Basta con le fesserie: non è il protestantesimo che rende efficienti i Paesi del Nord

La divisione tra Europa del Nord ed Europa del Sud, cioè tra Paesi efficienti e Paesi spreconi, secondo alcuni ricalca la divisione religiosa tra cattolici e protestanti. Tutto falso, come è ovvio, ma l’argomento è molto diffuso

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2 Novembre Nov 2016 0822 02 novembre 2016 2 Novembre 2016 - 08:22

Nella fiera degli stereotipi sull’Europa e sulle sue diversità interne, se ne incontra uno più colto del solito, più sofisticato. Quello che, detto in breve, individua la causa della divisione tra Paesi del Nord (più efficienti, rigorosi e sviluppati) e Paesi del Sud (corrotti, indebitati e lassisti) nella cultura religiosa: è il vecchio motivo dei protestanti contro i cattolici, cioè il motivo dei proto-capitalisti contro i professionisti del debito, degli austeri e cristallini risparmiatori germanici contro gli scialacquatori impenitenti mediterranei, più o meno come Bach contro Vivaldi, arazzi contro affreschi, burro contro olio d’oliva. Il livello è lo stesso.

Tutta colpa di Max Weber, verrebbe da dire, se non fosse che lo studioso, nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo, sua opera più citata che letta (e meno ancora capita), non affermasse affatto quello che poi, in maniera sbrigativa, gli è stato attribuito. L’“interpretazione comune”, quella più nota, fornisce la semplice equivalenza protestante = virtuoso, conclusione che, più che sullo studio dell’opera, è derivata da aneddoti spiccioli e, soprattutto, dalla percezione che i Paesi protestanti, oggi, siano in condizioni economiche migliori dei Paesi cattolici.

Del resto, il buongoverno germanico tende sempre a dimenticare che il motivo principale del precoce sviluppo del Nord sia stato la grande presenza di ferro e carbone nei loro territori, elementi senza i quali qualsiasi industrializzazione appare molto improbabile. Nei Paesi del Sud, insieme al mare caldo e al bel sole, c’è una terra difficile da arare e poche risorse minerarie. Poi, certo, ci sono anche legioni di cattolici che non vedono l’ora di spendere i pochi risparmi in bicchieri di vino e serate danzanti, mentre i previdenti protestanti accumulano e reinvestono, disdegnando i divertimenti e altre tentazioni del demonio. È così, spiegano compunti, che sono diventati importanti.

Purtroppo no. È un dato di fatto, ad esempio, che l’area più ricca della Germania, cioè la Baviera e le altre zone meridionali, siano cattoliche. La Finlandia e la Norvegia, per fare un altro esempio, figuravano tra le aree più povere e depresse del mondo fino alla Prima Guerra Mondiale (prima cioè del petrolio, forse anche quello una grazia ricevuta in quanto protestanti?). Nell’anglicana Inghilterra la Cornovaglia, patria e cuore del protestantesimo, ha un Pil per capita di 18mila euro, mentre dall’altra parte della Manica, cioè a Bordeaux, dove sono cattolici e bevono il vino, ne hanno ben 27.750 a testa. Come si spiega?

E ancora: la Grecia, con tutti i suoi problemi, è un Paese del Sud, è Mediterraneo, è cialtronesco e furbone, ma non è certo cattolico (niente confessione, niente perdono dei peccati, niente papismo). E allora? Allora qualcosa in questo piccolo paradigma non va. Anche perché la Namibia, la Liberia, le Bahamas, lo Zambia, lo Zimbabwe e altri Paesi africani sono protestanti. Perché non prosperano anche loro? Forse il protestantesimo come mezzo efficace per diventare ricchi e potenti vale solo in Europa? O forse è tutta una costruzione propagandistica?

Secondo diversi studiosi (tra cui questo) è la seconda. L’idea della superiorità dei non-cattolici ha radici antiche, affonda nelle guerre contro la Spagna e la Francia, negli scontri che per secoli hanno diviso l’Europa, almeno dal 1517 in poi. La guerra dei cent’anni, Napoleone, le due Guerre Mondiali. Difficile che una convinzione così lunga e profonda si sia perduta nel giro di pochi decenni. Ora che, dopo la nascita dell’Unione Europea, il confronto militare non è più possibile (si spera), a sancire la superiorità di un popolo/nazione sugli altri è rimasto solo quello morale ed economico. Se il Pil funziona, bravi tutti: complimenti e invidia. Ma per favore, non diteci che è merito di Calvino e di Lutero.

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