Lo scandalo del cibo sprecato: adesso donare è più facile

Ogni anno le aziende sprecano quasi 1.000 tonnellate di cibo, ma in questi mesi le cose stanno cambiando, anche grazie alla legge Gadda, che favorisce il processo di donazione

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CHARLY TRIBALLEAU/AFP/Getty Images

27 Settembre Set 2016 1420 27 settembre 2016 27 Settembre 2016 - 14:20
Messe Frankfurt

Approvata definitivamente dal Senato il 19 agosto, la Legge recante le Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi (legge Gadda, dal nome della deputata prima firmataria) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 30 agosto ed è entrata in vigore il 14 settembre.

Soddisfatti gli operatori coinvolti a vario titolo nel processo di formulazione finale della legge, che costituisce, a detta di tutti, il miglior esempio europeo al riguardo, basata com’è «sugli incentivi e sulla valorizzazione delle buone pratiche, sulla capacità di creare relazioni durature tra i soggetti coinvolti che tengono conto delle esigenze e capacità reciproche», come ha dichiarato a Vita Flavia Marè, coordinatrice Csr Carrefour Italia.

La legge Gadda si inserisce infatti in un contesto internazionale nel quale la riduzione dello spreco degli alimenti è un obiettivo sia a livello europeo (dimezzare entro il 2025 lo spreco alimentare ed entro il 2030 il rifiuti alimentari a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori) sia a livello mondiale secondo l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 12.3 dell’ONU (settembre 2015).

In Italia, a partire dalla Legge del Buon Samaritano del 2003, che aveva equiparato al consumatore finale le Onlus che effettuano a fini di beneficienza la distribuzione gratuita di prodotti alimentari agli indigenti, ci sono stati degli interventi legislativi che hanno regolamentato il complesso processo delle donazioni, lasciando però ampio spazio alle interpretazioni, ma ora si giunge con il nuovo testo a fare chiarezza sulla questione dello spreco alimentare, con:

- Un quadro regolamentare omogeneo in materia igienico-sanitaria.

- Prevedendo procedure standardizzate.

- Eliminando l’appesantimento burocratico per gli adempimenti fiscali.

- Incentivando i soggetti donatori.

- Ampliando la platea dei possibili beneficiari.

Al tema delle eccedenze alimentari - che valgono per il largo consumo (industria e distribuzione) circa 920 mila tonnellate all’anno sui 5,6 milioni di tonnellate di tutta la filiera agroalimentare dai campi al consumatore - GS1 Italy in ambito Ecr Italia ha dedicato un importante lavoro di base che, con il contributo di esponenti dell’industria e della distribuzione, è giunto all’elaborazione delle linee guidasu“Prevenzione, il trattamento e la gestione delle eccedenze alimentari” (scaricabili dal sito di GS1 Italy) cui stanno seguendo dei workshop di approfondimento sulle soluzioni concrete e gli approcci di filiera praticabili, fermo restando che obiettivo primario del retail e dell’industria è la riduzione delle eccedenze e il miglioramento dell’efficienza lungo le diverse fasi del processo, utilizzando tutti gli strumenti collaborativi a disposizione, dalla previsione della domanda all’ottimizzazione della disponibilità a scaffale (OSA), per citare due aree di lavoro sulle quali GS1 Italy si è particolarmente impegnato.

Con l'applicazione della legge Gadda, si riducono gli adempumenti burocratici che ora appesantiscono il processo di donazione

Giovanni Cobolli Gigli

Quali sono i punti qualificanti della Legge Gadda? Il presidente di Ancc-Coop Stefano Bassi, pone l’accento sul valore sociale della nuova norma. Afferma infatti che «Assicura – in un contesto di trasparenza e rigore amministrativo – la donazione di ingenti quantità di alimenti a fini di solidarietà sociale e per il contrasto della povertà, attraverso una forte semplificazione e un’importante estensione delle merceologie e della platea dei soggetti del Terzo Settore destinatari». E il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli aggiunge: «Con l’applicazione di questa nuova norma si riducono gli adempimenti burocratici che ora appesantiscono il processo di donazione, rendendolo più costoso rispetto al destinare gli stessi prodotti a rifiuto. Si sono così create le condizioni per aumentare queste attività e raggiungere l’obiettivo più volte indicato dal ministro Martina, cioè raddoppiare le attuali 480.000 tonnellate di donazioni da parte dell’intera filiera, raggiungendo il milione di tonnellate annue».

