Ancora debito, pochi tagli: l’unico vero grande problema di una buona legge di bilancio

Giù le tasse ai piccoli imprenditori, sostegno al reddito dei più poveri, via Equitalia, incentivi all'innovazione. Tutto giusto. Ma l'aumento del debito e i pochi tagli alla spesa mettono una seria ipoteca sul futuro

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17 Ottobre Ott 2016 1050 17 ottobre 2016 17 Ottobre 2016 - 10:50
Messe Frankfurt

Possiamo discutere fin che vogliamo il contenuto della Legge di Bilancio 2017. Che sia una partita di giro di mancette elettorali, pardon referendarie, o il mix perfetto tra incentivi al merito e sostegno ai bisogni, come sostiene Matteo Renzi. Probabilmente è entrambe le cose: ridurre le tasse alle piccole imprese, eliminare un ente vessatorio come Equitalia, incentivare l’innovazione e gli investimenti, occuparsi di alcune categorie a rischio povertà sono misure che di certo non drenano consenso, ma che nessuno può definire in se e per se sbagliate. Anzi.

Applausi? Sì, ma senza spellarsi le mani. Perché il problema di questa Legge di Bilancio non è il “cosa”, ma il “come”. E si racchiude facilmente nel confronto tra tre cifre: i 27 miliardi complessivi di valore della manovra. I 3,3 miliardi di revisione della spesa. E i 16 miliardi e rotti di flessbilità: Pardon, di nuovo debito pubblico. Tradotto: al netto del recupero dell’evasione fiscale e del gettito conseguente a una crescita più sostenuta dell’economia - partite abbastanza aleatorie, a dire il vero, tant'è che molti commentatori sono scettici sulle coperture - la Legge di Bilancio 2017 è stata finanziata prevalentemente a debito, in spregio ai patti controfirmati, a suo tempo, con l’Unione Europea.

Il problema di questa Legge di Bilancio non è il “cosa”, ma il “come”. E si racchiude facilmente nel confronto tra tre cifre: i 27 miliardi complessivi di valore della manovra. I 3 miliardi scarsi di revisione della spesa. E i 16 miliardi e rotti di nuovo debito pubblico. Tradotto: al netto del recupero dell’evasione fiscale e del gettito conseguente a una crescita più sostenuta dell’economia - partite abbastanza aleatorie, a dire il vero - la Legge di Bilancio 2017 è stata finanziata prevalentemente a debito

Fosse solo una questione di promesse non mantenute, tuttavia, non sarebbe un grande problema, visto l’andazzo da “liberi tutti” che regna dalle parti di Bruxelles. No, qui c’è in ballo qualcosa di più grosso: un’opportunità unica per il rilancio prossimo venturo della nostra economia di cui non stiamo approfittando e della quale potremmo pentirci amaramente.

Già, perché questo sarebbe il momento perfetto per tagliare la spesa pubblica in eccesso, come peraltro si promette di fare da anni. Anzi, meglio, per rimettere completamente in discussione i meccanismi di funzionamento dello Stato che spende peggio al mondo (lo dice il World Economic Forum, non noi). Farlo, vorrebbe dire mettersi in una posizione di vantaggio nel momento in cui la Banca Centrale Europea smetterà di comprare il nostro debito pubblico, in cui i tassi d’interesse torneranno a crescere stimolando gli investimenti, in cui i prezzi torneranno a salire.

Non tagliare la spesa pubblica oggi, vuol dire legarsi una corda attorno al collo. Perché quando il Quantitative Easing rallenterà sino ad arrestarsi, il nostro spread sui titoli di stato tornerà a crescere pericolosamente, col rischio si torni a ballare il valzer dell’insolvenza e del default. E se oggi non si tagliano gli sprechi, domani non ci sarà alcun margine di manovra per fare investimenti pubblici o per incentivare quelli privati.

Certo, siamo d’accordo: tagliare drasticamente la spesa in prossimità di un voto-armageddon come quello del 4 dicembre sarebbe stato molto simile a un suicidio politico. Ma se ci guardiamo alle spalle, al 2012 delle elezioni politiche, al 2013 del boom dei Cinque Stelle, al 2014 delle europee, al 2015 delle regionali, non c'è mai un momento buono. Speriamo di non dovercene pentire troppo, quando arriverà il momento cattivo.

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