Rinviare il referendum sarebbe il suicidio politico di Matteo Renzi

L’ipotesi, uscita come retroscena sui giornali ed è stata avvalorata da una dichiarazione di Alfano, è stata definita «surreale» dal presidente del Consiglio. Una modesta proposta: continui a considerarla tale e non ceda alle pressioni di Palazzo. Sarà comunque meglio, anche in caso di sconfitta

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3 Novembre Nov 2016 1048 03 novembre 2016 3 Novembre 2016 - 10:48
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Forse ha ragione lui, Matteo Renzi, quando dice che il dibattito sullo spostamento della data del referendum costituzionale, dal 4 dicembre a primavera, è surreale. Però il dibattito c’è, corroborato dall’apertura tutt’altro che timida del ministro dell’interno Alfano: «Se arrivasse dalle opposizioni, sarebbe una proposta da prendere in altissima considerazione», ha detto, auspicando nemmeno troppo implicitamente che ciò accada. E avvalorando i retroscena che si rincorrono tra le pagine dei giornali e che raccontano di una febbrile trattativa tra Palazzo Chigi, il Quirinale e Arcore per rinviare il voto - causa terremoto o ricorso di Onida, poco importa - e lavorare contestualmente a una proposta di legge elettorale che farebbe cambiare idea a Berlusconi, oggi (timidamente) schierato per il No.

Difficile credere che Renzi accetti, o che abbia anche solo pensato di accettare una simile proposta. E fa ancora più strano credere che sia stato lui - su suggerimento di qualcuno a lui vicino, a sua volta spaventato dall’instabilità successiva a un eventuale vittoria del No - a mettere l’opzione sul tavolo. Così fosse, si tratterebbe di un suicidio politico in grande stile, una manovra di palazzo non ha precedenti e che cancellerebbe in un colpo solo tutta la mistica renziana del leader coraggioso che gioca a carte scoperte e si butta senza rete. Un leader che, va ricordato, ha raccolto lui stesso le 500mila firme per il referendum confermativo, togliendo alle opposizioni quest’incombenza.

Sarebbe un suicidio perché solo chi è stato su Marte negli ultimi due anni potrebbe pensare che una simile mossa possa avvantaggiare il Sì. L’odore del sangue di un establishment intimorito che si asserraglia nel palazzo e rinvia il voto pur di non perdere sarebbe anzi il più grande incentivo a liberarsene

Sarebbe un suicidio perché solo chi è stato su Marte negli ultimi due anni potrebbe pensare che una simile mossa possa avvantaggiare il Sì. L’odore del sangue di un establishment intimorito che si asserraglia nel palazzo e rinvia il voto pur di non perdere sarebbe anzi il più grande incentivo a liberarsene, con tanti saluti alla spersonalizzazione del referendum e alla discussione sul merito della riforma.

Sarebbe un suicidio, così come è stato suicida riaprire la discussione sull’Italicum perché c’è il rischio che con quella legge elettorale possa vincere il Movimento Cinque Stelle. Spoiler: non c’è legge elettorale che possa impedire che accada, se deve accadere. Se un grillino arriverà a Palazzo Chigi, presto o tardi, sarà perché l’economia va male, perché il lavoro continua a latitare, perché i guai dei giovani e del Mezzogiorno sono stati ignorati da una narrazione economica e sociale tutta protesa a vedere il bicchiere sempre e comunque mezzo pieno anche quando è quasi vuoto, e a fare dell’eccellenza la regola. Perché la strada dell’euroscetticismo, anche se lastricata delle migliori intenzioni del mondo, legittima le posizioni dei populisti e dà loro forza, anziché indebolirli.

Se un suggerimento è concesso al Presidente del Consiglio: non ascolti le sirene del rinvio e vada dritto per la sua strada. Se vincerà - eventualità forse fin troppo sottovalutata - avrà la strada spianata verso nuove elezioni, un governo meno soggetto ai ricatti degli alleati e della minoranza interna, un orizzonte di cinque anni per riformare davvero lo Stato senza l’ansia del consenso che l’ha condizionato, in negativo, questi ultimi due anni. Se perderà, cadrà in piedi, come accadde nel dicembre del 2012. Forte del suo coraggio, dei suoi elettori, dell’incompatibilità dei suoi sfidanti e della loro incapacità di costruire un’alternativa. Meglio cadere da Renzi che sopravvivere da Alfano.

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