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Le quattro domande che il manager si deve fare per non perdere la bussola

Mete, valori, ostacoli, risorse: se non si conoscono sia difficile guidare un team di lavoro. Per questo occorre avere le coordinate per sapersi orientare in qualunque momento

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Photo by H. Armstrong Roberts/Retrofile/Getty Images

17 Ottobre Ott 2016 0845 17 ottobre 2016 17 Ottobre 2016 - 08:45
Messe Frankfurt

Chiunque - a maggior ragione se ha la responsabilità di guidare, gestire e motivare un team di lavoro - deve avere ben chiaro dove vuole andare e nel rispetto di quali valori, conoscere o cercare di prevedere gli ostacoli che potrebbero frapporsi nel viaggio verso la meta e quindi dotarsi dei mezzi adatti per raggiungerla.

Ogni scollamento da questi presupposti rischia di farci perdere l’orientamento, e con esso il controllo, in questo viaggio nel mare delle decisioni, tutt’altro che calmo. Decidere è sempre difficile. Oggigiorno abbiamo molte opportunità, che se da una parte sono una ricchezza, dall’altra anziché semplificare le cose, le complicano.

Per rendere questo viaggio il più sereno possibile ci serve uno strumento di orientamento: un navigatore oggi, una bussola un tempo. Teorico di un approccio strutturato alla nostra modalità di navigazione nel mare delle scelte è l’israeliano Aviad Goz, che individua 4 direzioni, i 4 punti cardinali.

Per rendere questo viaggio il più sereno possibile ci serve uno strumento di orientamento: un navigatore oggi, una bussola un tempo. Teorico di un approccio strutturato alla nostra modalità di navigazione nel mare delle scelte è l’israeliano Aviad Goz, che individua 4 direzioni, i 4 punti cardinali.

Veniamo al primo punto, il Nord: tutti dobbiamo sapere dove vogliamo andare, a maggior ragione un manager. Con ciò non si intende solo il disporre di una ampia visione d’insieme, ma anche di una più precisa possibile declinazione della meta. Pena un senso di frustrazione inesauribile. Il viaggio del Divin Poeta, Dante Alighieri, che si ritrova in “una selva oscura che la dritta via era smarrita”, provoca in lui un dolore immenso e un senso di smarrimento intensissimo. Sapere dove si vuole andare pare facile, ma spesso è una delle domande più difficili a cui rispondere.

Provate a chiedervi o a chiedere a un amico “Come ti vedi tra 5 anni? Che cosa sostanzia nello specifico questa tua visione?”. State certi che non infrequentemente si creerà un certo imbarazzo. Spesso siamo più bravi a dire che cosa non vogliamo oggi, piuttosto che cosa vorremmo domani , tra 1 anno, 3 o 5. Non siamo abituati a declinare il nostro linguaggio al futuro e spesso, come teorizzato dagli esperti di anticipazione, consideriamo il futuro un semplice prolungamento del presente. Io posso volere il mio benessere fisico in vista dell’arrivo della vecchiaia, e questo concretizza una visione. In termini più puntuali, questa visione mi imporrà per esempio una serie di obiettivi come perdere dei chilogrammi (attenzione non fare genericamente una dieta, ma perdere un numero di chilogrammi in un preciso periodo di tempo).

Ed ora il secondo punto, l’Est. Secondo la teoria di Goz le nostre scelte devono essere allineate ai nostri credo. Se così non fosse vivremmo una dimensione di doppiezza, sensazione che in realtà molti di noi provano o hanno provato almeno una volta nella vita.
Torniamo all’esempio della dieta. Che succede se l’unico modo per perdere peso fosse una dieta proteica animale e noi fossimo contrari a consumare carne? Si porrebbe un dilemma: rinunciare agli obiettivi sacrificando i nostri valori o il contrario? In ogni caso perdiamo qualcosa. Che succede se l’unico lavoro papabile per noi fosse in un’azienda chimica e noi fossimo orientati al biologico, tanto da averne fatto uno stile di vita? Una delle cause di maggiori frustrazioni e di demotivazione ha le sue radici in un insanabile conflitto tra valori e obiettivi.

Poi arriva il Sud, non a caso opposto al punto cardinale del Nord: gli ostacoli tra noi e la meta. Nessun viaggio può essere intrapreso e nessuna scelta compiuta senza consapevolezza dei limiti che potrebbero frapporsi tra noi e la nostra destinazione. Limiti, ostacoli, muri spesso creati da noi stessi. Esserne consapevoli prima e rimuoverli poi è doveroso. Diversamente vivremmo la profezia che si autoavvera, ingenerando il fallimento atteso. “Eh si, fare una dieta… come farò se mangio sempre fuori?”. Spesso questi limiti assumono il subdolo volto dell’alibi, che si insinua nelle nostre vite come uno dei nemici più pericolosi.

In ultimo, nessun viaggio può essere intrapreso senza le risorse necessarie, collocate a Ovest: tempo, persone, denaro o quant’altro utile. La mia dieta richiederà tempo per una spesa accorta, budget per la consulenza di un nutrizionista e la collaborazione di mio marito a cui chiederò di non mangiare davanti a me un piatto di pasta alla Norma!

Ogni manager deve essere in grado di rispondere a queste 4 domande:

  • verso quale meta navigare?

  • ispirato da quali valori?

  • rimossi quali ostacoli ?

  • dotato di quali risorse?

Ogni tanto andrebbe fatto un controllo. L’assenza o la difficoltà di risposta a una di esse imporrebbe quantomeno una seria riflessione.

La vita è una questione di scelte ispirate da valori?

«Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.»
(Eraclito, filosofo greco pre-socratico)

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