Islanda, il Paese dove il rischio di sposarsi con il cugino è reale

Per evitare matrimoni tra consanguinei in una nazione di 300mila abitanti senza cognome è stato creato un database genealogico, con tanto di app. Il rischio incesto, però, è molto amplificato dai media

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26 Ottobre Ott 2016 1133 26 ottobre 2016 26 Ottobre 2016 - 11:33

È una possibilità che un abitante dell’islanda deve sempre considerare: se non ci sta attento, rischia di fidanzarsi con un parente. Succede, specie quando si vive su un’isola con 323mila abitanti e non c’è l’abitudine di tramandarsi il cognome, ma solo il patronimico. Come si può distinguere un consanguineo da uno che non lo è?

È un problema. Come racconta il Wall Street Journal, ogni volta che si incontra qualcuno di interessante, occorre fare verifiche accurate. Geir Konráð Theodórsson, ad esempio, aveva cominciato a chattare via Tinder con una simpatica ragazza. Quando hanno deciso di passare su Facebook, hanno notato diverse (e sospette) amicizie in comune: la madre di lui, la nonna di lei, e la sorella della nonna. Risultato? Erano parenti. La conferma è arrivata consultando Íslendingabók, il libro degli islandesi, un database online che raccoglie le genealogie complete di 720mila islandesi (vivi e morti). I due condividevano lo stesso trisavolo (che, tutto sommato, non è nemmeno questa gran roba).

Il libro è un punto di riferimento per tutti i giovani che escono la sera per divertirsi. Se incontrano qualcuno, il giorno dopo è d’obbligo consultare il database per scoprire se esiste un grado di parentela (e, se sì, quanto stretto). Quando tutto questo non esisteva, ci si fidanzava meno e ci si affidava alla memoria degli anziani. E i matrimoni tra consanguinei erano pressoché inevitabili. Ora, invece, esiste una app del database che permette, accostando i telefoni, di scoprire subito il livello di parentela. “Bump in the app before you bump in bed”, diceva lo slogan. Insomma, se quel tizio è tuo cugino è un po’ meglio scoprirlo prima di andarci a letto (anche se gli sviluppatori dell’applicazione minimizzano il rischio di incesto, trattandolo più come esca per i giornali che come preoccupazione reale).

Del resto, fino a quando non è stato messo in piedi il database (creato attingendo a registri comunali e parrocchiali) l’ipotesi di finire con un parente sconosciuto (senza contare eventuali persone adottate) era il tema corrente di battute e barzellette. Poi, ogni tanto, accadeva davvero.

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