Genio e intelligenza? Sono due cose diverse, e la seconda è sopravvalutata

Se si va a indagare quali siano le persone che ottengono il punteggio QI più alto, si scopre l’esistenza di tanti cervelloni che, però, non cambiano la storia. Forse il metodo per misurare l’intelligenza non esiste ancora

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4 Novembre Nov 2016 0817 04 novembre 2016 4 Novembre 2016 - 08:17

La persona più intelligente del mondo? È una donna, è americana e si chiama Marilyn vos Savant. È stata inserita nel 1986 nel Guinness dei Primati per il suo quoziente intellettivo record e da quel momento, oltre a essere una capocciona, è diventata anche famosa.

Il suo rapporto con la genialità comincia presto: a 10 anni le viene fatta la prima misurazione, e ottiene un punteggio di 228 punti, con una maturità mentale pari a quella di una 22enne. Successive misurazioni abbassano il punteggio, ma la più recente (e forse definitiva) raggiunge quota 186, usando però una scala diversa. Con lo stesso metro di giudizio, va ricordato, Albert Einstein era arrivato solo a 160, e la media mondiale è di 100.

La sua preococità si evidenzia anche nella vita: si sposa a 16 anni (ma poi divorzia), comincia a lavorare insieme ai genitori, scrive per giornali locali sotto pseudonimo e si iscrive all’università, per ritirarsi dopo due anni e aiutare i genitori in attività di lavoro. Si distingue in seguito per la sua attività manageriale (insieme al secondo marito Robert Jarvik, medico e ricercatore, inventore del cuore artificiale Jarvik -7), per i suoi contributi nelle varie associazioni di bambini prodigio e sulle commissioni per l’istruzione in America. Dal 1986, poi, tiene una rubrica su Parade, intitolata Ask Marilyn, in cui risponde alle domande selezionate dei lettori (che vertono su ogni tema), dando sfoggio della sua altissima intelligenza.

Insomma, che sia una persona sveglia, non c’è dubbio. Che se la cavi bene più o meno in ogni campo, è evidente. Ma c’è un ma: l’impressione è che i veri geni della Storia, in qualche modo, abbiano saputo fare di più di una rubrica, e che l’intelligenza, forse presente in quantità minore, sia stata adoperata meglio, e non solo dal punto di vista morale. O forse ancora, il vero “ma” riguarda il concetto stesso di IQ, che altro non è che la traduzione in termini umani del processo produttivo fordista: più cose in meno tempo. La genialità, coltivata e imprevedibile, è un’altra cosa. Per fortuna.

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