Romagnoli, ex onorevole di Forza Italia, condannato negli Usa per traffico d'armi

Tre agenti Usa sotto copertura hanno incastrato l'ex deputato di Forza Italia Massimo Romagnoli e due complici. Si fingevano delle Farc e hanno contrattato missili, armi e cannoni. L'arresto in Montenegro, poi il rischio ergastolo scampato grazie alla collaborazione con le autorità americane

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26 Settembre Set 2016 1615 26 settembre 2016 26 Settembre 2016 - 16:15

Da Capo d’Orlando a una prigione negli Stati Uniti con una condanna a 4 anni passando per la Camera dei Deputati. Tutto in 45 anni di vita. Decisivi gli ultimi 15 passati sulla cresta dell’onda, prima con le aziende e la politica, poi con il traffico di armi che gli è costato la galera. La storia è quella di Massimo Romagnoli, eletto nel 2006 all’estero (circoscrizione Europa) come deputato per Forza Italia: primo della lista con 8546 preferenze. Il secondo di FI, Guglielmo Picchi (oggi alla Camera con la Lega Nord), ne aveva raccolte poco più di cinquemila.

Alla Camera Romagnoli ci rimane per due anni e siede anche nella commissione Politiche dell’Unione Europa. Nel 2008 finisce l’esperienza parlamentare, anno in cui l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini lo propone per la nomina nel Direttivo della Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo ed è responsabile Estero del Gruppo Euro-Parlamentari del partito di Berlusconi.

Romagnoli è un 37enne rampante che ha già un trascorso di imprenditore alle spalle e tanti rapporti con l’estero, in particolare con Grecia, Turchia e Bulgaria. Proprio nell’est Europa, in Montenegro, sei anni dopo l’uscita dal Parlamento, l’arresto. L’ex deputato prova a vendere armi insieme a due cittadini romeni a un gruppo riconducibile alle Farc, le Forze armate rivoluzionarie colombiane. Un carico da 15 milioni di dollari. Dietro quel gruppo di ribelli però ci sono gli informatori della Dea (Drug Enforcement Administration, l’antidroga statunitense) sotto copertura.

Scatta l’arresto. Siamo a dicembre 2014 e Romagnoli rimane 20 mesi in carcere in attesa del processo. Con lui finiscono in manette Virgil Georgescu, cittadino americano, nato in Romania, già condannato a maggio per traffico di armi e Cristian Vintila, ex direttore degli acquisti per l’esercito romeno. Secondo la ricostruzione degli investigatori a stelle strisce Georgescu è stato il tramite per il contatto con il presunto gruppo di ribelli delle Farc, che gli Usa inseriscono nella lista delle organizzazioni terroristiche. In seconda battuta, una volta stabilito il contatto Georgescu ingaggia Vintila e Romagnoli per facilitare le operazioni sull’accordo da 15 milioni di dollari.

GLI AGENTI SOTTO COPERTURA

Nell’atto d’accusa si specifica come Romagnoli, «trafficante d’armi con base in Grecia» si specializzato «nell’ottenere certificazioni di utente finale fraudolente sulle armi militari». Il ruolo di Romagnoli insomma è quello di fornire la documentazione che faccia sembrare legale una transazione che non lo è. I tre non sanno di avere a che fare con “Cs-1”, Cs-2” e “Cs-3”: i tre agenti della Dea sotto copertura, così come identificati nelle carte dell’inchiesta. Ignari di tutto al telefono e nel corso di alcune riunioni si accordano per vendere armi di piccolo calibro, ma anche cannoni anti aereo e pistole automatiche.

I tre vengono agganciati a maggio del 2014: l’agente sotto copertura Cs-1 rivela a Georgescu di far parte delle Farc. Allarmato, Georgescu, dice a Cs-1 di non parlare apertamente al telefono della sua appartenenza al gruppo colombiano. Dopo aver ricevuto la lista delle armi lo stesso Georgescu fa sapere a Cs-1 che è in grado di esaudire la lista della spesa. I due si incontrano alla fine di settembre 2014 a Bucarest. Cs-1 registra tutto e confida a Georgescu che le armi servono per uccidere cittadini americani e in particolare per colpire elicotteri e aerei statunitensi in Colombia.

Negli stessi giorni entra in gioco Vintila, che insieme a Georgescu incontrano Cs-1 e Cs-2 e si fanno confermare la lista dei desiderata, mostrando a loro volta un catalogo di armi, che viene ribattezzato “Catalogo Vintila”. Non c’è tempo da perdere, e all’inizio di ottobre entra in gioco Romagnoli, che a Tivat, in Montenegro, incontra insieme a Georgescu e a Vintila i tre agenti sotto copertura, che hanno telecamere nascoste e registratori addosso.

Romagnoli mostra al gruppo un facsimile del falso contratto, mentre Georgescu da indicazioni sul luogo della consegna, «un particolare stato africano», si legge nel mandato di cattura, che al momento rimane coperto. I tre ribelli si sarebbero poi occupati del trasporto in Colombia. Anche Romagnoli ha un suo catalogo, che include anche un lanciarazzi, che mostra quando gli viene detto che l’obiettivo era quello di abbattere elicotteri.

I CS (cioè gli agenti sotto copertura) riferiscono poi che per completare la transazione avrebbero dovuto informare i propri superiori all’interno delle Farc. A quel punto Vintila paventa la possibilità di avere un anticipo a di provare le armi. Gli agenti però non informano i vertici della Farc, ma quelli della Dea e le autorità giudiziarie statunitensi, facendo scattare gli arresti poche settimane dopo.

RISCHIO ERGASTOLO SCONGIURATO

Romagnoli viene arrestato in Montenegro, e l’accusa chiede 20 anni di carcere. Nei venti mesi di custodia cautelare però l’ex deputato parla e rivela particolari sui due soci romeni. Da qui lo sconto di pena: il giudice di Manhattan Ronnie Abrams infligge 4 anni di condanna al 45 enne di Capo d’Orlano, scontando i 20 mesi già trascorsi in cella.

«Non è facile - ha detto Abrams - mettersi a rischio e collaborare contro altri». Gli è andata bene: anche Georgescu rischia la prigione a vita. Sia Romagnoli, sia Vintila hanno testimoniato contro di lui, ma in aula Georgescu, nato in Romania, ma cittadino americano grazie al matrimonio, rilancia davanti alla Corte: «Quello che ho fatto l'ho fatto per il governo degli Stati Uniti d'America e per la sua gente. E lo rifarei».

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