Francia, Germania, ovunque: in morte di una sinistra inutile

La Merkel leader degli anti-Trump, Fillon baluardo contro la LePen: ormai lo schema destra contro destra è arrivato anche in Europa occidentale. E i socialdemocratici stanno a guardare

Destra
21 Novembre Nov 2016 1012 21 novembre 2016 21 Novembre 2016 - 10:12

«Combatterò per i nostri valori di democrazia e libertà, così come per la difesa del nostro stile di vita». Così Angela Merkel, cancelliera tedesca cristiano democratica da undici anni, ha annunciato ieri la sua ricandidatura alle elezioni del 2017, per un quarto mandato che le permetterebbe di superare in longevità politica il suo mentore Helmut Kohl. A differenza delle altre tre elezioni tuttavia, l’avversario non sarà alla sua sinistra. Coi socialdemocratici, di fatto, c’è già un accordo: alla Cdu la cancelleria, in grande coalizione. Al socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier la presidenza della Repubblica. Non fosse altro che il gradimento per la riconferma della cancelliera è quasi triplo rispetto a quello di un avvicendamento con uno dei leader della Spd, Sigmar Gabriel o Martin Schultz. Nonostante ciò, aggiunge la Merkel, sarà l’elezione più difficile dalla riunificazione. Perché il nemico è a destra, si chiama Alternative fur Deutschland e la popolazione tedesca, chiosa, «è più polarizzata che in passato».

Lo stesso, più o meno, sta accadendo in Francia. Dove la vittoria alle primarie dei Repubblicains, il centro-destra francese, ha incoronato François Fillon, che ha fatto fuori Nicolas Sarkozy, ne ha incassato il supporto e si appresta a fare altrettanto, al secondo turno, contro il sindaco di Bordeaux Alain Juppé. Tutti i commentatori sono concordi nell’affermare che dall’esito delle primarie dei conservatori si capirà a chi toccherà affrontare Marine Le Pen al secondo turno delle presidenziali del prossimo anno. Nessuno ne mette in dubbio la vittoria al primo turno. O meglio, nessuno mette in dubbio che non saranno i socialisti, che ancora non sanno se ricandideranno il presidente uscente François Hollande, a metterla in discussione.

In Francia come in Germania, insomma, sarà centro-destra contro destra. Uno schema, questo, che è realtà ormai da molti anni in Paesi come l’Ungheria o la Polonia, ma che non credevamo sarebbe arrivato anche a ovest della fu cortina di Ferro. Così è stato, invece. E non è peregrino immaginare che persino in Gran Bretagna Theresa May debba presto guardarsi le spalle da Boris Johnson o dall’Ukip, piuttosto che da un Labour in perenne guerra civile. In fondo, il referendum sulla Brexit altro non è stata che una conta interna tra le due anime dei conservatori inglesi: quella nazionalista di Johnson e di Farage (che dei Tories è un transfuga) e quella europeista, seppur molto tiepida, di David Cameron e, ancor più tiepida, Theresa May. Dal resto del mondo, nessun segnale.

Il paradosso è che tutto questo avviene in un periodo di crescenti disuguaglianze, di capitalisti ottocenteschi travestiti da vestali della nuova economia, di monopolisti che usano la globalizzazione per non pagare un euro di tasse, di crisi dello Stato sociale, di giovani bisognosi di qualcuno che ne difenda il futuro. Di fronte a questi temi, a tutti questi temi, non c’è nessuno o quasi, a sinistra, che abbia qualcosa di originale e innovativo da dire

A ben vedere, la sinistra socialista è in crisi pure in Austria, in Olanda, nei Paesi scandinavi. Ovunque fatica a raggiungere il venti per cento dei consensi. Tiene ancora in Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (sommando socialisti e Podemos, ovviamente), in quell’Europa mediterranea in cui è passata la troika con le sue cure da cavallo per ridurre costi e sprechi. E in Italia, dove tuttavia beneficia della crisi del centrodestra e di un leader post-ideologico come Matteo Renzi in grado di drenarne in consensi. Mettete un Rajoy o una May qualunque alla guida dei conservatori e sostituite il premier con un leader più fedele all’ortodossia socialdemocratica e probabilmente ritroveremmo anche nel Belpaese uno scenario simile a quello francese o tedesco: il centro destra contro populisti e la sinistra che resta a guardare.

Il paradosso è che tutto questo avviene in un periodo di crescenti disuguaglianze, di capitalisti ottocenteschi travestiti da vestali della nuova economia (dice niente Foodora?), di monopolisti che usano la globalizzazione per non pagare un euro di tasse, di crisi dello Stato sociale, di giovani bisognosi di qualcuno che ne difenda il futuro. Di fronte a questi temi, a tutti questi temi, non c’è nessuno o quasi, a sinistra, che abbia qualcosa di originale e innovativo da dire. Chi si accorge dei problemi, ha ancora in mano la cassetta degli attrezzi del ’900. E chi è uscito dal ’900 nemmeno se ne accorge, che ci sono problemi. Forse quel che è rimasto della sinistra ha più voti di quelli che merita. Parafrasando lo slogan di Barack Obama per le elezioni del 2012 - una vita fa, ormai - il peggio deve ancora venire.

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