Nizza, dove si rigenerano i campioni destinati al macero

Evra, Remy, Ben Arfa e ora Balotelli: quattro storie di giovani promettenti che in Costa Azzurri hanno trovato l'ambiente per ripartire

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30 Settembre Set 2016 1521 30 settembre 2016 30 Settembre 2016 - 15:21

Secondo alcuni studiosi di etimologia, il nome di Nizza deriverebbe dal greco antico Nikaia, legato a Nike, dea greca della vittoria. Qui però di vittorie, almeno a livello calcistico, ultimamente ne hanno viste poche. Nella loro storia Les Ainglons, gli aquilotti, di campionati francesci ne hanno vinti quattro, tutto negli anni Cinquanta: erano gli anni in cui il club rossonero regalava alla Francia gente come Just Fontaine, capace di segnare 13 reti in un solo Mondiale, quello del '58.

Ma se da qualche altra parte vincere non è importante ma l'unica cosa che conta, nel nizzardo la fama più recente che la squadra locale si è costruita è quella di trampolino di rilancio per giovani calciatori ancora a caccia di gloria. L'ultimo caso è certo quello di Mario Balotelli, che dopo un'estate passata a cercare lavoro, si è ritrovato a ricominciare da una squadra che lo scorso anno si è classificata quarta in un torneo dove il Psg gioca a parte e poi ci sono tutte le altre, il che significa fare l'Europa League, che non è la Champions ma per Super Mario è pur sempre qualcosa. E il Nizza, per questa fama recente, deve molto a les italiens.

A fine anni Novanta, quando cominciavano ad affacciarsi nel calcio le multiproprietà, a Franco Sensi venne in mente l'idea di investore anche fuori Roma. Fu così che comprò anche il Foggia, il Palermo e il Nizza. L'intento era quello, poi percorso da altri come la famiglia Pozzo con il triangolo Udinese-Granada-Watford, di avere un club centrale di riferimento e un paio di squadre satellite. Dicevano i maligni che Sensi volesse rivalutare un club finito nella B francese per poi rivenderlo a qualche operatore del settore turistico interessato a investire in Costa Azzurra. Lo stadio Du Ray, già vecchio all'epoca, doveva essere soppiantanto da un nuovo impianto da 30mila posti. Furono spesi soldi, per rilanciare la squadra. Federico Pastorello, agente il cui padre era all'epoca proprietario dell'Hellas Verona, consigliò a Sensi di prendere come tecnico Walter Sandro Salvioni, che allenava le giovanili del Parma: nei piani di Sensi c'era anche il rilancio del vivaio e ci voleva un uomo esperto, che facesse da collegamento tra i giovani e la prima squadra. Dopo un poco prmoettente 13° posto, l'anno successivo l'italianio portò la squadra in Ligue 1. E nelle giovanili del club, dove era arrivato nel 1997 poco più che un bambino, cominecrà nel frattempo a formarsi un interessante portiere: Hugo lloris, attuale numero uno della nazionale francese vice-campione d'Europa.

Il progetto di Sensi poi naufragò: a Nizza vennero strapagati giocatori come Pablo Rodriguez, che prendeva 45mila euro di stipendio (parliamo di inizio anni Duemila) e aveva pure l'auto con autista. Il povero Sensi ci rimetterà circa 60 miliardi delle vecchie lire e alla fine del 2001/02 si libererà sia dei francesi che del Palermo, con il quale aveva comunque vinto un campionato Serie C.

Qui nel 2000 arrivò un giovane francese che ancora non si capiva bene se fosse esterno o terzino. Di sicuro, era uno che di personalità ne aveva. Forse anche troppa, Patrice Evra.

Raccontata così, sembvra la storia di un grande fallimento. Ma solo dal punto di visa economico. Qui nel 2000 arrivò un giovane francese che ancora non si capiva bene se fosse esterno o terzino. Di sicuro, era uno che di personalità ne aveva. Forse anche troppa. Nel 1998, dopo essere entrato nelle giovanili del Paris Saint-Germain, Patrice Evra non era riuscito a mantenere il posto ed era arrivato in Italia, portato da un osservatore, per un provino con la Primavera granata. Poi aveva conosciuto un dirigente del Marsala: «Sei bravo, vieni a giocare con noi». E Patrice si era buttato, letteralmente. Perché il Marsala era già una squadra di professionisti, in C1. Ventisette gare, 6 gol. L’anno dopo va al nord. Il Monza lo prende per 250 milioni di lire: è la B, la grande occasione dopo solo un anno di professionismo, ma gioca poco e torna in Francia. A Nizza lo attende Walter Salvioni. In lui vede un potenziale difensore e l’occasione arriva quando si infortunano due laterali. Quando rientrano, Salvioni è chiaro: tu giochi esterno, altrimenti stai in panca. E lui gioca esterno: gli basta una stagione in prima squadra dopo la prima nel Nizza 2, per mettersi in mostra. Peccato che il suo contratto scada a fine 2002, quando Sensi lascia Nizza: se ne va a Monaco e i rossoneri non prendono una lira, pardon un euro.

