Per promuovere l’emancipazione femminile l’Onu si affida a un personaggio di fantasia

La scelta, che nelle intenzioni sarebbe simpatica, ricade su Wonder Woman: l’eroina sarà nominata ambasciatrice per i diritti delle donne. Peccato che non esista

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14 Ottobre Ott 2016 0835 14 ottobre 2016 14 Ottobre 2016 - 08:35

Era importante che l’Onu promuovesse una campagna in difesa dell’emancipazione delle donne. Il problema è che, come testimonial, si sono presi Wonder Woman. Niente da dire sulle capacità del personaggio, sia chiaro. Qualcosa invece si può obiettare sulla sua sostanza. Il fatto che non esista potrebbe suscitare qualche dubbio sulla sua efficacia.

Le cose, in realtà, sono meno poetiche di così: alle Nazioni Unite hanno deciso di indire il “Wonder Woman Day”, una giornata per promuovere la parità delle donne e la loro emancipazione. Tra gli invitati (doveva essere una sopresa, ma poi in un’intervista non ha saputo tenere il segreto) anche Lynda Carter, storica attrice che, negli anni ’70, impersonava la supereroina in una serie televisiva. Nel corso della manifestazione (indetta per il 21 ottobre 2016) Wonder Woman diventerà ambasciatrice onoraria per le Nazioni Unite. Vedremo cosa riuscirà a fare, senza nulla togliere alle sue qualità e i suoi superpoteri che le derivano, tra le altre cose, dalle sue origini divine (secondo la finzione Wonder Woman non è nemmeno una donna, ma una divinità greca, ritrovata da un pilota americano durante la Seconda Guerra Mondiale).

Del resto, come ricorda anche il sito Mashable, non è la prima volta che l’Onu – che, come è evidente, prende sul serio i temi delle sue campagne – sceglie personaggi di fantasia come propri ambasciatori. Prima dell’eroina greco/americana, a marzo avevano scelto Red, l’uccellino rosso di Angry Birds, per una campagna in difesa dell’ambiente. “Gli Angry Birds hanno intrattenuto milioni di persone in tutto il mondo ed ora danno il loro supporto per rendere il mondo un posto migliore”, ha detto il Segretario Generale Ban Ki-moon. Poi uno si chiede perché l’istituzione perde prestigio.

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