Il vero pericolo per l'Europa è Renzi, non Salvini

Se mai naufragherà l’idea di un continente unito sarà colpa dei “tiepidi’ più che dei ”contrari”. Perché loro è la responsabilità di non aver dato corpo all’alternativa di ciò che oggi criticano. Un esempio su tutti: Matteo Renzi, dopo Bratislava

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26 Settembre Set 2016 0828 26 settembre 2016 26 Settembre 2016 - 08:28

La uccideranno i tiepidi, l’Europa. Non Viktor Orban, Marine Le Pen, Frauke Petry o Matteo Salvini. No. Loro continueranno a dire le stesse cose, a prendere più o meno gli stessi voti. Saranno gli altri, gli europeisti a parole a scavare la fossa all’Unione, a fare il lavoro sporco per loro.

I tiepidi - di destra e di sinistra - sono quelli che chiedevano (e hanno ottenuto) il Quantitative Easing per far ripartire l’inflazione e contenere i costi di rifinanziamento del debito pubblico. Quelli che volevano (e hanno ottenuto) il superamento del Trattato di Dublino affinché i profughi fossero ricollocati pro quota in tutto il Continente. Quelli che hanno chiesto (e ottenuto) flessibilità e risorse aggiuntive ogni maledetto autunno. Quelli per i quali il fiscal compact e i suoi obiettivi di medio termine sono sempre stati carta straccia, o quasi. Quelli che hanno votato tutto quel che oggi criticano - dal pareggio di bilancio in Costituzione al bail in - disconoscendolo un secondo dopo. Quelli che oggi, come ha fatto Matteo Renzi nei giorni successivi al vertice di Bratislava, si permettono il lusso di dire che l’Europa «vivacchia», che «manca di un’anima e un sogno».

E allora raccontatecelo, questo sogno. Descrivetecela, quest’anima che contrapponete all’Europa «delle banche e delle regole». Parlateci di welfare europeo, di politiche del lavoro continentali, di un sistema scolastico che permetta a chiunque di studiare ovunque, di filiere economiche che travalicano i confini, così come i saperi e le conoscenze. E poi diteci, già che ci siete, come ci volete arrivare

E allora, di grazia, raccontatecelo, questo sogno. Descrivetecela, quest’anima che contrapponete all’Europa «delle banche e delle regole». Parlateci di welfare europeo, di politiche del lavoro continentali, di un sistema scolastico che permetta a chiunque di studiare ovunque, di filiere economiche che travalicano i confini, così come i saperi e le conoscenze. E poi diteci, già che ci siete, come ci volete arrivare, quali sono le istituzioni che governeranno l’Europa di domani, come le eleggeremo.

E poi raccontatele in giro, queste idee, ai tiepidi come voi, o agli scettici, o agli indifferenti, agli egemoni riluttanti e pavidi come Angela Merkel. Aprite loro gli occhi sui benefici che potremmo trarre, a livello globale, se unissimo davvero le forze. Se andassimo davvero oltre il corto respiro di oggi, oltre quell’Europa a metà che si sta autodistruggendo nelle sue contraddizioni.

Perché non farlo, ma limitarsi a dire che «è il momento di investire in una nuova idea di Europa» (Davos,21 gennaio 2015), che «dobbiamo ripartire subito per il rilancio di una nuova idea di Europa» (Bruxelles, 28 giugno 2016), che bisogna «ragionare sul futuro dell’idea di Europa» (Ventotene, 22 agosto 2016), che «il Mediterraneo deve rappresentare una nuova idea di Europa» (Lecce, 16 settembre 2016), fa venire il dubbio che questa benedetta nuova idea d’Europa non esista. Che sia tutta una pantomima per mercanteggiare ancora un po’ di flessibilità di bilancio per un pugno di mance alla vigilia del referendum. O per avere il capro espiatorio perfetto - l’Europa, la Germania - pronto all’uso in caso di vittoria dei No.

La critica fine a se stessa, l’alibi Europa per questioni di bassa cucina politica nazionale è manna per gente come Salvini e Grillo, legittimati nelle loro posizioni, che potranno dire di aver avuto ragione sin dal principio e passare all’incasso. Per Orban, Wilders, Hofer, cui nessuno sta chiedendo conto di programmi e idee razziste e xenofobe, presi come siamo a fare a pezzi Merkel e Hollande. Per Frauke Petry e Marine Le Pen che non vedono l’ora di delegittimare i loro avversari al governo, raccontando agli elettori della loro debolezza continentale. Ottimo, soprattutto, per i Putin e per chiunque ci sarà alla Casa Bianca, che non vedono l’ora di avere a che fare con un Europa debole e divisa dove le multinazionali scorrazzano libere alla ricerca di chi gli fa pagare meno tasse, mentre vedono come fumo negli occhi un gigante geopolitico che alla Nato, all’Onu, al G20 abbia una voce grossa quanto la loro.

Pensiamoci, davvero. E ci pensi soprattutto Matteo Renzi, da sincero europeista quali siamo comunque convinti sia. Perché tra poche settimane potrebbe essere già troppo tardi.

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