Nello specifico, la legge è costituito da 18 articoli, chiari, a comporre un testo armonico comprendente «tutto ciò che serve a chi vuole donare prodotti alimentari», come chiosa Vittore Mescia della Fondazione Banco Alimentare, la Onlus che, con le sue 21 sedi territoriali, raccoglie circa 7.500 tonnellate dalla gdo e 13.000 tonnellate dalla produzione, senza contare le altre fonti di approvvigionamento come la giornata della Colletta alimentare che da sola “vale” 10 mila tonnellate di cibo.

Lo studio Ecr evidenzia che oltre il 50% delle cause di generazione delle eccedenze dipende dal fattore tempo, per esempio il superamento della sell-by-date. La Legge Gadda interviene proprio in questo ambito liberando dal vincolo della data di scadenza (“da consumarsi preferibilmente il…”) per poter donare i prodotti alimentari in eccesso, introducendo la differenza tra termine minimo di conservazione (Tmc), inteso come la data fino alla quale un prodotto alimentare in adeguate condizioni di conservazione conserva le sue proprietà specifiche e data di scadenza, che sostituisce il termine minimo di conservazione per alimenti molto deperibili, oltre la quale essi sono considerati a rischio. La cessione per donazioni a titolo gratuito è consentita anche oltre il termine minimo di conservazione purché siano garantite l'integrità dell'imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione ed è inoltre prevista l'ulteriore trasformazione delle stesse.

Al riguardo, Mescia sottolinea che sul concetto di termine minimo di conservazione sarà necessario fare attività di comunicazione mirata per mettere in condizione chi riceve il prodotto e legge che la data è “scaduta” di consumarla senza timore e invita le aziende a non spostare le cessioni a ridosso di tale termine. Peraltro nel suo Manuale per la gestione della raccolta dei prodotti alimentari”, validato dal Ministero della Salute, Banco Alimentare pubblica l’intervallo di consumo consigliato dopo la data di scadenza per numerose categorie di prodotti.

Contrariamente al passato, quando le interpretazioni delle disposizioni la facevano da padrone, sono previste specifiche disposizioni per i prodotti finiti della panificazione e per i derivati dagli impasti di farina prodotti negli impianti di panificazione che non necessitano di condizionamento termico: questi, se invenduti o non somministrati entro le 24 ore successive alla loro produzione, sono da considerarsi eccedenti.

Le aziende cedenti possono consegnare direttamente alle Onlus il cibo, mentre in precedenza dovevano essere le Onlus a ritirare i prodotti

Nel complesso sono tante le aree di semplificazione introdotte dalla Legge Gadda.

In materia di trasporto, le aziende cedenti possono consegnare direttamente alle Onlus (in precedenza dovevano essere le Onlus a ritirare i prodotti). Prevede inoltre l’ampliamento della platea dei soggetti autorizzati a effettuare le distribuzioni gratuite e le categorie dei prodotti che possono essere ceduti gratuitamente agli indigenti. Viene creato un tavolo permanente di coordinamento al quale siedono tutti gli stackeholder coinvolti nel processo di gestione delle eccedenze alimentari ed esponenti dei Ministeri interessati con funzioni consultive, propositive, di monitoraggio e di progettazione per la limitazione degli sprechi e la distribuzione delle eccedenze.

Sul fronte fiscale, il recupero di cibo non è più equiparato a rifiuto. I comuni hanno infatti la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche che cedono direttamente o indirettamente beni alimentari agli indigenti, riconoscendo in tal modo che i rifiuti non hanno un valore aggiunto sociale (...).

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