Disastri romani: le 28mila case del Comune di cui non si sa nulla. Raggi, se ci sei batti un colpo

Immobili affittati a prezzi bassissimi. Una società di gestione che non fornisce i dati informatici, ma solo faldoni su faldoni di carte. Quella delle case del comune è una situazione drammatica e fuori controllo. Se la Raggi vuole fare qualcosa di buono per la città cominci da qui

Virginia Raggi (dalla sua pagina Facebook)
20 Ottobre Ott 2016 1021 20 ottobre 2016 20 Ottobre 2016 - 10:21

«Roma non conosce il proprio patrimonio immobiliare, che per anni é stato affidato a società esterne. La Romeo Gestioni dopo la fine del contratto ha portato via tutti i dati su pc e poi ci ha restituito cento bancali di carte. Ci vorrebbero secoli per esaminarli». Questo ha detto Virginia Raggi, sindaca di Roma, a margine della sua audizione alla Commissione Antimafia.

Se pensate stia esagerando, che sia una delle solite iperboli pentastellate, stavolta rimarrete delusi. Perché è vero: Roma, l’ufficio casa del comune di Roma, non sa davvero quante case ha, in che condizioni siano, se chi le sta abitando ha i requisiti per farlo, se l’affitto che paga è in linea coi prezzi di mercato e se lo sta pagando regolarmente. Nota bene: parliamo di un patrimonio stimato di circa 28mila immobili.

Non lo sa, la Raggi, perché la Romeo Gestioni, la società che se n’è occupata dal 2005 al 2014, quando è stato risolto il suo settennale contratto (più due di proroga) dalla giunta Marino ha pensato bene di recapitare al Comune centinaia di scatoloni di archivio cartaceo: contratti d'affitto, canoni applicati, utenze, contenziosi, documentazione sugli stabili occupati, sulle case popolari e quelle di pregio date in locazione per pochi spiccioli. Il tutto, abbandonato capannone incustodito all'interno dell'ex Fiera, all'Eur. Roba che sarebbe bastato un fiammifero per mandare in fumo quelli che rischiano di essere gli unici documenti che censiscono il patrimonio immobiliare romano.

Nel suo breve periodo di commissariamento, il prefetto Tronca ha provato a censire un campione di 574 immobili. Quel che ha trovato sono affitti da 1,81 euro di fronte alla Stazione Termini e di 30 euro circa per case con vista sul Colosseo

È una gestione, quella dei Romeo, che al comune di Roma costava 11 milioni l’anno e che, stando alle aspettative del sindaco Veltroni, avrebbe dovuto portare nel corso degli anni a una progressiva dismissione di quell’immenso patrimonio immobiliare. Non si capisce bene perché, o per colpa di chi, questo piano di vendite si sia rivelato un clamoroso flop. Quel che sappiamo è che la situazione si è progressivamente e ulteriormente deteriorata. Le manutenzioni straordinarie, connesse alle vendite, non sono mai state effettuate, aumentando la frequenza e l’onere di quelle ordinarie e i contenziosi tra inquilini, gestore e amministrazione. Il tutto, a margine degli scandali sugli affitti d’oro che ciclicamente rimbalzano tra il Campidoglio, la magistratura e la stampa.

Nel suo breve periodo di commissariamento, il prefetto Tronca ha provato a censire un campione di 574 immobili. Quel che ha trovato sono affitti da 1,81 euro di fronte alla Stazione Termini e di 30 euro circa per case con vista sul Colosseo. Secondo la Corte dei Conti - il magistrato che seguiva il caso, guarda un po’, era Daniela Raineri, nominata poi capo di Gabinetto dalla Raggi e defenestrata dopo poche settimane - la morosità complessiva su tutto il patrimonio di Roma si esprimi su volumi complessivi superiori ai 350 milioni di euro».

Ora, al netto dei disastri pregressi, il problema è che la Raggi è stata votata da due romani su tre proprio per risolvere, tra gli altri, questa situazione surreale. Risolverla, o almeno iniziare a farlo, potrebbe eliminare parecchi problemi. Primo fra tutti quello delle casse vuote del Campidoglio, se cominciassero a essere pagati affitti proporzionali al valore delle abitazioni. E poi quello di un mercato immobiliare alla mercé dei prezzi dei palazzinari, che finirebbero fisiologicamente per scendere se fosse fatto ordine nel patrimonio abitativo pubblico romano e se se parte di esso fosse messo in vendita. Se i Cinque Stelle sono il cambiamento, è da qui che deve partire. Allargare le braccia e tirare a campare non è concesso. Non a chi doveva far cambiare il vento.

Potrebbe interessarti anche