“Humanagement”: un nuovo modo per capire come si comanda meglio

Una serie di articoli sul mestiere di comandare e sul lato umano di chi si trova a dover prendere decisioni che riguardano gli altri. Ricordando che molto spesso, l'unico modo per prendere le decisioni giuste, è prenderle sbagliate

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3 Ottobre Ott 2016 0702 03 ottobre 2016 3 Ottobre 2016 - 07:02
Messe Frankfurt

Ci apprestiamo dal 10 ottobre a affrontare un viaggio in 21 tappe dedicato al management. Bisognerebbe intanto definire. Fiumi di libri e articoli si sono già soffermati, insieme a quello di Leadership. Diciamo così: negli articoli futuri si parlerà di “Manager” inteso intanto come essere umano che si relaziona ad altri essere umani; la figura responsabile della crescita e dello sviluppo dei propri collaboratori, dalla cui efficacia discendono anche i propri successi.

Il “vero” Manager visto come qualcuno che, se anche andasse via, la barca continuerebbe a navigare, magari anche meglio. Un Manager che non dovrebbe essere rimpianto, se è stato capace. Non deve lasciare il vuoto, ma eredi capaci di fare altrettanto bene se non meglio il suo lavoro.

Al centro ci sarà l’Uomo, con le sue fragilità, ma anche le sue enormi potenzialità. Per questo si è scelto di chiamare la serie di interventi a partire dal 10 ottobre “Il Vocabolario di Humanagement”.

L’ex Ceo di GE intervistato da un giornalista a proposito di cosa l’avesse reso capace di tanti successi, rispose sornione «Avere preso le giuste decisioni». Alla domanda scontata del giornalista su come avesse imparato a prendere le decisioni giuste, quasi stupito, il grande manager rispose «Nell’unico modo possibile, prendendo quelle sbagliate»

Chi si riconosce in queste parole pronunciate da Jack Welch troverà interesse.L’ex Ceo di GE intervistato da un giornalista a proposito di cosa l’avesse reso capace di tanti successi, rispose sornione «Avere preso le giuste decisioni». Alla domanda scontata del giornalista su come avesse imparato a prendere le decisioni giuste, quasi stupito, il grande manager rispose «Nell’unico modo possibile, prendendo quelle sbagliate».

Parlando di management mettere al centro l’Uomo vuol dire anche focalizzarsi sulla responsabilità di cui è gravato chi riveste quel ruolo: non è da e per tutti assumerle. Le responsabilità in gioco richiedono un articolato bagaglio di attitudini, certamente, e come tali innate, ma il cui esercizio esige soprattutto un irrinunciabile set di competenze da costruire, sviluppare e allenare.

Pensieri come sempre in libertà, senza pretesa alcuna di esaustività per lanciare un sassolino nell’acqua che magari creerà i suoi vortici.
L’auspicio è di favorire la riflessione, il confronto e lo stimolo reciproco su un concetto di managerialità nuovo, meno scontato spero, e talvolta persino provocatorio.
Sempre con un sorriso.

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