Da Napoleone a Trump, l’arte antica del riposizionamento dei giornali

A ogni cambio politico corrisponde un cambio di rotta. I giornali sono come le navi, e devono seguire, a gonfie vele o di lato, il vento che gira. Lo facevano anche quando a governare c’era lui, Bonaparte

Getty Images 589303438

RADEK MICA / Getty Images

23 Novembre Nov 2016 0841 23 novembre 2016 23 Novembre 2016 - 08:41

Non basta il mea culpa: serve anche il riposizionamento. Pian piano i giornali – la grande stampa americana e, in un certo modo, anche quella degli altri Paesi – cominciano a fare i conti con la realtà: il nuovo presidente è Trump e non si può più trattarlo come prima. Per cui, con un po’ di remi e un po’ di bolina, in silenzio si cambia la rotta. Il vento soffia da un’altra parte e bisogna pur sempre intercettarlo. E così Huffington Post non è più tanto violento.

In maniera sommessa, quasi nascosta, comincia a far trapelare che no, in realtà Trump non è un razzista. Almeno in senso tecnico no:

Eppure a febbraio la pensavano in maniera diversa:

Qui non si accusa nessuno, si registrano solo dei fenomeni. In certi casi le giravolte dei giornali somigliano sempre di più a quelle dei politici, ma questo non deve stupire. Né far gridare al complotto, né spingere qualcuno a stracciarsi le vesti. Il mondo è solo molto complicato.

Nella sola notte elettorale il New York Times si è trovato a dover modificare la propria homepage in modo imprevisto. Dai primi risultati “clintoniani”, ha raccontato ora per ora la rimonta dei repubblicani, la sorpresa negli swing states e, infine, la vittoria. È stato misurato, va detto e riconosciuto (anche se il “triumphs” poteva evitarlo).

Meno misurato fu, a suo tempo (ma si parla di leader di altra caratura), il giornale francese Le Moniteur, fedele alla monarchia restaurata, che si trovò, di giorno in giorno, a raccontare il ritorno, imprevisto e indesiderato, di Napoleone Bonaparte dal confino all’Isola d’Elba: prima i toni magniloquenti e negativi, poi i toni magniloquenti e positivi. Dall’orco al “buon imperatore”:

9 mars. «Le monstre s'est évadé de son lieu d'exil»
(Il mostro è evaso dal suo luogo di esilio)

10 mars. «L'ogre corse a abordé au cap Juan»
(L’orco corso è sbarcato a cap Juan)

11 mars. «Le tigre s'est montré à Gap. Les troupes avancent de tous côtés pour arrêter sa marche. Il achèvera sa misérable aventure en fugitif dans la montagne»
(La tigre si è mostrata a Gap. Le truppe avanzano da tutti i lati per fermare il suo cammino. Concluderà la sua avventura miserabile da fuggitivo tra le montagne)

12 mars. «Le monstre s'est vraiment avancé jusqu'à Grenoble»
(Il mostro ha avanzato fino a Grenoble)

13 mars. «Le tyran est maintenant à Lyon. La terreur a saisi tout le monde à son apparition»
(Il tiranno è ora a Lione. Il terrore ha colto tutti alla sua apparizione)

18 mars. «L'usurpateur s'est risqué à approcher à soixante heures de marche de la capitale»
(L’usurpatore ha osato avvicinarsi fino a 60 ore di marcia dalla capitale)

19 mars. «Bonaparte avance à marches forcées, mais il est impossible qu'il atteigne Paris»
(Bonaparte avanza a marce forzate, ma è impossibile che raggiunga Parigi)

20 mars. «Napoléon arrivera demain sous les murs de Paris»
(Napoleone arriverà domani sotto le mura di Parigi)

21 mars. «L'Empereur Napoléon est à Fontainebleau»
(L’imperatore Napoleone è a Fontainebleau)

22 mars. «Hier soir, S.M. l'Empereur a fait son entrée publique, il est arrivé aux Tuileries. Rien ne peut dépasser la joie universelle»
(Ieri sera sua maestà l’Imperatore ha fatto il suo ingresso pubblico ed è arrivato alle Tuilieries. Niente può superare la gioia universale)

Un riposizionamento repentino e graduale: prima orco, poi Bonaparte, poi Napoleone, poi Imperatore. E poi è tutta gioia universale.

Potrebbe interessarti anche