Quesiti linguistici

“Più prossimo”, “più estremo”: non sarà un po’ troppo? Risponde la Crusca

Il valore originario di intimo, estremo, prossimo è quello di superlativi. Ma nel tempo la forza è venuta meno e si è reso necessario mettere un “più” davanti

Estremo

(Getty Images/LOUISA GOULIAMAKI/Stringer)

30 Settembre Set 2016 1720 30 settembre 2016 30 Settembre 2016 - 17:20

In collaborazione con l’Accademia della Crusca

Gli aggettivi di grado positivo possono rafforzare i concetti che esprimono attraverso la formazione del grado comparativo e del grado superlativo (relativo e assoluto). Nel corso del tempo alcune forme di comparativo e superlativo possono perdere nella coscienza dei parlanti il legame con il grado positivo e venire percepite esse stesse come aggettivi di grado positivo, da cui si possono sviluppare, a loro volta, nuovi comparativi e superlativi. È questo, per certi aspetti, il caso di prossimo, intimo ed estremo, che – al pari di altri aggettivi terminanti in ‑ore e ‑mo – costituiscono sopravvivenze, rispettivamente, di forme latine, di grado comparativo e superlativo. Queste, peraltro, sarebbero state delle forme irregolari anche in latino perché derivanti da una preposizione e non da un aggettivo. La perdita “dei tratti semantici del comparativo di maggioranza e del superlativo” sarebbero dovuti in italiano “alla mancanza di un grado positivo a cui fare riferimento” (SERIANNI 1989, p. 218).

Prossimo deriva dal latino prŏximum, superlativo di prŏpe “vicino”. Sono numerose, dal Duecento ai nostri giorni, le attestazioni nella lingua letteraria e in quella giuridica delle forme di comparativo di maggioranza e del superlativo relativo (più prossimo, il più prossimo): se ne trovano esempi in Dante, Guicciardini, Ariosto, Manzoni, Vittorini, Landolfi, Pontiggia e Volponi. Leopardi e Carducci usano anche il superlativo assoluto prossimissimo. Tra gli esempi d’uso rinvenuti nella linguaggio giuridico citiamo quelle nello Statuto senese(1280‑97), negli Ordinamenti di Giustizia del Popolo e Comune di Firenze(1292‑1324), nello Statuto costituzionale del Regno d’Italia (1805) di Napoleone Bonaparte, nel Corso del codice civile, tomo VIII, Delle successioni (1859).

Intimo deriva dal latino ĭntimum, superlativo di ĭntus “dentro”. Il GDLI registra come possibile il superlativo intimissimo, e aggiunge che la formazione di comparativi di maggioranza e superlativi da intimo è ormai abituale perché l’originario valore latino di superlativo è andando via via scomparendo. Le attestazioni nella lingua letteraria sono molto numerose: il più antico esempio di comparativo si ha nei Quaderni fiorentini (1306) di Giordano da Pisa; successivamente si trovano attestazioni, tra gli altri, in Guicciardini, Alfieri, Leopardi, Carducci, Cattaneo, Fogazzaro, Croce, Moravia, Pratolini, Malaparte e Magris. Più rari gli esempi nei testi giuridici, tra i quali si può ricordareil trattato I postulati della scienza positiva ed il diritto penale (1901) di Mario Calderoni. Anche il superlativo assoluto intimissimo è documentato già nel Trecento nelFilocolo di Boccaccio; la forma si ritrova anche nelle opere di Croce, Gioberti, Fogazzaro e Serao.

Estremo deriva dal lat. extrēmum, superlativo di ĕxter o extĕrus “di fuori”. In questo caso, il GDLI spiega che il lemma grammaticalmente deriva dalla forma latina del superlativo e, dunque, le forme “del comparativo e del superlativo sono da considerarsi anormali ed iperboliche”. Queste forme sarebbero dunque usate per ottenere un particolare effetto all’interno dei testi. Il numero delle attestazioni è molto inferiore a quello delle forme precedenti; tuttavia se ne trovano esempi nella lingua letteraria (Fiorenzuola, Botta, Manzoni, Carlo Levi). Nell’Aretino è presente la forma del superlativo assoluto estremissimo, di cui oggi si trovano esempi nel linguaggio giornalistico.

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