«Il futuro? I robot progetteranno gli oggetti, i designer guideranno le imprese»

Parla Luca Mascaro, ceo di Sketchin società di design thinking: «Il design strategico ridefinisce la relazione tra uomo e oggetto, che è il senso profondo della quarta rivoluzione industriale. Ecco perché Google e Facebook stanno comprando le nostre competenze»

Luca Mascaro02
28 Settembre Set 2016 1600 28 settembre 2016 28 Settembre 2016 - 16:00
Tendenze Online

Cosa c’entra il design con Industria 4.0? C’entra, eccome. Ne è convinto, Luca Mascaro, partner e amministratore delegato di Sketchin, società svizzera leader nel design thinking, Sketchin è stata da poco acquisita da Business Integration Partners (Bip), la prima multinazionale italiana nel settore della consulenza, dopo l'entrata nel Gruppo di Ars et Inventio e Opon Knowledge, società esperte rispettivamente nell'innovazione e nella digital transformation, proprio per costruire una divisione ad hoc dell’azienda, chiamata xScience, che si occuperà per l’appunto di dare una mano alle imprese italiane e internazionali per fare il salto tecnologico e culturale necessario a sopravvivere e competere in questo nuovo mondo.

Ecco, se pensavate che fosse tutto un problema di robot, sensori e internet delle cose - di tecnologia, in ultima istanza - state sbagliando di grosso. E forse non è un caso che negli ultimi anni ci siano state numerose acquisizioni di numerosi studi e aziende di design strategico da parte di gruppi tecnologici come Facebook, o Google: «Altre realtà, come General Electric, se la sono creata da loro - spiega Mascaro - Perché la quarta rivoluzione industriale non è fare un oggetto in un modo diverso, ma riprogettare prodotti servizi e organizzazioni attorno alle aspettative delle persone. E il superportere di un designer è proprio quello di saper cogliere meglio di chiunque altro la relazione tra un uomo e un artefatto».

«La quarta rivoluzione industriale non è fare un oggetto in un modo diverso, ma riprogettare prodotti servizi e organizzazioni attorno alle aspettative delle persone. E il superportere di un designer è proprio quello di saper cogliere meglio di chiunque altro la relazione tra un uomo e un artefatto»

Luca Mascaro, Sketchin

Un superpotere, questo, che il design strategico porta a un livello che va al di là della mera progettazione di prodotto. Al contrario, usa il metodo del design di prodotto per migliorare l’esperienza umana. E lo fa con l’approccio di Bruno Munari - è lui ad aver inventato il design thinking, anche se la disciplina è stata istituzionalizzata all’università di Stanford, in California - a partire dal suo metodo progettuale basato sulla comprensione del contesto: «Oggi le banche hanno un processo di apertura di un conto corrente che impiega dai cinque ai dieci giorni - spiega Mascaro -. Se tu chiedi a un consulente come migliorare il processo, lui prenderà quello dei competitor e magari riuscirà a renderlo un po’ più efficiente. Noi ci poniamo l’obiettivo, sicuramente più ambizioso, di ridisegnare da zero tutto il processo per arrivare ad aprire il conto in due giorni».

Sketchin lavora per numerose aziende, dal mondo assicurativo a quello dell’editoria, da quello dell’healthcare a quello delle utility, che con la quarta rivoluzione industriale, in teoria, c’entrano molto poco. Eppure, spiega il design strategico serve eccome, anche in quei contesti, «perché sviluppa ipotesi per prodotti e servizi creando una soluzione personale e unica». Alla Gazzetta dello Sport, Sketchin ha riprospettato tutto l’ecosistema web, ad esempio. «Sono partiti da sito e app per poi fare ricerca su orari d’uso dell’informazione sportiva e sulle dinamiche di utilizzo. Per poi riprogettare i punti di contatto e mettere in sinergia le redazione cartacea e quella online».

Mascaro ne è convinto: sarà questo, in futuro, il mestiere del designer, perché «nel giro di cinque, dieci anni il design di un prodotto sarà fatto da un algoritmo». Quel che un bot non può fare è ripensare i processi, l’organizzazione e l’interazione umana. Ed è qui che sta non solo la sfida, ma la missione del design thinking e del designer strategico: «Qualcuno dice che con l’automazione il 75% dei posti di lavoro a rischio: noi dobbiamo essere in grado di generare processi in cui la tecnologia supporti l’uomo, senza sostituirlo». C’è chi dice che i designer strategici, tra pochi anni, guideranno le aziende al posto (meglio: a fianco) dei manager. Se queste sono le premesse, vale la pena di augurarselo.

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