Attenzione: Google e Facebook privatizzano l’oceano

Da tempo i cavi che attraversano i mari e trasportano il traffico di dati non sono più di proprietà delle aziende di telecomunicazione ma appartengono proprio ai giganti del web. Questo permette una gestione migliore per le loro necessità, e anche un controllo totale

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21 Ottobre Ott 2016 0800 21 ottobre 2016 21 Ottobre 2016 - 08:00
Tendenze Online

Internet non è una rete virtuale: è concreta, reale. È fatta di fili e di cavi che avvolgono la Terra. Per collegare i continenti, passano sotto gli oceani per migliaia di chilometri. Questo è noto. La novità è che adesso a gestire e posare questi lunghissimi cavi sono gli stessi giganti del web: Google, Facebook e Microsoft.

L’ultimo annuncio è di metà ottobre 2016: Facebook e Google hanno dichiarato l’intenzione di far passare, entro il 2018, un nuovo cavo sottomarino di 12.800 km che collegherà Los Angeles e Hong Kong. Sarà enorme: almeno 120 terabit al secondo (per capirsi, il corrispondente di 90 milioni di videoconferenze ad alta definizione contemporanee).

Nel frattempo, a giugno 2016, era stato ultimato il deposito di un altro cavo tra Usa e Giappone, a opera di Google (e di altre cinque grandi aziende), per una capacità di 60 terabit al secondo. L’obiettivo era sempre lo stesso: rendere più veloci i contatti tra i due continenti. Un mese prima, Facebook e Microsoft si sono buttati su un altro progetto analogo: un cavo che collega la Virginia con Bilbao, in Spagna. Attraversa 6.600 km di oceano per una capacità di 160 terabit al secondo (numeri inimmaginabili). Ancora Google ha investito su un reticolo di cavi nei mari asiatici e su un collegamento Usa e Brasile.

In poco tempo le varie compagnie telefoniche del mondo sono state rimpiazzate dagli stessi giganti della rete. Ognuna di loro costruisce il proprio network di cavi (a proprie spese) e, a conti fatti, almeno due terzi di tutti i dati internet del mondo viaggiano su reti private. La strategia di espansione è evidente, la motivazione si intuisce. Controllare il traffico dei dati permette, senza dubbio, di garantire un servizio più efficiente e funzionale alle proprie necessità. Ad esempio Facebook, facendo partire il suo cavo dalla Virginia (scelta insolita) ha abbreviato la durata del viaggio dei dati dai data center a destinazione.

È un nuovo settore di business, che pian piano mangia terreno alle aziende che si occupano di telecomunicazione. I più allarmisti temono che, con il controllo delle strutture, le grandi aziende del web potranno imporre proprie regole e priorità. Come, del resto, già fanno.

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