Ora qualcuno chieda scusa a De Luca, l'impresentabile

Per il presidente della Regione Campania arriva l'assoluzione per il processo Sea Park, quello per il quale era stato messo in “blacklist” dalla Commissione Antimafia, poche settimane prima del voto. Una lezione istruttiva, se la sapremo cogliere

Getty Images 547487012

Photo by Stefania D'Alessandro/Getty Images for Giffoni Film Festival

30 Settembre Set 2016 1118 30 settembre 2016 30 Settembre 2016 - 11:18

Pochi storie sono istruttive come la vicenda giudiziaria di Vincenzo De Luca, assolto ieri dalle accuse dall’inchiesta Sea Park. Ricordate, vero? De Luca l’impresentabile. Quello che non si sarebbe dovuto candidare a presidente della Regione Campania. Quello che andava mandato a casa manu giudiziaria anche se aveva vinto le elezioni. Quello che era già stato condannato a mezzo stampa con titoli come “Concussione e truffa, ecco perché De Luca è impresentabile”.

Era il 29 maggio 2015 e quel titolo era di Repubblica. Il giorno prima De Luca era stato inserito nella blacklist dei politici che sarebbe stato meglio non candidare (e votare) dalla Commissione Antimafia. Il caso di specie, riguardava la cosiddetta inchiesta Sea Park della procura di Salerno. Un’inchiesta iniziata nel dicembre 2005 per una vicenda del 1998, nella quale De Luca era indagato per concussione, truffa aggravata e associazione a delinquere.

Un’inchiesta all’italiana. Con la pm che lo intercetta indirettamente - De Luca era parlamentare - mettendo sotto controllo il telefono di un suo collaboratore. Che ne chiede tre volte l’arresto e tre volte le viene negato, sia dalla giunta per le autorizzazioni a procede, sia dal tribunale del riesame. In cui gli imputati, De Luca in primis, rinunciano alla prescrizione. In cui è il pm, due volte, nel 2012 e ieri, a chiedere l’assoluzione piena degli indagati.

Nel frattempo, la politica usa l’inchiesta per regolare conti - con lui e con Matteo Renzi - e per fare campagna elettorale. De Luca diventa una specie di monatto: «Nelle liste del Pd non ci sono candidati impresentabili tranne il candidato presidente della Regione Campania», commenta la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. «Vedo che adesso qualcuno dà la colpa all'Antimafia». le fa eco l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani. «C'è un partito che non accetta lezioni di legalità e però candida degli impresentabili. Schizofrenia? De Luca è il capofila degli impresentabili», twitta Beppe Grillo.

«Nelle liste del Pd non ci sono candidati impresentabili tranne il candidato presidente della Regione Campania», commenta la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. «Vedo che adesso qualcuno dà la colpa all'Antimafia». gli fa eco l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani. «C'è un partito che non accetta lezioni di legalità e però candida degli impresentabili», twitta Beppe Grillo.

De Luca tira dritto e si presenta alle elezioni. Vince. E, da allora, colleziona assoluzioni. Quella in appello per il processo per la nomina di un project manager nella realizzazione del termovalorizzatore di Salerno, il 5 febbraio 2016. E quella relativa al processo Sea Park di ieri. Nessuno chiederà scusa, ovviamente. E nessuno chiederà conto a politici e giornali di titoli e sentenze sparate prima della fine del processo, glassate - come vuole l’etichetta - dalle solite formulette garantiste («per noi una persona è innocente fino a prova contraria, ma…», «aspettiamo l'ultimo grado di giudizio, ma...»). Scommettiamo pure che il partito della manette - che le sentenze le rispetta solo quando sono condanne - avrà da ridire, come ha avuto da ridire sulla vicenda di Ilaria Capua, che si è dimessa ieri dal parlamento italiano. E che sui giornali - indovinate quali - la notizia dell’assoluzione avrà lo spazio di un francobollo in taglio basso, magari condito con una coda velenosa.

Quel che possiamo dire noi, che questa vicenda l’abbiamo vissuta da spettatori in tribuna - e che di De Luca non siamo mai stati entusiasti sostenitori - è che se al posto suo ci fosse stato uno un po’ più pavido, a quest’ora sarebbe a casa, con la carriera politica rovinata da un sospetto. E che la politica ha perso un’ottima occasione - così come l’ha persa con Ilaria Capua - per rivendicare la propria autonomia di giudizio. E, perché no, la propria dignità.

Potrebbe interessarti anche