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Nostalgia dell’avvenire. Settanta anni fa nasceva il Msi

Una mostra della Fondazione AN ripercorre la storia di un popolo e di un partito. Vecchie fotografie e manifesti, documenti e riviste per ricordare una «comunità di amanti per l’Italia non ricambiati, una minoranza in disparte coi loro ideali, i loro sentimenti, la loro rabbia»

MSI

Archivio Secolo d’Italia

Archivio Secolo d’Italia

7 Ottobre Ott 2016 1258 07 ottobre 2016 7 Ottobre 2016 - 12:58

Un percorso lungo mezzo secolo. La storia di un popolo, di una comunità e di un partito. Il prossimo 20 ottobre, a settant’anni dalla nascita del Msi, nella storica sede di via della Scrofa si aprirà una mostra per ricordare quell’esperienza. Mutuando un celebre slogan di Giorgio Almirante, si intitola “Nostalgia dell’avvenire”. Sarà l’autobiografia collettiva di un movimento. Una vicenda italiana spesso dimenticata. Tra manifesti e volantini, vecchie fotografie e riviste, i visitatori potranno ripercorrere quell’avventura. Una storia durata fino al 1994 e alla nascita di Alleanza Nazionale, in cui «si riconobbero migliaia, anzi milioni d’Italiani, per decine d’anni - spiega il presidente della Fondazione Alleanza Nazionale Franco Mugnai - Passarono da quelle sezioni, da quelle piazze tricolore, migliaia di studenti e lavoratori, militanti di un partito che volle chiamarsi movimento per distinguersi dalla partitocrazia». L’iniziativa è stata ideata da Marcello Veneziani, presidente del comitato scientifico della Fondazione AN, e curata dallo storico Giuseppe Parlato.

Ma chi erano i missini? La mostra può aiutare a capire un storia ancora poco conosciuta. Cosa spingeva un ragazzo a frequentare quelle sezioni? «Non aveva vantaggi personali o politici né riconoscimenti - scrive Veneziani - Lo facevano sentire un esule in patria, un alieno o perlomeno uno che aveva sbagliato epoca. Il missino doveva destreggiarsi tra divieti mentali e a volte persino legali, marchiato d’infamia in una cittadella assediata, emarginato, dalla parte del torto…». E forse è per questo che così forte era il senso di comunità. «Quella comunità di amanti per l’Italia non ricambiati, quella minoranza in disparte coi loro ideali, i loro sentimenti, la loro rabbia». Eppure furono tanti. In mezzo secolo di storia quasi tre generazioni di militanti. «Che votarono la fiamma, frequentarono le sezioni, parteciparono a cortei e comizi di piazza, affissero manifesti, diffusero giornali e volantini, condivisero quei canti e quei simboli, rischiarono la vita per la loro oscena passione ideale».

La mostra si snoda tra diverse sezioni. Un filo logico percorre le tappe storiche: la nascita del movimento, fondato negli ultimi giorni del 1946, le segreterie di Almirante, De Marsanich, Michelini, Fini e Rauti. Non mancano passaggi tematici, non meno importanti. I giovani, ad esempio. È un aspetto centrale per comprendere la storia del movimento. Fronte della Gioventù, Fuan, Giovane Italia. Decine di sigle e migliaia di iniziative. Dalle prime manifestazioni contro il tradimento dell’8 settembre fino ai campi Hobbit, la realtà giovanile missina «ha rappresentato un mondo irrequieto e stimolante, non sempre gestibile dai vertici, soprattutto nelle sue espressioni più eretiche». E poi tre luoghi, Trieste, Alto Adige, Reggio Calabria, simbolo delle lotte degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Una sezione è dedicata alla riforma istituzionale e alla questione morale. Senza dimenticare i temi legati al lavoro e al sindacato.

Tutte le fotografie sono tratte dall’archivio del Secolo d’Italia

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