Industria 4.0, in arrivo i dettagli per le agevolazioni record

Al Forum Meccatronica di Modena i produttori plaudono al piano del ministro Calenda ma chiedono di tagliare i tempi: il rischio è di bloccare gli investimenti per anno. Nella lista per l’iperammortamento macchinari ma anche alcuni software applicativi

Robot Nella Fabbrica

(Oli Scarff/Getty Images)

13 Ottobre Ott 2016 0817 13 ottobre 2016 13 Ottobre 2016 - 08:17
Messe Frankfurt

«L’elenco dei beni che godranno dell’iperammortamento al 250% è stato scritto». L’annuncio arriva dal segretario di Anie Automazione, Marco Vecchio, al Forum Meccatronica di Modena, organizzato da Messe Frankfurt. La lista era uno dei principali tasselli mancanti del Piano per l’Industria 4.0 del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Ora le aziende chiedono di accelerare, perché ottobre, novembre e dicembre sono i mesi cruciali per gli investimenti: sono quelli in cui le aziende sanno se hanno utili e stanziano le spese. «Aspettiamo il testo, dal ministero vogliono accelerare. Bisognerà aspettare la presentazione della legge di bilancio», il 15 ottobre, spiega Vecchio. «Da quel che sappiamo l’intezione è di chiudere entro ottobre». Nell’elenco dei beni che godranno del nuovo incentivo, l’ammortamento al 250% per le attrezzature legate alla industria di nuova generazione figura quello che ci si poteva attendere, dai sensori agli strumenti per l’etichettatura Rfid. Ma dovrebbero rientrare, come chiesto nei giorni scorsi a mezzo stampa dal presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, anche incentivi ai software. Si dovrebbe trattare di quelli più applicativi e legati al funzionamento delle macchine. Mentre sarebbero esclusi, se non da un ammortamento al 140% (già sperimentato quest‘anno), i software più gestionali, come i Plm (product lifecycle management), e gli abbonamenti ai servizi cloud.

Nell’elenco dei beni che godranno dell’ammortamento al 250% figurano macchinari legati all’Industria 4.0, dai sensori agli strumenti per l’etichettatura Rfid. Ma dovrebbero rientrare anche incentivi ai software più applicativi e legati al funzionamento delle macchine

Il settore dell’automazione industriale dovrebbe chiudere anche il 2016 in salita, attorno al +5-6 per cento. Tra le aziende presenti si registra un apprezzamento per la presenza di un piano che ha rimesso al centro un settore che spesso si è sentito dimenticato. «Le imprese dell’automazione nel complesso sono già abituate a tirare fuori i soldi per gli investimenti e hanno ben accolto l’approccio del governo di puntare, più che su soldi pubblici, su crediti fiscali», commenta Giambattista Gruosso, docente di elettronica e automazione al Politecnico di Milano e punto di riferimento scientifico del Forum Meccatronica. Tuttavia ci sono ancora degli interrogativi: il primo è l’effettiva capacità per le Pmi di accedere ai nuovi incentivi. Uno dei mezzi previsti dal piano, la realizzazione di alcuni Digital Innovation Hub, su impulso delle associazioni dei produttori, è ancora sulla carta. «Stiamo lavorando con diverse organizzazioni di Confindustria, compresa la nostra - spiega Vecchio -. Ma ancora siamo lontani da una concretizzazione». È ancora incerto, per esempio, il numero finale di questi hub. Il cui compito è essenziale: dovrebbero sensibilizzare le imprese sulle opportunità dell’Industria 4.0, supportarle nelle attività di pianificazione di investimenti e nell’accesso ai finanziamenti pubblici e privati, fornire loro servizi di mentoring e indirizzarle verso il secondo i Competence center, ossia i centri di eccellenza universitaria individuati dal piano.

Un altro punto di domanda è quanto il Piano sia davvero uno stimolo all’innovazione. Gli incentivi sono infatti principalmente rivolti alla domanda, cioè alle aziende clienti di macchinari industriali, che vedono alleggerirsi i costi finali per gli investimenti. Uno degli effetti possibili è che i produttori vendano quello che oggi hanno in casa senza innovare. È uno degli effetti collaterali di uno schema di incentivi nato superando la vecchia logica dei bandi, che aveva affossato il piano Industria 2015. Quello che oggi però viene sentito con più urgenza è la necessità di passare dalle parole ai fatti. «Ora sta finendo il tempo degli annunci - dice Gruosso -. Nei convegni mi aspetteri resoconti da parte delle imprese su quello che hanno già realizzato. Invece, il più delle volte, ci troviamo di fronte a solo a ragionamenti su quello che si dovrebbe fare».

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