Bilancio femminile

La manovra di Renzi? Regali a tutti, tranne che alle donne

Quasi due miliardi in un anno per i pensionati, mentre alle pari opportunità vanno 60 milioni, da spartire tra il fondo contro la tratta, piano contro la violenza sulle donne e il sostegno all’imprenditoria femminile

Renzi

(Getty Images/PHILIPPE HUGUEN)

19 Ottobre Ott 2016 1024 19 ottobre 2016 19 Ottobre 2016 - 10:24
Messe Frankfurt

Il grande assente della legge di bilancio 2017 da 27 miliardi di euro (di cui 15 solo per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia fiscale) sono le donne. Certo, non si attendevano svolte radicali per il Paese con il tasso più basso di occupazione femminile in Europa dopo Malta. Ma dal governo (almeno in partenza) più rosa di sempre, quello che alla Casa Bianca si porta quattro donne simbolo dell’eccellenza italiana, qualche soldino in più ce lo aspettavamo. E invece della questione femminile italiana a Palazzo Chigi sembrano essersi dimenticati.

Basta guardare come sono state distribuite le risorse destinate alle politiche sociali. Quello che salta subito all’occhio è la differenza tra i quasi due miliardi (sette miliardi in tre anni) a sostegno dei pensionati nel 2017, con l’introduzione e rafforzamento della quattordicesima e la possibilità di andare in pensione prima, e i 60 milioni per le pari opportunità. Da spartire tra il piano antitratta, quello contro la violenza sulle donne e il sostegno all’impresa femminile. Un grande calderone con l’etichetta “donne”, dove si mettono insieme lotta alla prostituzione, centri antiviolenza e imprenditoria.

Per il resto, si allarga la lista dei soliti bonus spot che rientrano nel calderone delle politiche per la famiglia: 600 milioni di euro, meno di un terzo di quanto diamo ai pensionati in un anno. Non solo il già noto “bonus bebè” di 80 euro al mese per tre anni per le famiglie con reddito basso che mettono alla luce o adottano un bambino, e il “voucher baby sitter”/asilo nido da usare al termine della maternità. La new entry è il “bonus mamma domani”: 800 euro una tantum che dovrebbero essere elargite al settimo mese di gravidanza per sostenere le spese mediche. E poi c’è il “bonus nido”, un assegno di mille euro l’anno per pagare l’asilo. Frammenti che si aggiungono alla giungla degli assegni familiari inefficienti e inefficaci, ha scritto Chiara Saraceno su Lavoce.info.

Quello che salta subito all’occhio è la differenza tra i quasi due miliardi (sette miliardi in tre anni) a sostegno dei pensionati nel 2017, e i 60 milioni per le pari opportunità. Da spartire tra il piano antitratta, quello contro la violenza sulle donne e il sostegno all’impresa femminile​

Anche perché, contando che in media le famiglie italiane per il nido spendono più di 300 euro al mese (dati Cittadinanzattiva), con il “bonus nido” si coprono sì e no tre mesi. Invece, degli investimenti per i nuovi asili nido, come promesso con la famosa formula renziana dei “mille asili in mille giorni”, non si vede neanche l’ombra. Nella bozza della legge di bilancio arrivata a Bruxelles è scritto che si destina lo 0,042% del Pil alle misure per la famiglia, tra le quali rientra anche una un’integrazione al Fondo per le politiche della famiglia con una quota dedicata “allo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia”.

Briciole che non scalfiranno la quota di soli quasi 163mila posti nei nidi pubblici (dati Istat). Che significa che in media solo il 12% dei bambini italiani da 0 a 24 mesi usufruisce del nido. Con il tempo pieno garantito solo nell’87% dei capoluoghi italiani. L’alternativa sono i nidi privati. Ma a fronte di rette mensili che superano i 500 euro, le famiglie ormai ritirano i bambini (motivo per il quale molti asili stanno chiudendo). Il motivo è che si finirebbe per lavorare per pagare il nido, e quindi spesso le mamme rinunciano al lavoro. Non a caso, la partecipazione al mondo del lavoro diminuisce con l’arrivo dei figli. Ma per scoraggiare strutturalmente questa tendenza nella legge di bilancio non si trova nulla. Anche perché, a ben vedere, per avere il voucher per il nido la madre deve avere un lavoro. Le disoccupate e inoccupate sono escluse e si beccano solo il bonus spot da mille euro l’anno. Proprio quelle che invece ne avrebbero più bisogno.

Per avere il bonus per il nido la madre deve avere un lavoro. Le disoccupate e inoccupate sono escluse. Proprio quelle che invece ne avrebbero più bisogno

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