Bersani, per cortesia: dì qualcosa di chiaro

Prima votata, poi criticata, infine disconosciuta. Ma mai una volta Bersani e i suoi hanno votato contro la riforma costituzionale e l’Italicum. Un’ambiguità che rischiano di pagare caro, sia che vinca il No, sia che vinca il Sì. E che è la cifra della sinistra post-comunista di governo

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ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

11 Ottobre Ott 2016 1105 11 ottobre 2016 11 Ottobre 2016 - 11:05

«Penso che correggere il bicameralismo sia un fatto importante. Nell’insieme, per me è un passo avanti. Non facciamone una tragedia». Così Pierluigi Bersani, a DiMartedì. Parliamo di quattro mesi fa, non di secoli. Dopo che la riforma costituzionale era stata votata, anche da Bersani per ben tre volte alla Camera dei Deputati. Precisamente, l’8 agosto 2014, il 17 novembre 2015 e il 12 aprile 2016. Le ultime due volte, dopo che l’Italicum era già legge dello Stato, visto che è stata approvata l’8 maggio del 2015.

Passano pochi giorni da quell’apparizione televisiva, è il 21 giugno 2016, e Bersani, ad Agorà, su Rai Tre, si premura che nessuno dubiti della sua «coerenza nel voto, nessuno ha diritto di metterla in discussione». Ma, aggiunge «se continuano a brandire la campagna così e dire che se vince il no si dimette il governo, non mi vedranno ai banchetti». Renzi, allora, dice che non si dimetterà in caso di sconfitta, e fa ammenda sulla sua «eccessiva personalizzazione» del voto referendario.

Bersani, però, ai banchetti non si vede ancora. E anzi, è lui stesso a mettere in discussione la sua coerenza nel voto. Lo fa lo scorso 8 ottobre, in un’intervista al Corriere della Sera in cui si afferma che «la legge elettorale è la cartina di tornasole. Aver impugnato la Costituzione quasi in direzione di un meccanismo plebiscitario è consono a una semplificazione troppo drastica». «Si va verso il governo di un capo, che nomina sostanzialmente un Parlamento che decide tutto, anche con il 25% dei voti», aggiunge. Una schifezza, insomma: contro la quale tuttavia, lui e tutta la minoranza del Partito Democratico non hanno mai votato a favore, ma nemmeno contro. Per qualcosa che mina la tenuta democratica delle istituzioni, un po’ pochino.

Quel che rimane, al di fuori delle tattiche politiche, dei bizantinismi, dei distinguo in punta di fioretto è una minoranza passivo-aggressiva che si è messa in un angolo da sola. Sconfitta clamorosamente in caso di vittoria del Sì, questo è palese. Ma anche in caso di vittoria del No, visto che chi di dovere ricorderà a Bersani e ai suoi tutte le ambiguità degli anni passati.

Tant’è: nella direzione del Partito Democratico Matteo Renzi mette in campo pure una modifica della legge elettorale, ma solo dopo il referendum. La minoranza Pd non tende la mano: parla di melina, di opportunismo, di un passo arrivato in ritardo e probabilmente ha ragione. Non ce lo vediamo, Renzi, se vincesse il Sì, a sedersi attorno a un tavolo. Fossimo in Bersani faremmo fuoco e fiamme in direzione. Non ci sarebbe momento migliore per marcare le distanze. Bersani invece tace e manda avanti Cuperlo. E non pago, con tutta la minoranza, sceglie di non votare contro nemmeno stavolta, uscendo dalla sala al momento dell’alzata di mano.

Quel che rimane, al di fuori delle tattiche politiche, dei bizantinismi, dei distinguo in punta di fioretto è una minoranza passivo-aggressiva che si è messa in un angolo da sola. Sconfitta clamorosamente in caso di vittoria del Sì, questo è palese. Pure peggio in caso di vittoria del No, visto che sarà additato come colpevole della debacle democratica dai renziani, mentre chi di dovere - Grillo? Salvini? - gli ricorderà tutte le ambiguità degli anni passati. È un suicidio, insomma, o poco ci manca: figlio della paura e dell’ambiguità che rimarrà la cifra della sinistra post-comunista di governo a cavallo del nuovo millennio, da D’Alema a Bersani. O, se preferite da Berlusconi a Renzi, passando per Monti. Nanni Moretti in Aprlie chiedeva al Lider Maximo di dire qualcosa di sinistra. A noi, più modestamente, basterebbe qualcosa di forte e chiaro. Come un Sì. O un No.

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