“Mine”: il cinema italiano fa un gran passo avanti, ma senza il cinema italiano

Si intitola Mine, è il debutto al lungometraggio della coppia di registi italiani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, è stato prodotto dagli americani e dimostra come nel nostro paese ci siano ancora idee fresche e grandi talenti, basta trovare il coraggio di dar loro una possibilità

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12 Ottobre Ott 2016 1121 12 ottobre 2016 12 Ottobre 2016 - 11:21

Apparentemente, Mine è un film che si può riassumere in una frase: un marine in missione nel deserto afgano cammina in un campo minato, pesta una mina attivandola e deve cercare di uscirne vivo. Apparentemente, Mine è un film che si definisce facilemente: un film di genere, mezzo thriller e mezzo war movie. E ancora, apparentemente, Mine è un film all'americana, interpretato da attori americani, prodotto da un americano, con pasta e ritmo decisamente americani.

Sì, tutto molto apparentemente. Perché, nell'ordine: Mine non è un film che si può riassumere in una sola frase, né in una semplice mina. Mine non è un film che resta nei confini di un genere come il thriller o il war movie, perché i confini dei generi, questo film li oltrepassa abbondantemente. E, terzo e non per niente ultimo, Mine non è neppure un film esattamente americano: è stato ideato, scritto, diretto, montato e persino musicato da italiani.

La storia è di quelle belle. La coppia di registi, che si firmano Fabio & Fabio nei titoli iniziali, ma che si chiamano Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, hanno 35 anni e si sono conosciuti sui banchi del liceo, a San Donato Milanese. Insieme si sono avvicinati all'arte di raccontare storie. Sui banchi del liceo erano i fumetti, poi, dopo aver visto Matrix, raccontano in molte interviste, sono passati dagli storyboard alla macchina da presa.

E ora che di anni dal liceo ne sono passati più di venti dagli, dopo altrettanti anni di esperienza alle prese con video musicali e cortometraggi, con Mine sono alla prima esperienza con un lungometraggio. Come ci arrivano due “giovani” italiani che non hanno mai girato un lungometraggio a girarne uno negli Stati Uniti? La domanda sorge spontanea e, in Italia la prima risposta che viene da pensare è chissà di chi sono figli questi.

Eppure, la risposta è molto più semplice, anche se meno italiana. Sì, perché in Italia ci siamo abituati a non pensarci, ma ci sono arrivati con il talento, vincendo premi internazionali con i loro lavori, avendo qualcosa da dire e sapendo come dirla. Ecco, è così che sono arrivati a farsi produrre Mine dalla Safran Company di Peter Safran, che pare non essersi sbagliato visto che i costi di produzione sono stati già ripagati dalla vendita della pellicola in giro per il mondo e, cosa non da poco, che nel primo weekend di proiezione in Italia, si è piazzato nei primi posti per incassi e spettatori.

Malgrado per la sua natura sia un film statico, quasi completamente girato in pochi metri quadrati di deserto, Mine è un film sulla dinamica, sul movimento, sul superamento delle paure e sul coraggio di affrontare la vita e le sue difficoltà senza timore di guardarla negli occhi.

Fai un passo avanti”, continua a ripetere il berbero, un personaggio che Propp definirebbe l'aiutante del protagonista e che potrebbe tranquillamente anche esserne il frutto della fantasia esplosa, a Mike. “Fai un passo avanti”. Ed è tutto lì cuore del film, solo che il passo avanti non è soltanto quello per uscire dall'impasse mortale in cui è bloccato. È molto di più. È quello che tutti noi dobbiamo fare per affrontare le difficoltà, gli imprevisti, i dolori, le delusioni che la vita ci mette di fronte.

Alzare gli occhi da terra, guardare in faccia le difficoltà e avanzare. E con questo film, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro hanno mostrato come si fa a fare i passi in avanti al mondo cinematografico italiano, un mondo statico, fermo da decenni agli stessi registi, agli stessi attori, alle stesse idee, un mondo che infatti i due Fabi non li ha intercettati.

Un mondo bloccato per inerzia e convenienza, che per fortuna negli ultimi mesi sta ricevendo parecchi scossoni, da Lo chiamavano Jeeg Robot a Veloce come il vento, film di genere che per fortuna ci ricordano che in Italia abbiamo ancora qualcosa da dire e sappiamo anche come dirlo. Ecco, questo Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro è un ulteriore cazzotto in bocca a quel sistema inerte, a quel cinema senza nulla da dire e senza nemmeno alcuna voglia e capacità nel dirlo, a quel cinema ombelicale, noioso, melenso che non merita più, e forse non ha mai meritato, di essere la prima linea del cinema italiano.

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