I profughi respinti a Gorino, il silenzio europeo: stavolta Renzi ha ragione da vendere

Bene ha fatto il presidente del consiglio a non soffiare sul fuoco della polemica, ma a prendersi le sue responsabilità. Altrettanto bene ha fatto a chiedere all’Europa di scegliere da che parte stare. Perché oggi sta vincendo chi respinge, non chi accoglie

Gorino
26 Ottobre Ott 2016 1050 26 ottobre 2016 26 Ottobre 2016 - 10:50

È il primo, Matteo Renzi, a dire che la vicenda di Gorino - dodici profughe e i loro otto figli respinti alle porte di una struttura di accoglienza dalle barricate della popolazione - poteva essere gestita meglio dallo Stato. Onore al merito di chi si prende la propria parte di responsabilità, quando sarebbe stato facilissimo appiccicare l’etichetta di zotici e xenofobi pescatori di vongole agli abitanti di questa piccola frazione alle porte di Ferrara, a proposito di pregiudizi e razzismo. E ancora più facile, dare la colpa agli “imprenditori della paura” - da Matteo Salvini ai suoi fidi luogotenenti locali - che non hanno perso tempo a mettere il cappello sulla protesta e a darle enfasi mediatica.

Non l’ha fatto, Renzi. Al contrario, ha colto il punto della questione. Che ci sono due strade, di fronte alla migrazione millenaria che ha nell’Europa il suo punto d’approdo. Accogliere o respingere. Se si vuole respingere, basta alzare un muro o sparare qualche colpo di cannone attorno alle zattere che attraversano il mare di Sicilia, per farle tornare indietro. Fine della questione. Lo fa la Spagna, lo fanno i Paesi balcanici e dell’est europa, lo fa la Gran Bretagna. Pure gli Stati Uniti d’America hanno la loro bella barriera al confine col Messico. La gente pare gradire. I profughi e i migranti - che vengono da realtà infelici come Nigeria, Eritrea, Sudan, Mali - molto meno. Che siano donne incinte o maschi adulti poco dovrebbe importare.

Renzi ha ragione da vendere: esiste un Europa che accoglie e un Europa che respinge. E a dispetto delle dichiarazioni ufficiali e degli impegni formali è la seconda che sta prevalendo. O che prevarrà, se l’Europa che accoglie non fa uno scatto in avanti

Se invece vogliamo accogliere, e Matteo Renzi non ha mai fatto un passo indietro rispetto a questa linea, serve altro. Una politica ridistribuiva adeguata. Un sistema che distribuisca in modo omogeneo i costi e le esternalità dell’accoglienza. Un patto di solidarietà tra comunità e livelli dello Stato. Per far funzionare tutto questo non bastano né i buoni sentimenti, né la buona volontà. Non in un anno come il 2016 in cui solo in Italia sono già sbarcate 154mila persone, di cui quasi 20mila sono minori non accompagnati. Non è semplice, ma si può fare, come disse a suo tempo Angela Merkel.

Per evitare che l’urgenza diventi emergenza servono protocolli certificati, una legislazione dell’integrazione e dell’accoglienza chiara e condivisa, una filiera organizzativa in cui nessuno possa approfittare della sofferenza o della generosità altrui. A livello nazionale. E, soprattutto, a livello continentale. Perché, anche qui Renzi ha ragione da vendere, esiste un Europa che accoglie e un Europa che respinge. E a dispetto delle dichiarazioni ufficiali e degli impegni formali è la seconda che sta prevalendo. O che prevarrà, se l’Europa che accoglie non fa uno scatto in avanti.

Possiamo discutere all’infinito su quanto opportunismo ci sia nelle parole di Renzi, ma centrano il punto come poche volte è stato fatto. Se si tolgono soldi a chi li usa per accogliere, che non si diano quei Paesi che li usano per respingere. Il bastone con l’Italia è giusto solo se la carota non finisce in bocca all’Ungheria, tanto per essere chiari. Altrimenti, prima o poi, arriverà anche a Roma, a Berlino, a Bruxelles qualcuno che vorrà respingere. Con tanti saluti all’Europa dell’accoglienza e dei diritti umani. È la politica, bellezza. E a volte è di una linearità disarmante.

Potrebbe interessarti anche