Malesia, il comitato per la tutela halal vieta l’hot dog: "Potrebbero pensare ai cani veri"

Una decisione che lascia perplessi: l’organo che cura la conformità halal degli esercizi è rimasto impressionato dall’uso della parola "dog". Potrebbe creare confusione e, visto che il cane è un animale impuro, è un vocabolo da evitare

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19 Ottobre Ott 2016 1235 19 ottobre 2016 19 Ottobre 2016 - 12:35

Forse quella parola è meglio non usarla. Forse (ma solo forse) potrebbe causare qualche confusione. E, forse, potrebbe mettere in imbarazzo i clienti, fino ad allontanarli. È il parere del Dipartimento per lo Sviluppo Islamico Malese (Jakim), un organo governativo religioso, con l’incarico di tenere d’occhio l’ortodossia di un Paese che, in ogni caso, si è sempre definito islamico, ma moderato.

La parola in questione è “dog”, riferita a “hot dog”. Meglio evitarla: i clienti meno informati potrebbero pensare al cane, quello vero, che – come è noto – è, per i musulmani, un animale impuro (a differenza dei gatti, che invece sono tenuti in grande considerazione. Ma questo al Corriere, quando arrivano le notizie sulle stragi dei gattini da parte dell’Isis, lo dimenticano). Il pericolo dell’associazione di idee è, secondo la Federazione delle Associazioni dei Consumatori Malesi, reale. Meglio evitare certe parole e basta: “La comunità del business sia più sensibile a certi temi”.

Il caso è scoppiato quanto la Jakim ha rifiutato di riconoscere la conformità halal alla catena di pretzel americana Auntie Annie. Tra le varie ragioni, la presenza di un “pretzel dog”. La parola “dog” nel menu è stata definita “inappropriata”.

Ma cosa si deve fare se il prodotto si chiama così, è riconosciuto con quel nome in tutto il mondo e, tutto sommato, a parte qualche brutta battuta, non ha mai suscitato scandalo per nessuno? Semplice: si cambia nome: da “pretzel dog” si passa a “pretzel sausage”. Auntie Annie ha acconsentito.

La questione però non si è chiusa così. Come riporta la Bbc, il ministero della Cultura e del Turismo si è infuriato: “Un provvedimento stupido e retrogrado”, ha detto. Si chiama così, “e nessun musulmano potrebbe sentirsi offeso: è una parola inglese”. Gli hanno dato sostegno molti altri malesi, in particolare gli utenti dei social network e la columnist Marina Mahahir: “O poveri noi musulmani che ci confondiamo così facilmente. Che non abbiamo mai sentito parlare di hot dog e che non avremo altra scelta che mangiarli”. Il problema è proprio qui: come fanno a pensare che “hot dog” possa essere davvero confuso con un cane reale? Con la scusa del controllo religioso, e con un atteggiamento forse troppo paternalista, si finisce nel ridicolo. Ma, forse, nessuno stava scherzando.

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