La cosa non si ripeterà con Loic Remy, attaccante arrivato in Cota Azzurra nel 2008. Un altro con un carattere non facilissimo: nel 2013 verrà arrestato in Inghilterra assieme al cugino ed un amico, con l'accusa di aver drogato e stuprato una donna. Ma anche sfortunato: un infortunio gli ha fatto saltare l'Europero 2012, nonchè il recente prestito dal Chelsea al Crystal Palace, durato appena una settimana. Remy è uno dei pochi ragazzi francesi ad aver coronato il sogni di formarsi all'accademia dell'Olympique Lyonnaise, il Lione, una delle migliori per struttura e organizzazione di tutto il Paese. Ma la giovane età lo costringono ad andare in prestito a Lens, dove gioca ma segna poco: 3 gol in una stagione. Sembra uno dei tanti giovani destinati a sparire, poi il Nizza mette sul piatto 6 milioni di euro. Al Lione non sembra vero e accetta. Olivier Echouafni, capitano del Nizza, lo prende da parte: "La carriera di un calciatore è breve, non aspettare". In due stagioni segna quasi 30 gol in 86 gare, poi il Marsiglia si presenta con 15 milioni e l'affare è fatto.

La redenzione più grande è però quella dello scorso anno. Ben Arfa è un altro talento cresciuto a Lione, qualche anno prima di Remy. Gioca a servire un altro ragazzino francese di origini nordf africane, Karim Benzema. I due sono talmente affiatati, che quando arrivano in prima squadra quasi nessuno si accorge che nel frattempo se ne sono andati gente del calibro di Malouda o Diarra. Arfa è sulla bocca di tutti, gioca bene, si monta la testa, litiga con il tecnico e con il presidente. Quando così arriva la chiamata del Marsiglia lui dice sì, in rotta con tutti. Tanto che quando la Lega Calcio francese dichiara che il trasferimento è viziato da un irregolarità, il Lione gli impone di tornare ma lui dice no: "Ho fatto una scelta di cuore". Di certo, la testa lui non la mette mai. Come quando millanta un infortunio inesistente e rifiuta di giocare contro il Psg: una betsemmia, saltare così il Classico di Francia. E così, ciao Marsiglia. “Gli ho visto fare cose incredibili, sembrava Messi. Poi ha fatto scelte sbagliate”, dice di lui Benzema, che nel frattempo ha fatto la scelta giusta ed è andato al Real Madrid, mica in prestito al Newcastle prima e all'Hull City poi. Ma in Inghilterra fa ancora cose così:

A Nizza, Ben Arfa si riprende tutto. A cominciare dal campo, che a Newcastle aveva visto poco anche per un infortunio dopo un intervento durissimo di De Jong. Il Nizza lo prende a gennaio 2015, ma la Fifa prevede che un giocatore non possa giocare per tre club diversi in una stagione. A luglio l'ingaggio è ufficiale e a settembre, contro il Saint Etienne, si presenta così:

(Spoiler: guardate il secondo gol)

A fine anno sono 17 gol in 31 partite, ma a fine stagione si accasa al Psg per scadenza di contratto, come nel caso di Evra. Si arriva così alla fine della storia, o meglio al suo ultimo capitolo in attesa di vedere che combinerà Balotelli. Super Mario è partito bene, le premesse sembrano quelle giuste. E il Nizza nel fratte,po ha imparato a non voler fare solo il piccolo club. La Allianz ha investito qui: da un paio di stagioni la squadra gioca nel nuovo stadio Allianza Riviera. C'è una nuova proprietà cinese rappresentata da Chien Lee e Alex Zheng del Plateno Hotel Group, leader nel settore alberghiero e turismo. Come primo investimento, hanno deciso di credere in Balo. E di sostenerlo nella sua querelle sui social contro Jamie Carragher, invitandolo a comprare una sua maglietta. Un segno di apprezzamento importante: un altro campione destinato al macero è pronto al rilancio.

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