E Assange rimane senza internet: quando l'importante è non pestare i piedi alla Clinton

Sabotaggi e legami con l'Arabia Saudita: Wikileaks ha pubblicato centinaia di mail che danneggiano l'immagine pubblica di Hillary, tanto che da Washington hanno fatto pressioni all'Ecuador per togliere la connessione ad Assange, che risiede nell'ambasciata di Londra

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21 Ottobre Ott 2016 1200 21 ottobre 2016 21 Ottobre 2016 - 12:00

Alla fine gli Stati Uniti ce l'hanno fatta, almeno per il momento. Non hanno ancora messo le mani su Jualian Assange, che da quattro anni non può muoversi dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove ha ottenuto asilo politico, ma almeno da Washington sono riusciti a togliere la connessione internet all'attivista australiano, staccata dai sudamericani "per non consentire interferenze sulle elezioni di uno Stato terzo".

Di certo Assange troverà il modo di continuare a gestire Wikileaks, il portale che da dieci anni riceve e pubblica migliaia di documenti diplomatici riservati, ma la vicenda è emblematica e conferma che qualcuno, in America, ha preso molto male la storia della mail riservate di Hillary Clinton, diffuse nel corso degli ultimi mesi.

L'idea che si fa passare, insomma, è la solita filastrocca secondo cui questo Assange sia un pericoloso criminale che attenta alla sicurezza degli Stati, delle loro relazioni internazionali e, quindi, di tutti noi.

Certo, qualche crisi diplomatica Wikileaks l'ha causata, basti pensare al giro di telefonate a cui fu costretta Hillary per calmare numerosi capi di Stato, e capiamo che che Assange possa essere mal visto dai governi, ma per tutti gli altri l'australiano dovrebbe essere una specie di eroe internazionale.

Forse è passato inosservato, ma Wikileaks negli ultimi anni ha smascherato centinaia di porcate che riguardano molto da vicino gli americani (e quindi anche noi, in quanto fedeli alleati). Il caso più recente, quello che ha fatto alzare la cornetta al segretario di Stato John Kerry per far saltare la connessione ad Assange, riguarda appunto le mail di Hillary riferire al periodo in cui l'ex first lady era capo del dipartimento di Stato, dal 2009 al 2013.

Al di là del gossip, il portale del pericoloso Assange ci ha rivelato che, per esempio, la Clinton già nel 2010 sapeva benissimo che Qatar e Arabia Saudita erano “base decisiva di supporto finanziario per AL Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas”. Poco importa se nel frattempo gli Stati Uniti facevano passare l'Arabia Sauta come un prezioso alleato (anche in chiave anti-terroristica) e, proprio nel 2010, vendevano a loro 62 miliardi di dollari di armi. E poco importa anche se gli stessi Sauditi, assieme agli Emirati Arabi, sono generosi finanziatori della Fondazione Clinton, l'ente che muove la macchina elettorale di Hillary.

Dalle mail hackerate, per dirne una, si scopre che nel 2011 il governo del Qatar ha donato 1 milione di dollari alla Fondazione in occasione del compleanno di Bill Clinton. Niente male come regalino. Abbastanza, forse, per poter pensar male.

Così come si potrebbe pensar male del comportamento di Hillary nei confronti del rivale Bernie Sanders nel corso della campagna per le ultime primarie democratiche. Nelle mail si legge, infatti, che lo stesso Partito avrebbe cercato di sabotare la campagna di Sanders, anche attraverso alcune talpe nel comitato.

Alla Clinton la cosa non è andata giù (la diffusione della mail, non certo il sabotaggio), tanto che Assange è stato accusato di essere un burattino in mano russa messo lì per favorire Trump. In realtà Assange è semplicemente un dissidente che picchia tutti e, facendolo, fa politica, nel senso che quello che svela condiziona l'opinione pubblica, ma, a ben guardare, Julian non si inventa nulla.

Wikileaks, nel corso degli anni, ha smascherato anche migliaia di documenti segreti relativi alle guerre in Iraq e Afghanistan, portando alla luce episodi e numeri accuratamente oscurati dalle fonti ufficiali

E Wikileaks, nel corso degli anni, ha smascherato anche migliaia di documenti segreti relativi alle guerre in Iraq e Afghanistan, portando alla luce episodi e numeri accuratamente oscurati dalle fonti ufficiali.

Leggendo i file hackerati si è scoperto che in Iraq ci sarebbero stati circa 15.000 civili uccisi non dichiarati, passati sotto silenzio come i casi di stupro, tortura, abusi da parte della polizia locale, quella addestrata dagli Stati Uniti e garante della neo esportata democrazia.

Le vittime civili, si legge, erano spesso contate come militari uccisi. Nel luglio 2007, per esempio, un attacco condotto via aerea causò la morte di 12 civili, tra cui quella di Namir Noor-Eldeen, quarantenne giornalista di Reuters, e della sua guida.

Un caso simile era avvenuto in Afghanistan, ma lo sappiamo solo grazie ai documenti pubblicati da Wikileaks. Nel settembre 2006, infatti, quattro soldati canadesi erano stati uccisi dal fuoco amico americano. La versione ufficiale del Canada parlò di un bombardamento talebano.

Per questo e per molto altro Assange dà fastidio alle estabilishment: le imbarazza, le mette a nudo, le svergogna. Da Staccolma nel 2010 hanno cercato di fermarlo con un'accusa di stupro, molestie e coercizione illegale, guarda caso proprio in concomitanza con al pubblicazione di centinaia di migliaia di file segreti delle diplomazie.

In realtà lo stupro e le molestie sarebbero semplicemente alcuni rapporti sessuali del tutto consenzienti, ma avvenuti senza profilattico. Assange si è rifugiato a Londra, dove oggi vive, nell'ambiasciata dell'Ecuador, con il Regno Unito che successivamente ha concesso l'estradizione alla Svezia. In poche parole, non appena Assange mettesse piede fuori dall'ambasciata verrebbe arrestato per la vicenda svedese, ma si sospetta che ci sia pronta un'accusa molto più pesante con mittente il tribunale di Washington. Per il momento non resta che sperare che l'Ecuador, dopo avergli staccato internet, non faccia venir meno la sua protezione.

Magari qualche relazione internazionale entrerà in crisi, ma almeno avremo un bel quadro di tutte le balle mondiali.

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