Ieri "choosy", oggi "arrendevoli". Sciocchezze: i giovani italiani sono realisti

La maggior parte di loro rinuncerebbe a ogni tutela pur di lavorare, secondo una ricerca. Non hanno rinunciato a lottare, fanno solo i conti con la realtà

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4 Ottobre Ott 2016 1023 04 ottobre 2016 4 Ottobre 2016 - 10:23

Ieri erano bamboccioni e choosy, perché non accettavano un lavoro senza che gli fosse steso il tappeto rosso all’ingresso, preferendo stare sul divano di mamma a vedere Mattino Cinque. Oggi sono arrendevoli, perché come racconta una ricerca di Acli e Cisl due terzi di loro sarebbero disposti a rinunciare a ogni tutela pur di lavorare.

Nel frattempo, gli unici che non partecipano a questo avvincente dibattito sul miglior aggettivo da appioppare ai giovani italiani sono proprio loro, i giovani italiani. Per molti di loro, circa il 40%, l’aggettivo giusto è disoccupati. E quando sei disoccupato - sia stramaledetta, la logica - tendi a fregartene delle brochure del ministero dello sviluppo economico che esaltano il differenziale retributivo - meno 12mila euro - tra un ingegnere italiano e straniero. E quando lo sei da troppo tempo, rinunceresti a tutto, anche a ferie e malattia, pur di avere qualcosa da fare dalle otto alle diciotto.

È essere arrendevoli, questo? No, è essere realisti. È avere la consapevolezza, meglio di tanti che il mondo lo osservano dall’alto, di quali siano le loro condizioni materiali e il contesto in cui devono costruirsi il futuro. Un contesto in cui dieci anni di crisi, di crollo della produzione industriale, di investimenti in picchiata, hanno bruciato decine di migliaia di posti di lavoro e compresso i salari. Finendo per colpire principalmente chi nel mercato del lavoro non c’era ancora entrato.

Edulcorare la pillola serve a poco: ben vengano i giovani che cercano disperatamente lavoro, anziché rassegnarsi a un mondo che non è più quello dei loro genitori

Questa è la situazione in cui siamo. Quindi, anche se ai guardiani dell’ortodossia darà fastidio, ben vengano i giovani che cercano disperatamente lavoro, anziché rassegnarsi a un mondo che non è più quello dei loro genitori. E ben vengano pure le brochure che raccontano la realtà. Mal che vada, convinceranno un’azienda a investire in Italia o un giovane ingegnere italiano ad andarsi a prendere una retribuzione migliore all’estero.

Edulcorare le pillole serve a poco. Questa è la realtà. E lo è perché per una scelta deliberata, lunga vent’anni o forse più: quella di difendere chi aveva già tutti i diritti, le aziende decotte e i loro posti di lavoro, il pubblico impiego, i diritti e i privilegi acquisiti. Vogliamo invertire la rotta? Prego, la sala verde di Palazzo Chigi è aperta. Ma a quanto pare, ai sindacati interessa entrarci solo per portare a casa la quattordicesima per i pensionati.

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