Ci risiamo: lo Stato non paga e falliscono tremila imprese all’anno

Nonostante tutte le promesse, mancano ancora 18 miliardi di debiti alle imprese da pagare. E nonostante i miglioramenti, la nostra Pa paga ancora a 120 giorni contro i 40 (ritardi compresi) di Francia e Germania. I dati del Centro Studi di Confimprenditori

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6 Ottobre Ott 2016 0825 06 ottobre 2016 6 Ottobre 2016 - 08:25
Messe Frankfurt

Cara Italia, abbiamo un problema: stanno fallendo un sacco di imprese. Molte più che nel 2009, l’anno nero della crisi finanziaria, e pure molte più che nel 2012, l’anno della tempesta perfetta sul debito pubblico e della cura Monti. Più precisamente, siamo passati dai 9.384 fallimenti di sei anni fa ai 15.336 del 2014, il picco massimo, ai 14.585 del 2015. Per quest’anno, le stime sull’andamento del primo semestre fermano l’emorragia a quota 14.348. Ancora tante, troppe. Soprattutto perché nel resto d’Europa - ad esclusione della Francia - la tendenza è inversa. In Germania e in Spagna, ad esempio, dove le serrande abbassate nel 2015 sono rispettivamente il 22% e il 4,5% in meno di quelle di sei anni fa.

Il peggio deve ancora venire, però: perché secondo un'analisi del Centro Studi Confimprenditori, una su cinque tra quelle 14mila e rotti imprese - poco meno di tremila - fallisce perché non è riuscita a riscuotere i suoi debiti con la pubblica amministrazione. Ma come, direte voi, non era stato promesso che sarebbe stato saldato tutto? Sì, è vero. Renzi lo promise a Porta a Porta, il 19 marzo del 2014: «Il 21 settembre, a San Matteo, ultimo giorno d’estate, se abbiamo sbloccato tutti i debiti della Pubblica Amministrazione, lei va in pellegrinaggio a piedi da Firenze a Monte Senario», disse a Bruno Vespa.

Dei circa 60 miliardi di debiti accumulati fino al 31 dicembre 2011, risulterebbero essere stati pagati stanziati circa 56,3 miliardi, erogati agli enti debitori 44 e pagati circa 38,6. Ne mancano all'appello circa un terzo. E un po’ di soldi, evidentemente, si sono persi per strada, chissà dove, come e perché.

Il diavolo è nei dettagli e sbloccare, evidentemente non è pagare. E in effetti, dei circa 60 miliardi di debiti accumulati fino al 31 dicembre 2011 - ci atteniamo a come li quantificò a suo tempo il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan - risulterebbero essere stati pagati stanziati circa 56,3 miliardi, erogati agli enti debitori 44 e pagati circa 38,6. Il condizionale è d’obbligo, visto che i dati del ministero si fermano all’11 agosto del 2015 e non sono più stati aggiornati. Fino ad allora, in ogni caso, lo Stato ha pagato 5,7 dei 7 miliardi che aveva di debito. Le Regioni ne hanno pagati 23 su 33. Gli altri enti locali 9 su 16. Ergo, più di un terzo dei debiti non sono ancora stati pagati. E un po’ di soldi, evidentemente, si sono persi per strada, chissà dove, come e perché.

Il problema è serio: perché in Italia la pubblica amministrazione paga a 90 giorni, mentre Germania, Francia e Regno Unito al massimo a venti. E il ritardo medio italiano è di altri 37,5 giorni, conto i 27 della media europea. Tutto questo genera domanda di credito in un periodo in cui i cordoni sono chiusi, impone contrazioni di costi, tagli agli investimenti, evasione fiscale, licenziamenti. E se va male, il fallimento. Secondo il Centro Studi Confimprenditori mancano ancora 18 miliardi all’appello per appianare la montagna e liquidare interamente ciò che l’apparato pubblico deve al privato. Sono tanti, è vero. Il problema è che abbiamo smesso di cercarli.

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