Il parlamento britannico del dopo Brexit è il più impotente della storia

Se la Brexit doveva rafforzare la sovranità parlamentare, in realtà ha consegnato agli inglesi un parlamento esautorato: con il Great Repeal Act l’esecutivo potrà intervenire sulla legislazione ordinaria senza un voto dell’Aula

Bandiera Ue Londra

(JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)

27 Ottobre Ott 2016 1508 27 ottobre 2016 27 Ottobre 2016 - 15:08

Brexit, cause ed effetti

Su Politico, Daniel Korski, deputy director della policy unit del governo Cameron, fa un lungo elenco di cosa è andato storto nel referendum inglese, a cominciare dalla testardaggine della Commissione, passando per l’incapacità del partito conservatore di fare pressioni in sede europea, le difficoltà di comunicazione dei vantaggi dell’Ue, per finire con la mancanza di organizzazione e la pochezza della campagna dei laburisti. Jo Murkens su Europp (Lse) invece osserva che se la Brexit doveva rafforzare la sovranità parlamentare, in realtà ha consegnato agli inglesi il parlamento più esautorato, deferente e impotente nella storia moderna. Annullando la distinzione tra diritto nazionale e comunitario, il cosiddetto Great “Repeal” Act di fatto libererà poteri che il Parlamento non ha mai formalmente concesso: l’esecutivo ad esempio potrà intervenire sulla legislazione ordinaria senza un voto del parlamento.

Secondo Andrè Sapir (Bruegel), il futuro del Regno Unito non è semplicemente in bilico tra hard e soft Brexit, ma sono possibili una serie di scenari intermedi a partire dall’interazione di dieci diversi parametri. Se è vero che non tutte le combinazioni sono politicamente realistiche, è comunque importante inquadrare analiticamente i possibili esiti delle negoziazioni.

Douglas Voigt su Social Europe nota che a dispetto della marea montante dei populismi e dei nazionalismi innescata dalla Brexit, il centrosinistra britannico si rifiuta di riconsiderare il proprio giudizio storico sul capitalismo europeo. L’antidoto ai populismi secondo l’autore passa per il rafforzamento di socialdemocrazie in grado di correggere le ingiustizie e le gerarchie del capitalismo, allo stesso tempo riconoscendo i benefici della produttività economica e delle libertà personali.

Il futuro del Regno Unito non è semplicemente in bilico tra hard e soft Brexit, ma sono possibili una serie di scenari intermedi a partire dall’interazione di dieci diversi parametri

Crisi e risposte

Anche Enzo Traverso (Euractiv) interviene sulla crescita di ondate xenofobe e populiste e sui rischi di dis-integrazione europea. Il progetto europeo ha bisogno di essere ripensato da capo per fornire risposte all’emergenza permanente che sta attraversando: questa fase - che trova espressione nello strapotere della Troika - vede la sfera politica completamente succube di quella finanziaria. In questo consiste, in ultima analisi l’”ordoliberalismo” di Wolfgang Schäuble: non un capitalismo sottoposto a regole, ma il capitalismo che detta le proprie regole.

Su Politico, un articolo di BBVA OpenMind fa notare che una rinascita europea è possibile solo attraverso un’idea di cultura Europea. È difficile dare una definizione precisa di cosa significhi essere europei, nè a quali modelli ci si possa ispirare o quali tracce seguire. Tuttavia risposta è indispensabile se si vuole completare il puzzle di nazioni, identità, culture e sentimenti diversi che in questo momento si stanno chiedendo per quali ragioni stare insieme. Uno spazio culturale europeo - che sia davvero in grado di includere tutti i complessi aspetti dello stare insieme degli uomini - è la sola risposta possibile alla crisi politica ed economica in corso.

In questo consiste, in ultima analisi l’”ordoliberalismo” di Wolfgang Schäuble: non un capitalismo sottoposto a regole, ma il capitalismo che detta le proprie regole

L’accordo Ceta

Amandine Crespy su Europp (Lse) osserva che le trattative per il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada mettono in evidenza il problema del rapporto tra libero commercio e sovranità e democrazia in Europa. Il veto della Vallonia (regione belga che conta non più di 2.5 milioni di persone) sta bloccando l’approvazione di un trattato i cui effetti riguardano 510 milioni di europei, e rischia di farne saltare l’approvazione. Secondo l’Economist - che sottolinea la gravità della momento - il ministro del commercio canadese Chrystia Freeland avrebbe lasciato Namur tra le lacrime, dichiarando che l’Ue «non è in grado di trovare un accordo». Il summit si è rivelato prova evidente del fatto che l’Unione sta soffrendo la “febbre referendaria” che attraversa gli stati membri e ha evidenziato che con le procedure decisionali attuali la risoluzione delle dispute in sede europea non è affar semplice.

Leggi anche:

- Ecodesign standards make fridges better and cheaper. Is the EU edging away from them?The Economist

- What UK-EU relations do we want and what is the 'good society'? (interview with Catherine West)openDemocracy

- Forget a European Army, Start With European TrainingCarnegie Europe

- Yanis Varoufakis offers some advice to the UK government on their Brexit negotiations with the EUopenDemocracy

Potrebbe interessarti anche