Il Matteo Renzi show. Non voleva personalizzare il referendum, ma in tv c’è sempre lui

Stasera su Rai Tre l’ennesima apparizione televisiva. Interviste, dibattiti, faccia a faccia, comizi. Il premier ha definito un errore aver personalizzato la campagna referendaria, ma a difendere la riforma c’è sempre lui. L’effetto, non voluto, è quello di un leader solo

Matteo Renzi

ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

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11 Ottobre Ott 2016 1154 11 ottobre 2016 11 Ottobre 2016 - 11:54

«Anche io a volte ho sbagliato a dare dei messaggi…». L’inattesa ammissione di colpa è arrivata lo scorso agosto, alla festa dell’Unità. Personalizzare il voto sulla riforma costituzionale? «È stato un errore», ha spiegato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Due mesi più tardi, la presa di coscienza non sembra aver ottenuto grandi conseguenze. Il premier ha smesso di annunciare le sue dimissioni in caso di bocciatura della riforma, ma il protagonista della battaglia referendaria resta lui. Con tanti saluti ai buoni propositi, la campagna elettorale ha un solo volto. Il premier è ovunque: comizi, interviste, dibattiti, faccia a faccia. Renzi contro tutti. Passa dalla radio alla televisione, senza tralasciare incontri pubblici su e giù per l’Italia.

I ritmi imposti dall’agenda sono intensi. E ogni occasione è buona per difendere la riforma costituzionale. Solo la scorsa settimana Renzi ha girato in lungo e largo il Nord Italia. È stato a Treviso, a Genova, a Torino. Decine di appuntamenti con altrettante realtà produttive (sei incontri in poche ore solo nel trevigiano). C’è chi dice che la scelta geografica non sia casuale. Nelle regioni settentrionali il Sì alla riforma sembra aver convinto più elettori. I maligni, invece, lasciano intendere che proprio per motivare gli elettori meridionali Renzi abbia deciso di rispolverare i progetti del Ponte sullo Stretto. Ormai ogni iniziativa del premier è interpretata in prospettiva del referendum di dicembre. Negli stessi giorni, intanto, il presidente del Consiglio ha partecipato alla scuola di formazione politica del Pd, ha inaugurato la campagna referendaria con un comizio all’Obihall di Firenze, si è presentato a Milano alla assemblea generale di Assolombarda…

I ritmi imposti dall’agenda sono intensi. E ogni occasione è buona per difendere la riforma costituzionale. Solo la scorsa settimana Renzi ha girato in lungo e largo il Nord Italia. È stato a Treviso, a Genova, a Torino. Stasera tornerà in televisione. Ormai la sua presenza sta diventando una rubrica fissa. Dopo l’apparizione all’Arena di Giletti, è atteso a Politics, il talk show di Rai Tre

L’agenda intanto si riempie di appuntamenti. Stasera Renzi tornerà in televisione. Ormai la sua presenza sta diventando una rubrica quotidiana. In prima serata è atteso a Politics, il talk show di Gianluca Semprini su Rai Tre. Per l’occasione il format è stato modificato. Il premier si farà intervistare dai giornalisti Bianca Berlinguer, Stefano Feltri, Massimo Gramellini e Claudio Cerasa. Si parlerà di referendum e Italicum, ovviamente. Ma anche della legge di Stabilità e dell’aspro confronto interno al Partito democratico. Almeno 60 minuti di botta e risposta, per una puntata dedicata interamente a lui. Uno contro tutti, ancora una volta.

L’immagine che ne viene fuori è quella di un premier sempre più solo. A parte qualche eccezione, in tv c’è sempre lui. Unico protagonista di una campagna referendaria che inevitabilmente finirà per motivare anche i suoi detrattori. Una scena raccolta qualche giorno fa dal cronista de La Stampa racconta bene il clima. «A un certo punto, parlando al Centro Appiani di Treviso, il presidente del Consiglio si è lasciato sfuggire una battuta: “Non lasciatemi solo, perché da solo non ce la faccio…”. Una battuta pronunciata probabilmente con intento “empatico” per motivare una platea amica, ma comunque parole che mai il capo avrebbe pronunciato nella stagione del consenso». Chissà. L’effetto del leader solo contro tutti è chiaro. Probabilmente non voluto. Ma come è facile immaginare, scatena soprattutto i critici. Pochi giorni fa l’ex premier Massimo D’Alema - tra i principali avversari di Renzi - ha avuto buon gioco ad attaccarlo pubblicamente. «La mia opinione? Il presidente del Consiglio dovrebbe governare il Paese, non andare in giro a fare comizi».

L’immagine che ne viene fuori è quella di un premier sempre più solo. A parte qualche eccezione, in tv c’è sempre lui. Unico protagonista di una campagna referendaria che inevitabilmente finirà per motivare anche i suoi detrattori

Enrico Mentana, uno che di televisione qualcosa ne capisce, ha offerto la sua spiegazione. L’offensiva mediatica del premier è strettamente connessa ai sondaggi non proprio entusiasmanti per i favorevoli alla riforma costituzionale. Perché Renzi è sempre in tv? «Come il Berlusconi del 2006 - ha spiegato il giornalista in una recente intervista a La Stampa - sa che deve recuperare nei sondaggi e che la via più efficace sono gli scontri diretti». Effettivamente negli ultimi giorni il premier si è dedicato a una serie di apparizioni che hanno monopolizzato la scena (quella televisiva, almeno). Dal faccia a faccia con il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio a quello con l’ex giudice costituzionale Gustavo Zagrebelsky, in entrambi i casi in diretta su La7. Passando per la discussa presenza domenica scorsa all’Arena di Massimo Giletti, su Rai Uno e il precedente intervento a Quinta Colonna, su Rete 4. Televisione e radio, come ogni campagna elettorale che si rispetti. Se il 28 settembre Renzi è intervenuto a Rtl 102,5, il 3 ottobre era in diretta su Radio Popolare. Venerdì scorso, invece, un lungo intervento sulla Rai, a Radio Anch’io. Diretta con polemica. In un primo momento era stato programmato un confronto con il politologo Gianfranco Pasquino. Alla fine il duello è diventato un monologo. Lo ha rivelato poco dopo Pasquino su Twitter: «La Rai mi ha comunicato che il premier vuole stare solo senza dibattito».

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