Mauro Corona: «Lasciare le case terremotate si può, basta tabù»

Lo scrittore di Erto invita a vedere la natura per quello che è. Siamo sempre in balia di ciò che accade, ma la scuola ha smesso di insegnarlo: contadini e cacciatori dovrebbe andare in cattedra.

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Dalla pagina Facebook di Mauro Corona

8 Novembre Nov 2016 1022 08 novembre 2016 8 Novembre 2016 - 10:22

La paura non si può cancellare. E' umana. Ma per Mauro Corona, scrittore della montagna, alpinista dalla lingua sciolta, da troppo tempo si è spezzato il dialogo con la natura che ci potrebbe aiutare ad arginare meglio le avversità. La natura , dice parlando con Linkiesta.it, non sappiamo più interpretarla (figurasi domarla). Quando ci capita di farlo, è come in un cartoon con gli animali parlanti: "Poi quando incontriamo per strada il cane vero che ci azzanna, non ce ne facciamo una ragione". Corona osserva il disorientamento seguito al terremoto nel Centro Italia che non sembra finire mai. E sostiene che, in fondo, è il disorientamento di tutti quelli che vivono come se tutto fosse eterno e scontato. La casa dei padri, la strada in cui si è cresciuti, il paese in cui si sono investiti i risparmi di una vita. "Invece siamo sempre, perennemente in balia della natura". Dice per esempio Corona che, se non c'è alternativa, "non bisogna aggrapparsi solo alla memoria del passato", ma essere pronti a lasciare le proprie case. Perché le nostre esistenze finiscono, i terremoti no. Ma c'è un'altra cura necessaria, secondo lo scrittore di Erto: tornare a raccontare la natura a scuola.

Corona, come si affronta la paura provocata dal terremoto?

Iniziamo a dire che prima di tutto bisogna superare la paura della morte.

E va bene.

Le faccio un esempio. Nessuno ha paura di attraversare sulle strisce pedonali, ma c'è chi muore anche lì. Quindi, è la mancanza di informazione che crea le paure, che crea i tabù. Glielo dico in questo modo: bisogna togliere Heidi dalla natura. E bisogna farlo a partire dalla scuola.

Si spieghi meglio.

A scuola ci è stato insegnato che è tutto un idillio. Ma non è così. Dobbiamo mandare gli artigiani, i contadini, i cacciatori nelle scuole per insegnare sin da bambini a muoversi nella natura. Lo dico da secoli, questo. Il terremoto è poca cosa, è solo uno stiracchiamento, uno sbadiglio della natura. Insieme a questo bisogna anche fare le cose che ci permettono di avere meno paura.

Lei che cosa suggerisce?

Non sono un profeta, sono un povero diavolo. Però bisogna sbarazzarsi della memoria e del tabù dei luoghi in cui si è cresciuti.

Parliamo delle vittime del terremoto che non vogliono lasciare le loro case?

Anche. Io dico che non si può ricostruire dove le case sono venute giù. Non ci si può solo aggrappare alla memoria del passato. Perché il terremoto tornerà e la casa in cui si è vissuti da bambini crollerà di nuovo. A meno che, ovviamente, non si ricostruisca tutto in maniera nuova, con case fatte alla base di pietra e per il resto di legno. Noi siamo molto legati alla memoria dei vecchi, dei nonni, dei genitori, ed è una cosa buona. Ma bisogna anche avere il coraggio di cancellare il passato in certi momenti. Guardiamo per esempio a che cosa è successo in questi giorni fra Lazio e Toscana.

Alluvioni e trombe d'aria.

E' un discorso generale. Siamo passati da un dolce clima mediterraneo a un clima tropicale. Dobbiamo metterlo nel conto, questo. Le nostre case non sono più adeguate, mi viene da ridere quando sento il capo del governo, Renzi, dire che ricostruirà tutto come prima nelle zone terremotate: ma avete presente che cos'è l'Italia? Da dove cominciamo?

Parlavamo però della paura della natura. Come la si può controllare?

A scuola, come dicevo prima. La paura c'è, non si può negarla. Il punto è ci hanno abituato a pensare che può succedere tutto, anche un uragano a Milano, ma non a come difenderci. Ci è stato detto che tutto ci è dovuto e che non succederà nulla a noi persolmente. E' come quando si legge di un incidente d'auto: si pensa che possa capitare solo agli altri. E invece siamo tutti in balia, siamo sempre a rischio. Bisogna mettere in conto che qualcosa può sempre succedere con la natura. Per questo avremo meno paura anche se sapremo di essere protetti da costruzioni nuove, innovative, se sapremo che andremo a letto e quando verrà il terremoto la nostra casa non ci crolla in testa. Continueremo ad avere paura delle scosse e dei mobili che tremano, ma non moriremo. Nella mia casa ho legna e gruppo elettrogeno per ogni evenienza.

Nelle generazioni passate era consueto frequentare la natura ma anche raccontarla, con aneddoti e favole tramandate di generazione in generazione. Non la si racconta più oggi?

Sì, lo si fa, ma non come una volta. Una volta il racconto faceva anche da educazione. Anche adesso si potrebbe tornare a farlo, non per un atteggiamento catastrofista. Ecco perché dico che artigiani, contadini e cacciatori, ma anche chi va per mare, dovrebbero parlare nelle scuole. Perché i nostri bambini crescano sapendosi difendere dalla natura. Serve un'informazione giusta, non edulcorata, per conoscere realtà come la montagna dove vivo. L'umanità oggi è indifesa per ignoranza della natura. Guardate quanto veniamo vestiti sin da piccoli per non prendere freddo. Il risultato è che ci ammaliamo anche con uno spiffero d'aria, perché non coltiviamo gli anticorpi. Quello che dico è che bisogna coltivare anche gli anticorpi della conoscenza.

Secondo lei, siamo arrivati a questo punto di incomprensione con la natura solo a causa della comodità della vita moderna?

Sì, anzitutto per la comodità. E poi questo periodo di benessere ci ha fatto dare tutto per scontato. Le nuove generazioni si ritrovano con genitori che si preoccupano soprattutto del benessere economico, mentre la natura viene ignorata. Anzi, ci hanno isolato dalla natura. Si recupera con la scuola, l'unica che può crescere degli animaletti capaci di difendersi da soli.

@ilbrontolo

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