Come il calcio ha cambiato il mondo dei videogiochi

Il mitico pes ha segnato una generazione, Fifa lo ha sorpassato negli ultimi anni. Ma i videogiochi con tema il pallone hanno una storia ormai trentennale. Tutto comincia al Mondiale messicano del 1986...

Valderrama
30 Settembre Set 2016 0823 30 settembre 2016 30 Settembre 2016 - 08:23

Mexico ’86

Mexico ’86, bootleg del giapponese Kick ‘n’ Run, è stato un gioco epocale per diversi aspetti. È stato il primo gioco di calcio da bar con una visuale laterale che riproduceva quella televisiva, è stato il primo gioco ad avere due tempi di gioco separati, i falli e il fuorigioco ed è stato il primo gioco con i rigori a fine partita in caso di pareggio. Era un titolo dall’aspetto buffo, non c’era una nazionale che avesse i colori corretti, l’Italia era inspiegabilmente gialla e quando si perdeva una partita si vedeva una stupida scenetta in cui il portiere piangeva e batteva i pugni al suolo. A livello di gioco c’erano diverse mosse acrobatiche possibili, ma tutte piuttosto mal implementate e complesse da realizzare, per cui la tattica migliore era prendere palla, scartare tutti e tirare fortissimo all’incrocio sul primo palo. Paradossalmente però la difficoltà di realizzazione rendeva queste mosse lo spartiacque tra chi sapeva giocare e il campione vero. Finire il gioco era affare di molti, segnare un gol in rovesciata era cosa da pochi. Occorreva crossare la palla in alto con precisione, capire il punto di caduta e posizionarci un giocatore, girare le spalle alla porta e col giusto tempismo premere il bottone del tiro e la levetta della direzione. Un’operazione complessa e non utile ai fini dell’efficienza di gioco, ma fondamentale per dimostrare di averne il controllo totale.

Fu così che nel 1999 Mauro Bressan, ormai cresciuto e diventato calciatore professionista, ebbe la scintilla dell’intuizione. Nella partita più importante della sua carriera vide la palla scendere dall’alto proprio mentre lui era sul punto di caduta con le spalle girate alla porta. Non importava essere lontani dalla rete, la posizione era inaspettatamente quella corretta, l’occasione era quella giusta per far vedere che lui era uno che il gioco lo dominava. Non fu l’immagine di Parola sulle figurine, non fu l’eleganza di un famoso Van Basten con l’Ajax e nemmeno la perfezione plastica di Vialli a Cremona. La sua ispirazione fu un gol realizzato da sé stesso ragazzino in una sala giochi di Jesolo contro una Germania vestita di grigio. Bressan colpì quella palla nel momento perfetto e la mise in porta da distanza stellare. Il Franchi impazzito, i compagni che lo abbracciavano. Il ricordo di Mauro è svanito molto prima di quello del suo gol contro il Barcellona.

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