Giù le mani dai nostri vizi: le etichette su sigarette e alcol sono terrorismo di Stato

Dopo il tabacco, i superalcolici: l’Irlanda vuole introdurre le immagini shock sugli effetti dell’alcol anche sulle bottiglie di vodka e affini. Una concezione dello Stato anacronista e paradossale: che trasforma le democrazie liberali di cui ci vantiamo di appartenere in oligarchie morali

Alcol Irlanda Etichette Shock
3 Ottobre Ott 2016 1118 03 ottobre 2016 3 Ottobre 2016 - 11:18

C'è una notizia preoccupante che viene dall'Irlanda. A quanto scrive La Stampa, infatti, «dopo i pacchetti di sigarette, le immagini choc potrebbero comparire anche sulle bottiglie dei superalcolici». Non c'è che dire, viviamo tempi strani e contraddittori. Mentre metà del mondo legifera contro i proibizionismi - ad esempio, alcuni Stati americani che legalizzano la marijuana - un'altra parte, in questo caso l'Iranda li alimenta, puntando su tecniche da terroristi per “educare”, e le virgolette sono d'obbligo, i propri cittadini.

A partire dal 2017, quindi, su bottiglie di vodka, rum, whisky, sambuca, pastis, ma magari anche su bottiglie di vino e di birra, potrebbero comparire scritte come “Bere uccide”, “Bere provoca disfunzioni erettili”, abbinate a foto di visi deturpati, corpi compromessi, malati, in fin di vita, con l'obiettivo di instillare in noi cittadini-bambini incapaci di pensare alla nostra salute il terrore del bere o, per usare le parole dei burocrati, per “aiutare a essere consapevoli dei rischi” connessi all'uso e all'abuso di alcol.

Il paradosso è evidente. Dopo un Novecento passato a demolire lo Stato Etico e le sue ingerenze morali sui cittadini, questi primi anni Duemila li stiamo passando a diventare talebani. E, percorrendo autonomamente la strada verso nuovi proibizionismi, stiamo permettendo ai nostri Stati, quelli che quando si parla di geopolitica internazionale si autoproclamano Grandi Democrazie Liberali, di trasformarsi in Grandi Oligarchie Morali.

Certo, qualcuno - anzi, più di qualcuno - obietterà che l'abuso o l'uso sconsiderato di uno strumento o di una sostanza che comporti un danno al cittadino, comporta anche un danno allo Stato, essendo lo Stato un corpo sociale composto dall'insieme dei suoi cittadini. E qualcun altro aggiungerà che gli abusi di alcol e droghe comportano un costo sociale collettivo e che quindi lo Stato ha tutto il diritto di usare qualsiasi mezzo per farci smettere, o per imporci la continenza.

Entrambe le posizioni sono errate, tuttavia, e chi le sostiene, seppur in buona fede, sbaglia. Lo Stato è un patto tra cittadini che riguarda la vita pubblica e il rapporto tra essi, non, come queste infrazioni rivelano, un patto che riguarda i cittadini nel rapporto con sé stessi. È per questo che accettiamo di delegare l'applicazione della violenza allo Stato, ma non possiamo accettare con la stessa leggerezza il delegare l'applicazione della morale. Hegel, quando diceva che “lo Stato è la realtà dell’idea morale” si sbagliava e di grosso.

Dopo un Novecento passato a demolire lo Stato Etico e le sue ingerenze morali sui cittadini, questi primi anni Duemila li stiamo passando a diventare talebani. E, percorrendo autonomamente la strada verso nuovi proibizionismi, stiamo permettendo ai nostri Stati, quelli che quando si parla di geopolitica internazionale si autoproclamano Grandi Democrazie Liberali, di trasformarsi in Grandi Oligarchie Morali.

La legge morale, come scriveva Kant, è dentro di noi. Ed è proprio la possibilità di scegliere di sbronzarci, di drogarci, di farci del male che ci rende uomini liberi. È quella cosa che i cristiani chiamano libero arbitrio, il diritto di scegliere se sbagliare o no. E se lo ha recepito persino una religione edofobica come il cristianesimo - lo è, anche se meno dell’Islam - allora non c'è motivo che non lo recepiscano strutture che si dicono laiche e liberali come i nostri vecchi Stati Nazione.

Nel 1946, in uno dei saggi contenuti in Altre inquisizioni e intitolato Il nostro povero individualismo, Jorge Luis Borges individuò il problema e scrisse: «Il più urgente dei problemi della nostra epoca è la graduale intromissione dello Stato negli atti dell'Individuo». Oggi, passati settant'anni, quel pericolo non è affatto scomparso e i nostri Stati stanno continuando a intromettersi, e in maniere che Borges non poteva nemmeno immaginare, nelle nostre vite.

Se non dovesse essere sufficiente la filosofia, lo sarà l'applicazione di un paradosso. Ovvero che l'unica causa di morte è la nascita. È nascere che nuove gravemente alla salute e qualsiasi attività che facciamo, da grembo a tomba, può potenzialmente danneggiarci o anche ucciderci. Guidare può uccidere, eppure — fortunatamente — non ci sono sui cruscotti dei miliardi di autovetture che impuzzolentiscono il mondo le foto di incidenti e copri squartati. L'abuso di qualsiasi cibo può uccidere, ma nessuno si sogna di scriverlo sulle etichette. Pensate, persino bere acqua può uccidere. Si calcola che ne bastino otto litri in una seduta per stroncare la vita di un maschio adulto. Eppure non ci sono etichette terroriste sulle bottiglie di acqua nei nostri supermercati. Se ci fossero ci farebbero ridere. E ne avremmo tutte le ragioni.

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