rivolta al presidente della Repubblica, si dice disponibile ad aiutare l’amministrazione a cercare un finanziamento per ripensare i lavori.

Ora si attende una risposta del Comune. I soldi al parco, tra l’altro, non mancano. Ad agosto 2015 il parco archeologico ha ricevuto un finanziamento di 3 milioni di euro per i nuovi lavori di allestimento. Parte di questi soldi sono stati già spesi l’anno scorso nell’area del Cofino, la parte più alta, per riportare alla luce le fondamenta di un tempio ionico, che avrebbe dovuto essere coperto da un tetto. Ma una delle ditte coinvolte nei lavori ha ricevuto una interdittiva antimafia e il cantiere si è fermato. Lasciando il tempio esposto al vento e alla pioggia.

Potrebbe interessarti anche