Il finanziamento pubblico sta per finire. I partiti italiani rischiano di non sopravvivere

I nostri partiti sanno fare fundraising? Una ricerca fotografa il sistema dell’autofinanziamento in Italia: «Molto sta cambiando, ma non siamo ancora pronti». In Usa Bernie Sanders, da solo, ha raccolto più denaro di tutti i soggetti politici italiani. La salvezza può essere il 2xmille

Manifesti elettorali
7 Ottobre Ott 2016 0903 07 ottobre 2016 7 Ottobre 2016 - 09:03

Il tempo passa veloce. Tra pochi mesi, con l’arrivo del nuovo anno, il finanziamento pubblico dei partiti cambierà per sempre. I rimborsi elettorali saranno definitivamente sostituiti dalle donazioni liberali e dai fondi raccolti con il 2xmille dell’imposta sul reddito. Una rivoluzione. Sarà la generosità degli italiani a decidere il futuro della politica. È una questione di vita o di morte, eppure i partiti non sembrano ancora in grado di sopravvivere.

La capacità di autofinanziamento sta crescendo. Ognuno si ingegna come può. Ma le tecniche di fundraising che altrove garantiscono la salute dei partiti, in Italia restano in buona parte sconosciute. Dati alla mano, lo spiega una ricerca curata dalle associazioni Raise the Wind, Costruiamo consenso e Competere, recentemente presentata a Montecitorio. Il confronto con gli Stati Uniti lascia interdetti. Nel 2014 i partiti italiani hanno raccolto donazioni per circa 20 milioni di euro. L’anno successivo, con l’introduzione del 2xmille si è arrivati a circa 30 milioni. «Ma nel frattempo - racconta Antonio Misiani deputato ed ex tesoriere del Partito democratico - i candidati alla Casa Bianca hanno raccolto oltre un miliardo e mezzo di dollari. Il solo Bernie Sanders ha ricevuto dieci volte quello che raccolgono tutti i partiti italiani in un anno».

Nel 2015 i partiti italiani hanno raccolto circa 30 milioni di euro. «Nel frattempo i candidati alla Casa Bianca hanno superato il miliardo e mezzo di dollari. Il solo Bernie Sanders ha raccolto dieci volte quello che raccolgono tutti i partiti italiani in un anno»

La strada verso l’autofinanziamento della politica è ancora lunga. Ma la ricerca presentata alla Camera racconta che qualcosa sta cambiando anche nel nostro Paese. Mentre si avvicina l’abolizione totale del finanziamento pubblico diretto, la politica italiana corre ai ripari. Nascono nuove pagine su internet, i partiti dedicano più spazio alla trasparenza e alla raccolta di donazioni. Eppure, spiegano gli esperti, manca ancora una strategia. Il fundraising non è una semplice raccolta di fondi, è soprattutto un progetto di partecipazione. Passa inevitabilmente dal coinvolgimento del proprio elettorato. È un’attività che va costruita nel tempo. Di certo non può essere improvvisata solo durante le campagne elettorali.

Qualcuno lo ha già capito. Se nel 2013 solo il 25 per cento dei partiti italiani accoglieva i dati dei propri donatori, oggi la percentuale è salita fino al 94 per cento. La conoscenza è fondamentale per fidelizzare la propria comunità e costruire un rapporto più stabile con gli elettori. Manca, invece, la capacità di raccolta fondi attraverso la vendita di gadget e lo shop online, tipica dei sistemi politici anglosassoni. In Italia utilizza questo canale di autofinanziamento solo il 12 per cento dei soggetti analizzati. Gli analisti di Raise the Wind e Costruiamo Consenso osservano anche una evidente incapacità di gestire gli strumenti di comunicazione più adatti al fundraising. Nella quasi totalità dei casi, infatti, il mezzo più utilizzato dai partiti per dialogare online con i propri sostenitori restano i social network, Facebook e Twitter su tutti. Le comunicazioni sono generali, mai personali. «Solo il 35 per cento del campione dispone di intranet, strumenti di comunicazione interna e community ufficiali. Sui siti web dei soggetti politici analizzati solo il 47 per cento offre la possibilità di iscriversi alla newsletter di partito e solo il 12 per cento dispone di form in home page per l’iscrizione».

Lo strumento più importante per garantire la sopravvivenza dei partiti, intanto, resta il 2xmille. Un sistema «di finanziamento pubblico indiretto, sottoposto alla scelta e alla volontà dei cittadini». Lo scorso anno il 2,7 per cento dei contribuenti ha deciso di finanziare la politica in questo modo. E così sono arrivati nelle casse dei partiti circa 10 milioni di euro. È un’opportunità da sfruttare fino in fondo. Nel 2016, secondo i dati della ricerca, il 94 per cento dei partiti che hanno avuto accesso a questo strumento «ha attivato almeno un’iniziativa di comunicazione online o offline per informare e incoraggiare la destinazione del 2xmille a proprio favore. Ma solo nel 41 per cento dei casi è stato pubblicizzato in maniera efficace».

Il 2xmille è uno strumento di finanziamento pubblico indiretto, sottoposto alla scelta e alla volontà dei cittadini. Lo scorso anno il 2,7 per cento dei contribuenti ha deciso di finanziare la politica in questo modo. E così sono arrivati nelle casse dei partiti circa 10 milioni di euro

Aprirsi alla cultura del finanziamento privato non è semplice. Come spiega il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, in tema di fundraising politico il sistema italiano è condizionato da diversi elementi critici. Il comune sentimento di livore verso i partiti, soprattutto. Ma anche l’assenza di un diffusa partecipazione politica. A questi si accompagna una percezione totalmente sbagliata dei costi della politica - spesso sovradimensionati - che negli ultimi anni ha creato un clima di vera ostilità verso il Palazzo. «Ecco perché in Italia il fundraising stenta a decollare - spiega Pagnoncelli - Non siamo ancora pronti per questa rivoluzione, ma è una scelta obbligata».

Il passaggio è inevitabile. Ne sa qualcosa Antonio Palmieri, deputato e responsabile internet di Forza Italia. Nel 2014 ha lanciato in rete un primo esperimento: il sito di raccolta fondi sostieni.forzaitalia.it. Con donazioni medie di circa 50 euro, in poco tempo il partito è riuscito a raccogliere oltre 60mila euro. Nulla, in confronto all’esperienza delle presidenziali americane. «Eppure per l’Italia è stato un discreto risultato». Dal centrodestra al centrosinistra, anche il Partito democratico gioca la sua partita per la sopravvivenza. I dem sono uno dei pochi partiti che si è dotato di un ufficio fundraising. Il coordinatore è Domenico Petrolo, anche lui intervenuto a Montecitorio. «La nostra è una sfida soprattutto culturale. Dobbiamo difendere un principio: finanziare la politica è legittimo». Il tempo stringe.

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